Quella del Sudan è una "guerra dimenticata" in un Paese "martoriato", ma l’Italia non si gira dall’altra parte. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che nel corso di un evento alla Farnesina ha ricordato l’iniziativa umanitaria "Italy for Sudan", promossa dall’Italia per assistere la popolazione sudanese vittima del conflitto.
Tajani: "La ricostruzione non è un business"
"La ricostruzione non è un business", ha affermato Tajani, sottolineando la necessità di ricostruire anche il "tessuto sociale" del Paese.
"In Sudan siamo stati il Paese che più di ogni altro si è mosso per dare sollievo alla popolazione vittima di una guerra dimenticata. È un Paese che merita di essere assistito, soprattutto le sue donne e i suoi bambini, vittime di una guerra che continua a produrre molti profughi, oltre a migliaia di morti", ha sottolineato il ministro.
"Il nostro compito è costruire la pace e aiutare chi è vittima della guerra, investendo su chi ha bisogno, anche in realtà dove non ci sono conflitti", ha aggiunto Tajani, citando anche le iniziative sui vaccini portate avanti dall’Alleanza in Africa e in altre aree del mondo.
"Tutto questo è possibile non soltanto grazie all’azione del ministero, ma anche grazie all’aiuto di contributori generosi. Questo aspetto del mondo imprenditoriale italiano è da rimarcare, visto che le imprese non fanno soltanto business, ma fanno anche del bene a chi ne ha bisogno", ha proseguito il titolare della Farnesina.
Il G7 chiede la protezione dei civili
Nel frattempo, i ministri degli Esteri dei Paesi del G7 — Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti — insieme all’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, hanno chiesto in una dichiarazione congiunta alle Forze di supporto rapido (Rsf) del Sudan e ai gruppi armati alleati di cessare immediatamente ogni azione che possa portare a nuove atrocità o mettere in pericolo i civili a El Obeid.
L’appello riguarda anche gli attacchi con droni e gli ostacoli all’accesso umanitario. Il G7 si dice gravemente preoccupato per le presunte violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani nelle regioni sudanesi del Kordofan, del Darfur e del Nilo Azzurro, dopo le atrocità commesse durante l’assedio e l’attacco delle Rsf a El Fasher.
I ministri chiedono alle Rsf, alle Forze armate sudanesi (Saf) e ai gruppi armati alleati di rispettare gli obblighi previsti dal diritto internazionale umanitario e dal diritto internazionale dei diritti umani, di garantire il passaggio sicuro e volontario dei civili e di facilitare un accesso umanitario rapido e senza ostacoli a El Obeid e nel resto del Paese.
L’appello a una tregua e a negoziati diretti
Il G7 invita inoltre le parti a cessare immediatamente le ostilità e ad avviare negoziati diretti in buona fede.
Alle Forze armate sudanesi viene chiesto di porre fine al reiterato rifiuto delle misure di de-escalation proposte, mentre le Rsf sono sollecitate a rispettare gli impegni assunti con la Dichiarazione di Gedda, finora costantemente disattesi.
La dichiarazione esprime sostegno agli sforzi dell’inviato personale del segretario generale delle Nazioni Unite, Pekka Haavisto, per favorire la de-escalation a El Obeid, e alle iniziative in corso nell’ambito del Quad e del Quintetto per raggiungere una tregua umanitaria.
L’obiettivo indicato è arrivare successivamente a un cessate il fuoco permanente e a un dialogo politico indipendente, inclusivo, trasparente e guidato dai civili.
Stop agli aiuti esterni alle parti in conflitto
Il G7 ribadisce la determinazione a promuovere l’accertamento delle responsabilità per tutte le violazioni del diritto internazionale umanitario commesse dalle parti in conflitto e l’impegno a sostenere le vittime e i sopravvissuti, anche attraverso garanzie che impediscano il ripetersi delle atrocità.
I ministri chiedono infine a tutti gli attori esterni, in linea con i principi di Berlino, di cessare ogni sostegno militare, logistico o finanziario, diretto o indiretto, alle parti in conflitto.
Al Consiglio di sicurezza dell’Onu viene inoltre chiesto di estendere l’embargo sulle armi dal Darfur all’intero territorio sudanese.
Il G7 ribadisce infine l’impegno a difendere la sovranità, l’unità e l’integrità territoriale del Sudan e respinge ogni iniziativa unilaterale che rischi di portare alla partizione del Paese.
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