AGI - Una nuova fase della cooperazione economica tra Italia e Repubblica del Congo prende forma nel settore agricolo con il progetto BFuture Farm, iniziativa promossa da BF International con il sostegno di Simest e la partecipazione di un partner locale congolese.
Presentato a Jolanda di Savoia, in provincia di Ferrara, il progetto punta a esportare in Africa un modello agricolo integrato italiano, unendo produzione, innovazione tecnologica, formazione e sviluppo delle comunità locali.
Un progetto simbolo del Piano Mattei
L’iniziativa è stata indicata dal governo italiano e dalle autorità congolesi come uno dei progetti simbolo della nuova cooperazione nell’ambito del Piano Mattei per l’Africa, con l’obiettivo di creare valore sul territorio, favorire l’occupazione e rafforzare la sicurezza alimentare.
"Bonifiche Ferraresi può portare conoscenze e competenze uniche al mondo", ha affermato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, secondo il quale questo progetto "diventerà un modello di cooperazione per tante altre imprese italiane in tanti altri Paesi africani".
Il ministro ha inoltre sottolineato la scelta di destinare la produzione agricola soprattutto ai mercati locali, evitando che i prodotti vengano semplicemente esportati fuori dal continente.
"La trasformazione delle materie prime deve avvenire in Africa", ha dichiarato Tajani, per il quale "l’unico modo per favorire il loro acquisto è creare joint venture per far trasformare le materie prime in Africa, da lavoratori africani, per far crescere l’occupazione".
Tajani: "L’Africa è una priorità"
Soffermandosi sul più ampio tema delle relazioni con il continente, Tajani ha ribadito che l’Africa è una priorità della politica estera italiana e che il Piano Mattei nasce con una logica di collaborazione e non di sfruttamento.
"Dallo sviluppo del continente africano dipende il futuro del nostro mondo", ha detto, ricordando che "tra 40-50 anni il continente africano avrà 2,5 miliardi di abitanti" e che "noi, da Paesi ricchi, non possiamo girarci dall’altra parte: dobbiamo esportare il nostro saper fare, non in un’ottica di sfruttamento economico".
Secondo il ministro, l’obiettivo è costruire partnership che permettano ai Paesi africani di crescere e offrire nuove opportunità alle proprie popolazioni.
"È una strategia per rafforzare i rapporti di amicizia e permettere all’Africa di avere una popolazione con il diritto a non emigrare, a lavorare nel proprio continente", ha affermato Tajani.
Un modello agricolo che copre l’intera filiera
Per Federico Vecchioni, amministratore delegato di BF International, la BFuture Farm in Congo rappresenta la prima replica internazionale del "progetto Italia", basato su grandi aziende agricole considerate vere e proprie infrastrutture economiche, capaci di coprire l’intera filiera: dalla produzione delle sementi fino alla realizzazione di prodotti destinati ai mercati locali.
"È un piano importante per la risposta del governo, che richiede competenze e tempi non brevi e che si inserisce in una pianificazione già definita nel piano industriale del gruppo", ha spiegato Vecchioni.
L’iniziativa, ha aggiunto, inaugura una serie di Model Farm che BF realizzerà in diversi continenti, con una prima fase concentrata in Africa.
"È un’operazione win-win dove tutti guadagnano spazio. Non parlo solo di economia, ma di società e sviluppo economico", ha sottolineato l’amministratore delegato, evidenziando il possibile impatto del progetto sulla formazione, sui servizi sanitari, sull’istruzione e sulla crescita complessiva delle comunità coinvolte.
Un presidio per lo sviluppo delle comunità
Per il presidente di BF International, Vincenzo Gesmundo, il valore dell’iniziativa supera la dimensione economica.
"Di questo progetto sposo, al di là della dimensione finanziaria ed economica, anche l’aspetto sociale", ha dichiarato, sottolineando come la Model Farm possa diventare un presidio di sviluppo per le comunità vicine.
In questa prospettiva, BFuture Farm viene considerata un modello replicabile per altre iniziative italiane nel continente africano.
Il Congo punta a ridurre la dipendenza dal petrolio
L’ambasciatore della Repubblica del Congo in Italia, Henri Okemba, ha definito il progetto una "grandissima opportunità" per il suo Paese e "un segnale importante" per attrarre nuovi investimenti italiani.
Il diplomatico ha assicurato che il governo congolese sta portando avanti da anni una strategia di modernizzazione economica basata sulla diversificazione e sul superamento della dipendenza esclusiva dal petrolio.
"La nostra politica passa per la diversificazione dell’economia e per interventi di industrializzazione che prevedono la trasformazione su base locale, per creare valore aggiunto e posti di lavoro destinati soprattutto ai giovani", ha spiegato Okemba.
L’ambasciatore vede nel progetto BFuture Farm una naturale convergenza tra il piano di sviluppo congolese per il periodo 2021-2026 e il Piano Mattei italiano.
Si tratta, ha detto, di "due grandi visioni che hanno permesso di costruire una relazione forte e strategica tra Congo e Italia", sottolineando che "in soli due anni l’Italia è diventata il secondo partner commerciale bilaterale del Congo".
"Questo 16 luglio resterà nella storia dei nostri Paesi", ha aggiunto.
Fertilizzanti e sicurezza alimentare
Tra le altre iniziative strategiche citate dall’ambasciatore figura lo sviluppo della produzione di fertilizzanti grazie alle risorse minerarie del Congo, in particolare ai giacimenti di carbonato di potassio.
Il settore è considerato importante per rafforzare la sicurezza alimentare nazionale e regionale, aumentare la produttività agricola e ridurre la dipendenza dalle importazioni.
Simest coinvolge oltre 1.500 imprese italiane
La BFuture Farm vede anche lo stretto coinvolgimento di Simest, che partecipa alla joint venture insieme a BF International e a un operatore locale.
L’amministratrice delegata Regina Corradini D’Arienzo ha sottolineato che il ruolo di Simest non è soltanto finanziario, ma riguarda anche la partnership industriale e istituzionale.
"Non si tratta semplicemente di un finanziamento. Noi siamo soci, siamo partner fin dall’inizio di Bonifiche Ferraresi International e vogliamo accompagnarne sempre di più lo sviluppo", ha spiegato.
L’obiettivo dell’iniziativa è favorire il trasferimento di competenze tecnologiche, la formazione e la crescita delle comunità locali.
La partnership coinvolge anche l’intera filiera italiana. "Il nostro progetto con Bonifiche Ferraresi ha coinvolto fino a oggi più di 1.500 imprese, arrivando anche alle realtà più piccole", ha aggiunto Corradini D’Arienzo.