AGI - Una piazza monumentale con fontana e colonne, tombe di esponenti della comunità cristiana, mosaici con iscrizioni dell'epoca vandala e una statua in marmo greco con tracce di policromia. Sono alcune delle scoperte emerse dall’ultima campagna archeologica a Numluli, antica città romana identificata con il sito di Henchir Matria, nel governatorato tunisino nord-occidentale di Béja, dove una missione congiunta tunisino-italiana sta ricostruendo le trasformazioni urbanistiche, religiose ed economiche del Nord Africa tra il II e il VI secolo dopo Cristo.
Le indagini, condotte dall'Istituto nazionale del patrimonio (Inp) tunisino e dall'Università degli Studi di Sassari, si sono svolte nell'ambito di una scuola estiva di archeologia che ha coinvolto circa 40 partecipanti, compresi gli operai reclutati sul posto. Il progetto si è concentrato su due aree centrali della città: il Capitolium, tempio dedicato alla Triade capitolina e costruito nel 170 d.C. sotto l'imperatore Marco Aurelio, e una basilica cristiana edificata intorno alla metà del V secolo, durante il dominio vandalo.
Nell'area del Capitolium, gli archeologi hanno riportato alla luce il pavimento della piazza pubblica antistante il tempio, insieme a una fontana, colonne, capitelli, decorazioni geometriche e frammenti scultorei. Le nuove evidenze, appena pubblicate dall’Inp e dall’ateneo italiano, permettono di ricollocare il santuario nel suo contesto urbano e di approfondire i rapporti tra il foro, gli edifici pubblici e le istituzioni locali.
Il ruolo delle élite nell'investimento in opere pubbliche
Le iscrizioni attribuiscono la costruzione del tempio a esponenti della famiglia dei Memmii, testimonianza del ruolo delle élite nell'investimento in opere pubbliche come strumento di prestigio e integrazione politica nell'Impero romano.
Numluli disponeva inoltre di infrastrutture idriche alimentate dalla sorgente di Ain Matria, con un acquedotto, cisterne, bacini e sistemi di raccolta. Le testimonianze epigrafiche ricordano anche una struttura per misurare il tempo, probabilmente una meridiana pubblica, oltre a distribuzioni di alimenti e olio, spettacoli e attività ginniche. Elementi che restituiscono l'immagine di un centro dotato di servizi e spazi collettivi, sostenuti anche dalle donazioni private.
Di particolare interesse la statua in marmo greco policromo, alta circa 55 centimetri, raffigurante un giovane pastore accompagnato da una pecora e da un agnello, con una piccola figura di Eros. Gli archeologi hanno individuato tracce di pigmenti sui calzari, sul vello degli animali e sulle ali della figura mitologica.
Una basilica costruita nell'area di una necropoli
Nel settore cristiano, gli scavi hanno interessato una basilica costruita nell'area di una necropoli. Sono emerse tombe attribuite a membri di rilievo della comunità, strutture murarie, pannelli musivi con iscrizioni dedicatorie e grandi recipienti infissi nel terreno, probabilmente utilizzati per conservare provviste.
Le iscrizioni, che comprendono riferimenti ai sovrani vandali, offrono nuovi elementi per studiare i rapporti tra autorità politica, religione e società nell'Africa settentrionale del V secolo.
I Vandali conquistarono Cartagine nel 439 e governarono la regione fino alla riconquista bizantina del 533-534.
Le evidenze di Numluli mostrano come il passaggio dal mondo romano alla società cristiana e all'età vandala non abbia comportato una sostituzione immediata delle strutture precedenti, ma un processo graduale di riutilizzo e adattamento degli spazi urbani.
Il progetto, selezionato tra gli 11 vincitori dell'Expandere Conscientiae Lumen Grant, promosso attraverso la piattaforma Ancient Rome Live dell'American Institute for Roman Culture, integra archeologia, epigrafia e studio del territorio.
Oltre al valore scientifico, la scuola estiva punta alla formazione di giovani archeologi tunisini e italiani attraverso la partecipazione diretta agli scavi. La conservazione del tessuto urbano rende Numluli un osservatorio privilegiato per comprendere l'evoluzione delle città dell'Africa romana e il loro ruolo nelle reti politiche, economiche e culturali del Mediterraneo.