Innovazione nella Silicon Savannah: Joule sostiene le startup africane
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Innovazione nella Silicon Savannah: Joule sostiene le startup africane

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La Silicon Savannah, la savana digitale del fiorente panorama innovativo del Kenya, cresce e vuole affermarsi dimostrando così di essere un ecosistema in cui c’è spazio e mercato per nuove idee. Soprattutto da Nairobi le collaborazioni si estendono anche alle nazioni vicine, allargando il potenziale di business: un esempio è Kampala, capitale dell’Uganda, che è tra le città protagoniste di progetti innovativi.

Ed è proprio da qui che è partito il progetto di Startup Africa Roadtrip, con il supporto di Joule, la scuola di Eni per l’impresa, che insieme hanno realizzato un percorso di formazione per 21 startup ugandesi con lo scopo di contribuire a creare un legame duraturo di collaborazione e scambio tra l’ecosistema dell’innovazione dei due Paesi.Alla fine sono state scelte quattro aziende che a maggio raggiungeranno l’Italia per incontrare potenziali sponsor e partner alla Milano Digital Week.

Startup Africa Roadtrip è un’iniziativa non profit fondata da Andrea Censoni e Lorenzo D’Amelio nel 2017 quando hanno identificato l’Africa, in particolare quella porzione di continente tra Rwanda, Kenya, Uganda e Tanzania, come un terreno fertile per una crescita dell’ecosistema di startup e innovazione locale. Dopo la prima esperienza nel 2017, lo scorso novembre è stata scelta la capitale ugandese, Kampala, per la nuova edizione del bootcamp “Next Generation Africa”, dove i volontari dell’associazione BeEntrepreneurs APS hanno affiancato i migliori progetti di impresa precedentemente selezionati tra diverse aree: ambiente, salute, fintech, education, agribusiness e turismo. L’obiettivo è stato quello di contribuire a generare nuove imprese trasmettendo gli strumenti necessari ai giovani imprenditori locali per ottimizzare il lancio della propria startup, rendendola appetibile anche per il mercato internazionale ed europeo, attraendo investitori e partner.

La startup che si è aggiudicata il primo posto è Kimuli Fashionability lanciata da Juliet Namujju, sarta di 25 anni, giovane imprenditrice ugandese che è riuscita a coniugare il tema del riciclaggio dei rifiuti di plastica con il sostegno di 102 collaboratori con disabilità. Partendo dal riciclaggio di sacchi di zucchero e di cemento si producono gli indumenti e gli accessori di Kimuli: un perfetto esempio di economia circolare applicata al settore della moda. E con la pandemia di Covid-19 sono state prodotte anche mascherine ottenute dai sacchetti di plastica trasparente e con i colori vivaci tipici dei tessuti venduti nei mercati di Kampala. Un’ottima idea per poter leggere le labbra e comunicare senza barriere per le persone affette da mutismo. Insieme a Zahara Nabirye e Sonia Namuwasira, rispettivamente responsabili della contabilità e del marketing, Juliet punta a superare i confini ugandesi per raggiungere altri mercati in Africa ed Europa: “Siamo davvero grati per questa opportunità, ringraziamo mentor e facilitatori che ci hanno dato questo supporto, era la prima volta che organizzavamo una presentazione di tre minuti in questo modo, è stata una grande esperienza per noi e partiremo da qua per rilanciare il nostro brand fashion”.

Gli altri tre progetti che verranno presentati in Italia a maggio sono la seconda classificata Phy2App, un’app per semplificare le transazioni tra i produttori agricoli locali ed i potenziali clienti finali, senza passare per intermediari e con una dettagliata descrizione dei prodotti; la terza classificata Zofi Cash, una piattaforma di pagamenti online che permette ai lavoratori dipendenti di ottenere un anticipo sullo stipendio mensile: una necessità molto diffusa in Uganda; il premio speciale per la sostenibilità Marula Proteen, che trasforma i rifiuti organici di Kampala in fertilizzante ad alto valore nutritivo grazie all’azione di un particolare tipo di mosche.

“Siamo molto contenti di sostenere Startup Africa Roadtrip perché il nostro obiettivo è supportare gli ecosistemi dell’innovazione ovunque Eni sia presente con le proprie attività - ha detto Domenica Surace, referente delle attività di Monitoraggio e Reporting di Joule, la scuola di Eni per l'impresa -. L’Africa è il continente in cui abbiamo mosso i primi passi fuori dall’Italia nel 1954 e dove trovano spazio i capisaldi del nostro modello di business, fondato sull’approccio dual flag introdotto da Enrico Mattei e oggi riflesso nei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Oggi, con quasi il 70% della popolazione sotto i 30 anni, l'Africa sta assumendo un ruolo sempre più strategico nel contesto internazionale ed è per noi un onore e un dovere dare impulso al percorso africano verso l'innovazione sostenibile promuovendo lo sviluppo dell'imprenditorialità locale e la creazione di filiere sostenibili”.

Scopri Joule, la scuola Eni per l’impresa