AGI - Fondato nel 1997 a San Filippo del Mela (Messina), il Centro Ricerche Sud di Eni Industrial Evolution ha operato inizialmente come polo di supporto tecnico per la raffinazione convenzionale. Negli anni, il cambiamento degli scenari energetici globali ha spinto il centro a evolversi e rinnovarsi in profondità, passando dall'ottimizzazione dei processi convenzionali alla sperimentazione di nuovi biocarburanti come l'HVO (Hydrogenated Vegetable Oil, olio vegetale idrogenato) e il SAF -biojet (Sustainable Aviation Fuel, carburante sostenibile per l’aviazione).
Questo cambiamento è una risposta concreta alle sfide del mercato energetico: in un settore orientato alla neutralità carbonica, la capacità di anticipare i comportamenti dei processi industriali attraverso la simulazione in impianto pilota diventa un elemento decisivo. La missione del Centro Ricerche Sud è quella di essere un punto di incontro tra ricerca e applicazione industriale, accelerando il passaggio dall'idea innovativa al mercato, attraverso competenza, professionalità e integrazione.
Ne parliamo nella puntata dei podcast di AGI (registrazione antecedente la data dell’1 luglio 2026) in collaborazione con Eni insieme agli ospiti di Eni Industrial Evolution: Davide Sebastiano Lupica, responsabile Tecnologia Industriale Integrata e Soluzioni Tecnologiche e Marilena Di Salvo, responsabile dei laboratori.
Impianti pilota: il "campo prova" dove l'idea diventa industria
Il nucleo operativo del Centro Ricerche Sud di Eni Industrial Evolution è costituito dai suoi impianti pilota, progettati per riprodurre fedelmente le condizioni fisiche e chimiche dei grandi impianti industriali in formato ridotto. La riproduzione accurata delle condizioni operative permette di testare e validare l'efficacia di nuovi processi, nuovi catalizzatori e materie prime, prima della loro applicazione su scala industriale.
Secondo Davide Sebastiano Lupica, responsabile Tecnologia Industriale Integrata e Soluzioni Tecnologiche di Eni Industrial Evolution: "Il Centro Ricerche Sud è passato dall'essere un luogo dove si studiavano principalmente i processi del presente a un luogo dove si sperimentano le soluzioni che potranno abilitare l'industria del futuro".
Il valore di questa attività sta anche nell’accelerare l’innovazione riducendone i rischi: testare una tecnologia in scala ridotta permette infatti di identificare e risolvere eventuali problemi prima di passare all’applicazione industriale.
Le capacità tecniche del centro permettono di “simulare” vari processi industriali presenti nelle raffinerie convenzionali e nelle bioraffinerie, tra cui le unità Hydrocracking e Hydrotreating che operano in condizioni di alta pressione e temperatura simili a quelle dei grandi impianti, per testare il processo di produzione e la qualità dei nuovi carburanti.
In generale il Centro Ricerche è altamente specializzato nella valutazione e ottimizzazione della performance legata a cariche fossili e bio-feedstocks, catalizzatori e parametri operativi. Negli anni ha contribuito a risultati di eccellenza riconosciuti anche a livello internazionale, facendo parte del gruppo vincitore dell’Eni Award 2025, conferito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per lo sviluppo di un innovativo processo di produzione di bio-benzina ad alte prestazioni.
Nel suo complesso, questa infrastruttura fornisce dati e risultati molto affidabili a supporto della gestione dei processi, ma anche dello sviluppo industriale di soluzioni innovative che possono contribuire a plasmare lo scenario energetico del futuro.
Dagli oli esausti ai biocarburanti: HVO, SAF e il processo Ecofining
La bioraffinazione richiede una revisione profonda delle competenze ingegneristiche e chimiche tradizionali. In sostanza, una bioraffineria è un impianto che utilizza materie prime rinnovabili anziché fonti fossili: oli vegetali, oli esausti da cucina e grassi residui per produrre biocarburanti con un impatto ambientale ridotto nel corso del loro ciclo di vita. Il Centro è costantemente impegnato nella validazione di tecnologie sempre migliori che permettano questo utilizzo di materie prime biologiche, come ad esempio gli UCO (Used Cooking Oil, oli alimentari esausti) e i grassi residui.
