In principio fu l’olio di arachidi. All’esposizione universale di Parigi del 1900, Rudolph Diesel, presentò la prima versione di quello che sarebbe diventato il moderno motore a scoppio, alimentato, appunto, a olio vegetale. L’inventore tedesco a questo proposito dichiarò profeticamente che: "L’uso degli oli vegetali come carburanti per i motori può sembrare insignificante oggi, ma tali oli nel corso del tempo possono diventare altrettanto importanti quanto il petrolio e il carbone; la forza motrice potrà essere ottenuta col calore del Sole anche quando le riserve dei combustibili liquidi e solidi saranno esaurite". Erano i primi anni del XX secolo e da allora l’utilizzo di oli vegetali come combustibili venne soppiantato dai derivati del petrolio ma negli ultimi anni l’esigenza di abbattere le emissioni nocive per l’atmosfera lo ha riportato in auge.
I biocarburanti avanzati sono infatti uno degli strumenti strategici per contribuire alla riduzione delle emissioni di CO2 nel settore dei trasporti, ponendo però altre problematiche, legate soprattutto all’impatto che le coltivazioni delle specie vegetali utili alla produzione di biocarburanti possono avere in particolare sul consumo di suolo agricolo. Per questo Eni sta sviluppando una filiera sostenibile per la produzione di biocarburanti che valorizza i terreni marginali e altrimenti improduttivi, attraverso la diffusione e l’utilizzo di colture che si integrano con quelle agricole e alimentari, creando opportunità professionali e generando entrate dirette per gli agricoltori.
In quest’ottica il Cane a sei zampe ha sottoscritto un’alleanza con Gruppo BF per lo sviluppo di progetti di ricerca e produzione agricola sostenibile per la bioraffinazione.
Attraverso una joint-venture paritetica (50% Eni, 50% BF) verranno sviluppati progetti di ricerca e sperimentazione agricola di sementi di piante oleaginose da utilizzare come feedstock nelle bioraffinerie Eni, volti in particolare a valutare la replicabilità delle produzioni in Italia nei paesi esteri in cui è presente Eni, in particolare in Africa. L’individuazione delle specie vegetali più idonee seguirà i criteri di sostenibilità definiti nella Direttiva Europea sulle energie rinnovabili, promuovendo la coltivazione sostenibile, proteggendo i suoli e non sottraendo terreni destinabili alla produzione di colture per l’alimentazione, favorendo quindi lo sviluppo economico sostenibile di terreni marginali in Italia e all’estero.
S’inquadrano in questo percorso le due iniziative di Eni in Angola e in Benin. La prima è un protocollo d’intesa per lo sviluppo congiunto del settore degli agro-biocarburanti nel Paese firmato da Eni Angola, ANPG e Sonangol, in occasione dell'incontro tra il Presidente della Repubblica dell'Angola João Gonçalves Lourenço e l’AD di Eni Claudio Descalzi.
Nell'ambito dell’intesa, Eni, ANPG e Sonangol avvieranno un percorso di decarbonizzazione per il Paese attraverso un approccio di economia circolare, tramite lo sviluppo di coltivazioni a basso ILUC (Indirect Land-Use Change, tasso di cambiamento della destinazione dei terreni), come il ricino su terreni degradati e le colture intercalari in rotazione con i cereali.
Inoltre le parti valuteranno anche opportunità di business nei settori della raccolta dei rifiuti, con lo scopo di valorizzare la frazione organica, e della bioraffinazione.
In Benin, Descalzi e il Presidente del Paese, Patrice Talon, hanno discusso di progetti per la filiera agro-industriale, incentrati sulla valorizzazione degli scarti agricoli e la produzione di oleaginose non in contrasto con la filiera alimentare, per utilizzo nella bioraffinazione, nei quali il Benin potrebbe giocare un ruolo importante essendo un Paese a forte vocazione agricola.
Lo stato africano è infatti leader nell’Africa Occidentale per la produzione di cotone, i cui sottoprodotti possono essere valorizzati come carica per le bioraffinerie, promuovendo un reale e concreto esempio di economia circolare. L’iniziativa permetterebbe di creare una forte sinergia lungo tutta la catena del valore con importanti ricadute di natura economica e occupazionale sia per gli agricoltori sia per i cotonifici.
Le iniziative di Eni si inquadrano nell’evoluzione del modello di business verso la creazione di valore per tutti gli stakeholder nel lungo termine, combinando sostenibilità economico finanziaria e ambientale, mirando a raggiungere la completa neutralità carbonica entro il 2050. Sforzo questo che include la bioraffinazione quale elemento strategico, con il previsto raddoppio della capacità produttiva a circa 2 milioni di tonnellate entro il 2024 e un ulteriore aumento fino a 5/6 milioni di tonnellate entro il 2050.
Ascolta il podcast di AGI: in questa puntata si parla di produzione di biocarburanti da coltivazioni non in competizione con la filiera alimentare e dei nuovi accordi in Africa con Federico Maria Grati, Head of Agroenergy Services di Eni.