AGI - L'Italia è rimasta in Niger dopo il colpo di Stato del 2023 per un preciso interesse strategico, ma anche grazie a un approccio "ibrido" che unisce alle competenze della Farnesina quelle dell'Arma dei Carabinieri: un modello capace di integrare diplomazia e sicurezza che viene percepito dalle autorità al potere come "agile, non invasivo e non ingombrante" rispetto a quello adottato da altri partner internazionali.
L'analisi è frutto dell'esperienza dell'ambasciatore d'Italia in Niger, Roberto Orlando, in carica dal 25 settembre 2023, circa due mesi dopo l'azione di forza che nel Paese saheliano portò al potere la giunta militare guidata dal generale Abdouramahne Omar Tchiani.
Orlando è intervenuto il 22 luglio a Roma all'evento conclusivo dell'iniziativa "L'Arma dei Carabinieri incontra la diplomazia", promosso dal ministero degli Esteri e dedicato nello specifico al tema "La lotta ai traffici illeciti. Sfide internazionali e buone pratiche di collaborazione del Sistema Italia". "In una piccola ambasciata come la mia", dove collaborano undici Carabinieri, "ho potuto constatare quanto diplomazia e sicurezza siano fondamentali nel Sistema Italia", ha dichiarato l'ambasciatore, che ha sottolineato il valore della collaborazione fra le due istituzioni nella gestione della presenza italiana a Niamey.
Un interesse strategico ben definito
Orlando ha ricordato che la decisione di restare in Niger è stata dettata da un interesse strategico ben definito. Dopo il colpo di Stato del luglio 2023, infatti, Roma ha scelto di non ritirare la propria presenza dal Niger innanzitutto perché "è il principale Paese di transito dei flussi migratori verso l'Italia", un Paese per noi "di seconda frontiera", da cui ci separa solo la Libia", ha ricordato.
Tuttavia, ha proseguito, la scelta è stata resa possibile anche da un approccio che Orlando ha definito "agile, non invasivo e non ingombrante" rispetto a quello adottato da altre forze internazionali. L'azione golpista dei militari ha determinato una riconfigurazione delle forze internazionali presenti in Niger. La giunta ha "espulso le forze francesi, la Germania ha scelto di ritirarsi, noi no. L'Italia ha deciso di restare" e oggi continua a operare proprio "per l'assenza di segreti", ha osservato l'ambasciatore.
Perché l'Italia riesce a restare
"La nostra agenda è quella dichiarata ed è condivisa con le autorità nigerine", ha sottolineato Orlando. Secondo l'ambasciatore, uno degli elementi che hanno consentito all'Italia di consolidare la propria posizione nel Paese è inoltre "un ottimo coordinamento fra Carabinieri e diplomazia".
"L'esperienza maturata è un patrimonio prezioso", ha detto, osservando che oggi l'Italia è considerata "un interlocutore privilegiato" e la missione bilaterale di supporto nella Repubblica del Niger (Misin) "moltiplica la capacità di azione e la visibilità" del nostro Paese.
Parola d'ordine: "contaminazione"
Sul valore di questa collaborazione istituzionale si è soffermata anche la vice segretaria generale e direttrice politica del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Cecilia Piccioni. Nel suo intervento l'alta funzionaria ha definito la crisi nigerina una delle principali occasioni per verificare sul campo "la contaminazione" tra le competenze della diplomazia e quelle dell'Arma dei Carabinieri.
"Mi piace chiamarla così", ha detto, ricordando in particolare il ruolo svolto durante il colpo di Stato del luglio 2023 dall'allora colonnello dei Carabinieri Mauro Conte, oggi generale, rappresentante dell'ambasciata d'Italia a Niamey. "È l'uomo che ha garantito la transizione e l'incolumità dei nostri cittadini in loco", ha affermato, sottolineando che inoltre grazie alla sua azione "la nostra ambasciata è rimasta operativa nonostante tutto".
Secondo la direttrice politica della Farnesina, il generale Conte ha rappresentato un esempio unico di collaborazione tra istituzioni, incarnando un modello in cui sicurezza e diplomazia operano in modo integrato. Conte è stato infatti "l'unico uomo che ha rappresentato due istituzioni, la diplomazia e i Carabinieri", ha concluso Piccioni.
L'omaggio di Tajani all'Arma
In apertura dei lavori è intervenuto anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ha voluto rendere omaggio al ruolo svolto dall'Arma dei Carabinieri, definendo gli ufficiali non "i nemici del popolo" ma, al contrario, i loro "guardiani". "Voi siete gli eredi di Salvo d'Acquisto, che ha messo davanti a qualsiasi altra cosa la propria vita: è un esempio che va sempre presentato a chi non comprende cosa può fare un carabiniere", ha detto rivolgendosi ai militari presenti alla Farnesina.
Tajani ha inoltre sottolineato che "il miglior riconoscimento morale al vostro lavoro è l'apprezzamento e la stima del popolo italiano nei vostri confronti", richiamando le classifiche che vedono l'Arma ai primi posti nel gradimento degli italiani tra le forze dell'ordine.