AGI - A Bengasi, la ricostruzione non passa soltanto dalle grandi infrastrutture. Riguarda anche il centro storico, dove una missione italiana sta lavorando su nove edifici simbolici — cinque da ricostruire e quattro da restaurare — nell’ambito di un programma più ampio di riqualificazione urbana.
La presenza italiana assume qui un significato particolare: una parte importante del patrimonio interessato risale ai primi decenni del Novecento, quando la città conobbe una profonda trasformazione durante il periodo coloniale italiano.
Nel corso della seconda giornata dei sopralluoghi, la delegazione selezionata dalla Camera di commercio italo-libica e da Assorestauro è stata affiancata da circa venti tecnici dello studio di progettazione del Fondo per lo sviluppo e la ricostruzione della Libia.
Le visite hanno interessato in particolare Omar al Mukhtar Street, uno degli assi principali della vecchia Bengasi, ma anche quartieri residenziali e commerciali, mercati alimentari e tessili, aree legate al commercio dei preziosi, moschee, il faro e il municipio, dove sono ancora conservati gli ambienti utilizzati da Benito Mussolini durante le sue visite in Libia.
Old Town e Al Sabri rientrano in un intervento ampio che coinvolge edifici storici, spazi pubblici e assi viari
Il programma, tuttavia, va ben oltre il restauro di singoli monumenti. Le aree di Old Town e Al Sabri rientrano in un intervento più ampio che coinvolge edifici storici, spazi pubblici e assi viari. Alla missione partecipano otto studi professionali italiani insieme a imprese specializzate in ingegneria, costruzioni e restauro. Tra le aziende coinvolte figurano Renco, Pasqualucci e Piacenti.
Nei giorni precedenti, i sopralluoghi avevano già riguardato alcuni edifici considerati prioritari: l’ex sede della Banca d’Italia, il vecchio ufficio postale di Bengasi, la Cassa di risparmio, Palazzo Al Manar e l’ex sede del Consiglio legislativo della Cirenaica.
Tra gli interventi la Cattedrale di Bengasi e l'ex Albergo Italia
Altri siti comprendono la Cattedrale di Bengasi, l’Istituto delle suore d’Ivrea, il Teatro Berenice e l’ex Albergo Italia. Nel loro insieme, questi edifici raccontano la storia stratificata della città. Il centro storico di Bengasi sovrappone un tessuto arabo e ottomano alle trasformazioni urbanistiche realizzate durante il periodo coloniale italiano, soprattutto negli anni Venti e Trenta.
L’area fu già duramente colpita durante la Seconda guerra mondiale e subì nuove distruzioni nel corso dei combattimenti che hanno accompagnato la crisi libica. Nel 2022, il centro storico è stato inserito dal World Monuments Fund tra i siti del proprio programma internazionale di salvaguardia.
Per la delegazione italiana, la fase attuale serve ora a passare dai sopralluoghi alla definizione dei progetti. Il presidente della Camera, Nicola Colicchi, e il direttore generale Francesco Muraca hanno incontrato i responsabili tecnici del Fondo per discutere soluzioni progettuali, costi e tempistiche.
La presenza dei tecnici libici durante le visite punta a costruire fin dall’inizio un metodo di lavoro congiunto. Non si tratta ancora, però, di lavori assegnati alle imprese italiane. La missione rientra nelle procedure preparatorie avviate dalle autorità di Bengasi prima della presentazione delle proposte tecniche ed economiche. Per l’Italia, l’opportunità consiste proprio nel presentarsi non soltanto con imprese in grado di costruire, ma con una filiera integrata che unisce progettazione, conservazione del patrimonio e realizzazione delle opere. In un mercato della ricostruzione libica sempre più affollato di operatori stranieri, il centro storico di Bengasi offre alle imprese italiane un terreno nel quale l’esperienza nel restauro può diventare un elemento distintivo.