L'ex direttore dell'Economist cambia idea (per la terza volta) su Berlusconi

Nel 2001 lo aveva definito 'inadatto' a guidare l'Italia. Pochi mesi fa ci aveva ripensato. E ora...

L'ex direttore dell'Economist cambia idea (per la terza volta) su Berlusconi
Luigi Narici / AGF 
 Berlusconi sulla copertina dell'Economist nel 2008

Nel 20091 aveva fatto scrivere sulla copertina del suo settimanale, l'Economist, che Berlusconi era 'unfit' (inadatto) a guidare l'Italia. A gennaio 2018 ci aveva ripensato e aveva visto in lui il salvatore dell'Italia di fronte alla montante marea populista. Ora confessa di averlo sopravvalutato e di aver invece sottostimato la forza della Lega.  “Il risultato del M5S alle elezioni? Mi sarei aspettato anche una percentuale maggiore considerato l’andamento economico insoddisfacente dell’Italia negli ultimi anni, e le contemporanee difficoltà di Renzi. Per cui credo che loro stessi debbano chiedersi: perché non abbiamo fatto anche meglio?” commenta Bill Emmott ad AGI.

L’ex direttore dell’Economist - in questi giorni al Festival internazionale del giornalismo di Perugia - dice però di essere sorpreso per il risultato della Lega. “Non mi aspettavo che andassero così bene alle elezioni, forse ho sopravvalutato la mitologia di Berlusconi e sottovalutato l’effetto di posizioni anti-migranti. Berlusconi è stato ridimensionato ma non è ancora uscito dai giochi, mantiene ancora molto potere e capacità d’influenza. Mentre penso che Renzi debba fare un passo di lato, perché è una figura che crea troppe divisioni e il rischio è di far sparire il centrosinistra. Sicuramente l’Europa ha una parte di responsabilità nel risultato elettorale italiano perché è stata troppo assente sulla questione dei migranti, mentre dovrebbe fare di più, e aiutare di più gli Stati che stanno in prima linea. D’altra parte il futuro della guerra in Siria e la stabilizzazione della Libia sembrano essere fuori dal controllo dell’Europa”. Nel mentre, a livello globale, commenta ancora Emmott, “stiamo andando molto probabilmente verso una guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina che avrà conseguenze negative sull’economia mondiale.



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