Un caso concreto è rappresentato dallo sviluppo della tecnologia Ecofining, frutto della collaborazione tra Eni e Honeywell UOP. Attraverso simulazioni su scala pilota, il centro ha reso possibile la produzione di HVO puro, un carburante idrogenato che riduce in modo significativo le emissioni di gas serra. Parallelamente, i test di alimentazione combinata (co-feeding) effettuati a Milazzo sono stati propedeutici alla produzione di SAF presso la raffineria di Taranto, validando l'integrazione di oli vegetali negli impianti convenzionali.
Inoltre, l’impiego di micro-reattori risulta determinante per lo screening dei catalizzatori in tempi molto ridotti. Rispetto ai più complessi impianti pilota, questi sistemi permettono di testare rapidamente le variabili chimiche nei processi di deossigenazione e isomerizzazione – ovvero le trasformazioni chimiche che convertono gli oli vegetali in carburante – garantendo che solo le soluzioni più efficaci arrivino alla fase di produzione industriale.
Rigore e affidabilità: il metodo scientifico oltre le certificazioni
L'affidabilità del dato è il prodotto principale del Centro Ricerche Sud di Eni Industrial Evolution. In un contesto regolatorio sempre più attento, la certificazione non è una formalità, ma uno strumento concreto di miglioramento e di credibilità sui mercati internazionali. Il laboratorio del centro, accreditato ACCREDIA (ISO/IEC 17025 - No. 0785 Sede E) dal 2007 e certificato (ISO 9001) dal 2015, fornisce supporto analitico per lo scambio delle quote di emissione e la verifica della qualità dei biocarburanti.
L'accreditamento è stato inoltre esteso alle analisi dei test condotti sugli impianti pilota, assicurando che i risultati siano dimostrabili e riproducibili. Tale rigore è completato dai sistemi di gestione ISO 14001 (ambiente) e ISO 45001 (sicurezza), che insieme costruiscono un sistema di gestione orientato alla prevenzione dei rischi e alla qualità del lavoro.
Marilena Di Salvo, responsabile dei laboratori di Eni Industrial Evolution, sottolinea l'importanza di questo approccio: "Io sono una fan dei sistemi di gestione perché ci permettono di migliorare costantemente. Sono strumenti a supporto degli aspetti da applicare e monitorare, non semplici 'bollini' da mostrare". Questo metodo scientifico garantisce che le innovazioni sviluppate a Milazzo abbiano la solidità necessaria per essere adottate su scala industriale a livello internazionale.
Radici siciliane: la ricerca come motore di crescita territoriale
La presenza del Centro Ricerche Sud di Eni Industrial Evolution a San Filippo del Mela genera un impatto che va oltre la ricerca tecnologica. Il centro attrae talenti e competenze qualificate, e contribuisce a posizionare la Sicilia come polo di innovazione nel settore energetico.
La collaborazione con università, scuole e centri di ricerca internazionali trasforma il rigore metodologico del centro in risorse per il territorio. Attraverso il dialogo tra industria e mondo accademico, il Centro favorisce la nascita di professioni legate alla transizione energetica, contribuendo affinché l’innovazione e lo sviluppo tecnologico siano anche presupposti e “catalizzatori” di crescita insieme alla comunità locale.
L'innovazione come responsabilità condivisa
L'attività del Centro di Milazzo è una ulteriore testimonianza di come la transizione energetica non sia un processo astratto, ma il risultato di attività concrete e meticolose di ricerca, simulazione, validazione e grande rigore scientifico. Combinando la flessibilità degli impianti pilota con la precisione del metodo accreditato e con la competenza delle persone, il Centro Ricerche Sud di Eni Industrial Evolution è espressione di collaborazione, flessibilità e integrazione, riducendo le distanze tra l'innovazione tecnologica e l'applicazione industriale su larga scala.
Il modello di Milazzo, capace di integrare le proprie competenze con il valore della tecnologia e con il rigore di standard internazionali riconosciuti, mostra che quando c’è voglia di mettersi in gioco e “continuare ad imparare”, anche i poli industriali tradizionali possono trasformarsi in punti di riferimento per la sostenibilità energetica. In definitiva, il CRS dimostra che il futuro della bioraffinazione e, più in generale, del settore energetico, nasce dall'incontro tra persone, tecnologia e territorio, lavorando insieme per cambiare il modo in cui produciamo energia.
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