AGI - Quattordici tecnici tunisini hanno già cominciato a lavorare negli impianti di Trenitalia in sei città italiane. Prima di arrivare hanno studiato italiano fino al livello B2, seguito corsi professionali e ricevuto una preparazione specifica sulla sicurezza. Per il primo anno saranno accompagnati da tutor aziendali.
Primo banco di prova di un modello ambizioso
È un progetto ancora limitato nei numeri, ma Ferrovie dello Stato lo considera il primo banco di prova di un modello più ambizioso: formare personale nei Paesi africani, creare percorsi regolari di ingresso e legare la mobilità del lavoro allo sviluppo di relazioni industriali durature.
Incontro tra due esigenze
L’iniziativa tunisina nasce dall’incontro tra due esigenze. Da una parte, il sistema produttivo italiano fatica a trovare profili tecnici qualificati; dall’altra, molti Paesi africani dispongono di una popolazione giovane che spesso non trova percorsi formativi adeguati o sbocchi professionali stabili.
Il progetto prova a ridurre questa distanza intervenendo prima della partenza, anziché affidare l’integrazione al solo momento dell’arrivo.
Un percorso di "crescita reciproca"
Per Francesca Stacchiotti, direttrice Risorse umane e Organizzazione di Trenitalia, il programma va oltre il reclutamento. È un percorso di “crescita reciproca”, nel quale i nuovi dipendenti acquisiscono competenze specialistiche e l’azienda entra in contatto con esperienze culturali e professionali differenti.
La conoscenza della lingua, ha sottolineato, è la condizione di partenza; la formazione tecnica e sulla sicurezza consente invece un inserimento effettivo nei processi aziendali.
Oltre la Tunisia
Ferrovie dello Stato guarda già oltre la Tunisia. Il gruppo sta sviluppando attività in Marocco e soprattutto in Egitto, dove collabora con gli istituti Don Bosco del Cairo e di Alessandria su segnalamento ferroviario, manutenzione, innovazione e transizione energetica. In questo caso, l’obiettivo non è trasferire lavoratori in Italia, ma rafforzare le competenze disponibili sul posto.
Sono due modalità diverse della stessa strategia. “Vogliamo creare un ponte tra l’Italia, il Maghreb e l’Africa”, ha spiegato Gian Luca Orefice, responsabile People, Culture & Transformation del gruppo. Il principio è affiancare alla mobilità delle persone la crescita delle capacità locali, così che la formazione possa servire sia alle imprese italiane sia ai progetti infrastrutturali nei Paesi partner.
Il contributo di Fs al Piano Mattei
È questo il contributo che Fs intende portare al Piano Mattei, nel quale il capitale umano sta assumendo un peso crescente. Secondo Anna Veronica Gianasso, della struttura di missione della Presidenza del Consiglio, in due anni e mezzo sono stati avviati 55 programmi professionali in 18 Paesi africani, con oltre duemila partecipanti. I settori vanno dall’edilizia all’agricoltura, dall’energia ai trasporti.
Per Giuseppe Inchingolo, responsabile Affari societari, Comunicazione e Sostenibilità di Fs, il punto non è soltanto trasferire conoscenze, ma costruire rapporti industriali capaci di produrre valore nel tempo. I quattordici lavoratori tunisini sono così il primo risultato visibile di un esperimento più ampio: usare formazione e mobilità regolare non come misure separate, ma come parti di una stessa politica economica tra Italia e Africa.