AGI - Il Marocco prepara una delle trasformazioni ferroviarie più ambiziose del continente africano e, a quattro anni dai Mondiali del 2030, la competizione industriale è già iniziata. Con un programma da circa 87 miliardi di dirham, quasi 8 miliardi di euro, Rabat vuole prolungare l'alta velocità fino a Marrakech, creare nuove reti express nelle principali aree metropolitane, modernizzare le infrastrutture esistenti e acquistare 168 treni.
L'Italia prova ora a posizionarsi su questo mercato non soltanto come fornitore, ma come partner industriale di un Paese che punta a trattenere sul proprio territorio una quota crescente del valore generato dagli investimenti. È questo il senso della missione italiana che si conclude a Casablanca dopo diversi giorni di incontri tra imprese, autorità e operatori marocchini.
La missione italiana a Casablanca
La delegazione copre quasi l'intera filiera ferroviaria: segnalamento, telecomunicazioni, elettrificazione, ingegneria, materiale rotabile, componentistica, costruzioni e cablaggi. Sono stati programmati circa 350 incontri d'affari, ai quali si sono aggiunte visite tecniche alle principali infrastrutture di Casablanca e Rabat. Il calendario marocchino è accelerato dal 2030, ma la strategia va ben oltre il calcio.
L'Office national des chemins de fer punta a portare la rete ad alta velocità oltre i 1.300 chilometri e quella convenzionale a circa 3.800, aumentando da 23 a 43 il numero delle città servite.
La linea Kénitra-Marrakech sarà lunga circa 430 chilometri
La futura linea Kénitra-Marrakech, lunga circa 430 chilometri, collegherà cinque regioni che rappresentano quasi il 59 per cento della popolazione. La vera svolta riguarda però la politica industriale. Rabat vuole costruire una filiera ferroviaria nazionale, capace nel tempo di produrre materiale rotabile per il mercato interno e, in prospettiva, anche per l'export. Per le imprese straniere questo significa che le future commesse non si giocheranno soltanto su prezzo e tecnologia: produzione locale, manutenzione, subfornitura, formazione e trasferimento di competenze diventano elementi decisivi. È proprio su questo terreno che l'Italia cerca di valorizzare il proprio sistema industriale.
L'obiettivo dichiarato non è moltiplicare vendite occasionali, ma entrare nelle catene produttive locali. Le competenze italiane coprono un ventaglio ampio: dall'ingegneria al segnalamento, dall'elettrificazione alla componentistica, fino ai sistemi di sicurezza e alla costruzione.
La concorrenza sarà però intensa. Gruppi europei, asiatici e nordamericani sono già presenti o cercano spazio, soprattutto sul contratto per i 168 treni, uno dei capitoli più rilevanti del programma.
Jsw Steel Italy Piombino si è aggiudicata una commessa da circa 14 milioni di euro
L'Italia ha comunque già ottenuto un primo risultato concreto. Ad agosto, Jsw Steel Italy Piombino si è aggiudicata una commessa da circa 14 milioni di euro per la fornitura di rotaie destinate, tra l'altro, al collegamento con Nador West Med, alla futura connessione ferroviaria dell'aeroporto di Tangeri e ad alcuni lavori ad Aïn Dalia.
Proprio Nador sintetizza la nuova logica marocchina: il ferro non serve più soltanto a spostare passeggeri, ma a collegare porti, logistica e industria. Per le aziende italiane, la partita del 2030 si giocherà quindi meno sulla singola commessa e più sulla capacità di entrare stabilmente nell'ecosistema ferroviario che il Marocco sta costruendo