AGI - Dal Niger all’Uganda, passando per il Sud Sudan, progetti realizzati in diversi Paesi africani dimostrano che la disabilità può smettere di essere una barriera e diventare un fattore di partecipazione e autonomia. È uno dei messaggi emersi dal panel “Oltre l’ostacolo. Donne che cambiano l’Africa”, organizzato al Meeting di Rimini in collaborazione con CBM Italia.
L’incontro ha messo in evidenza il legame tra disabilità, povertà e disuguaglianze di genere, che ancora oggi limitano per molte persone l’accesso all’istruzione, alla salute, al lavoro e all’autonomia.
Secondo i dati presentati durante il panel, una persona su sei nel mondo vive con una disabilità e l’80 per cento risiede in Paesi a basso o medio reddito.
Un progetto della CBM Italia in Niger
In Niger, nella regione di Zinder, un progetto di CBM Italia e dei suoi partner ha permesso di formare 1.000 donne, realizzare 90 orti familiari e migliorare l’accesso all’acqua potabile per oltre 3.100 persone. L’iniziativa ha inoltre contribuito a ridurre l’insicurezza alimentare tra i beneficiari, passata dal 13 all’8,1 per cento.
Nel Sud Sudan rafforzate le competenze mediche locali
In Sud Sudan, l’attenzione si è concentrata sul rafforzamento delle competenze mediche locali. Il percorso di Graziella, prima anestesista pediatrica del Paese, ha contribuito a potenziare la capacità delle strutture sanitarie sudsudanesi di assistere i bambini che necessitano di interventi chirurgici. In precedenza, alcuni pazienti erano costretti a percorrere centinaia di chilometri per raggiungere strutture sanitarie in Uganda.
Il Paese est africano è stato rappresentato dalla testimonianza di Olive Namutebi, nata con l’albinismo e oggi attivista per l’inclusione delle persone con disabilità.
Vittima di discriminazioni durante l’infanzia, ha fondato l’organizzazione Albinism Umbrella, impegnata nei settori della salute, dell’istruzione e della tutela dei diritti delle persone con albinismo. La sua attività ha inoltre contribuito al riconoscimento dell’albinismo come disabilità da parte delle autorità ugandesi.
Fornire alle persone con disabilità gli strumenti per partecipare alla vita delle proprie comunità
Per i partecipanti, queste esperienze mostrano i limiti di un approccio basato esclusivamente sull’assistenza. La sfida è fornire alle persone con disabilità gli strumenti necessari per esercitare i propri diritti e partecipare pienamente alla vita delle proprie comunità.
Massimo Maggio, direttore di CBM Italia ETS, ha sottolineato il circolo vizioso che spesso lega povertà e disabilità nei contesti più fragili. Francesca Romana Trisciuzzi, Focal Point Disabilità dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, ha invece evidenziato la necessità di passare dall’uguaglianza formale a opportunità concrete di studiare, lavorare e compiere autonomamente le proprie scelte.
Il panel, al quale hanno partecipato anche la conduttrice televisiva Filippa Lagerbäck e l’attivista Olive Namutebi, ha quindi promosso un approccio fondato su autonomia e partecipazione, in particolare per le donne. L’obiettivo, secondo gli intervenuti, è non considerare più le donne con disabilità come semplici beneficiarie dell’assistenza, ma come protagoniste dello sviluppo e del cambiamento nelle proprie comunità.