AGI - La Zona franca di Misurata rilancia la propria candidatura a piattaforma logistica e industriale tra Europa e Africa, chiamando il sistema produttivo italiano a svolgere un ruolo di primo piano nella nuova fase di sviluppo della Libia.
È il messaggio emerso dall'evento “Misurata Free Zone: la porta dell’Africa per le imprese italiane”, organizzato a Roma dalla Camera di commercio italo-libica e da Confindustria Assafrica & Mediterraneo, con il sostegno dell’ambasciata d’Italia a Tripoli, Unioncamere e International Propeller Club.
L'iniziativa si inserisce in una fase di crescente competizione per il controllo delle rotte commerciali del Mediterraneo e per l'accesso ai mercati africani. Forte di una posizione geografica strategica e di un porto in rapida espansione, Misurata punta a proporsi non soltanto come principale hub economico della Libia, ma come piattaforma regionale capace di collegare il Mediterraneo con l'Africa subsahariana.
Una scelta misurata
"La scelta di Roma non è casuale", ha affermato il direttore generale della Zona franca di Misurata, Ayman Hmeeda al Darwesh, ricordando i profondi rapporti economici tra Italia e Libia. L'obiettivo, ha spiegato, è superare il tradizionale concetto di zona franca per costruire "un'area economica che possa essere un ponte tra Africa ed Europa", invitando le imprese italiane a partecipare allo sviluppo industriale e logistico del Paese. Il tema della competizione internazionale ha attraversato gran parte del confronto.
Secondo Nicola Colicchi, presidente della Camera di commercio italo-libica, Misurata possiede le caratteristiche per diventare uno dei principali hub portuali del Nord Africa, ma l'Italia rischia di perdere terreno se non saprà trasformare la tradizionale vicinanza con la Libia in una strategia economica coerente. "Abbiamo competenze e imprese, ma troppo spesso manca la capacità di agire con visione", ha osservato, richiamando indirettamente la crescente presenza di altri attori internazionali nel Paese.
"Non è un'avventura"
Il sostegno delle istituzioni italiane è stato ribadito dal senatore Marco Scurria, che ha definito la cooperazione economica con la Libia "non un'avventura", ma un percorso inserito nella più ampia strategia del Piano Mattei, volto a rafforzare la presenza italiana nel continente africano attraverso partenariati industriali e investimenti di lungo periodo.
Anche Unioncamere ha evidenziato le prospettive economiche del partenariato. Il responsabile dell'internazionalizzazione Pietro Infante ha ricordato che l'Italia resta il primo mercato di destinazione dell'export libico e uno dei principali fornitori del Paese, mentre il Fondo monetario internazionale prevede per la Libia una crescita del Pil del 6,7 per cento nel 2026. In questo contesto, la Zona franca di Misurata può rappresentare uno strumento per facilitare l'espansione delle imprese italiane verso i mercati africani.
Iniziative congiunte
Nel corso dell'incontro sono stati firmati due memorandum d'intesa: il primo tra la Misurata Free Zone e la Camera di commercio italo-libica, il secondo con Confindustria Assafrica & Mediterraneo. Entrambi prevedono iniziative congiunte per promuovere gli investimenti, favorire missioni imprenditoriali, organizzare eventi economici e sviluppare programmi di formazione e cooperazione nei settori logistico, industriale e commerciale.
A chiudere i lavori è stato l'ambasciatore d'Italia in Libia, Gianluca Alberini, che ha ricordato come l'energia resti il pilastro delle relazioni economiche bilaterali, ma abbia ormai lasciato spazio anche a nuovi comparti quali costruzioni, logistica, agricoltura e sanità.
L'Italia, ha sottolineato, mantiene il ruolo di primo partner commerciale della Libia, con un interscambio vicino ai nove miliardi di euro. "La Libia può essere la porta dell'Italia verso l'Africa, così come l'Italia è la porta dell'Europa per la Libia", ha affermato, indicando nella crescita della Zona franca di Misurata uno dei principali dossier economici del partenariato tra i due Paesi.