AGI – L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) avvierà la prossima settimana nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) una sperimentazione clinica internazionale per valutare due trattamenti sperimentali contro il virus Ebola. Il progetto, che coinvolge anche l'Università di Oxford, è stato annunciato a Ginevra dal Direttore Generale dell'OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, il quale ha indicato che tutti i preparativi per lo studio sono stati completati.
La sperimentazione valuterà l'efficacia dell'anticorpo monoclonale MBP134 e dell'antivirale remdesivir, somministrati separatamente o in combinazione, per determinarne la capacità di ridurre la mortalità nei pazienti infetti dal virus Ebola Bundibugyo. Lo studio sarà condotto da un consorzio composto dall'Istituto Nazionale di Ricerca Biomedica (INRB) della RDC, dall'organizzazione umanitaria ALIMA, dall'Università di Oxford e dall'OMS. Tedros ha inoltre ringraziato gli Stati Uniti e l'azienda farmaceutica Gilead Sciences per la donazione dei farmaci necessari per la sperimentazione.
Bruxelles ha stanziato 167 milioni di euro per la lotta contro il virus
Questa iniziativa si inserisce nel quadro dei pluriennali sforzi di ricerca dell'Unione Europea volti ad accelerare lo sviluppo di vaccini e trattamenti contro l'Ebola. A tal fine, Bruxelles ha stanziato oltre 160 milioni di euro per la ricerca sui vaccini contro il virus e circa 7 milioni di euro per lo sviluppo di terapie, in particolare attraverso il Partenariato europeo per le sperimentazioni cliniche nei paesi in via di sviluppo (EDCTP).
Tuttavia, questi finanziamenti si riferiscono al sostegno strutturale per la ricerca e lo sviluppo clinico: nessun finanziamento specifico dell'Unione Europea è stato ancora stanziato pubblicamente per questa particolare sperimentazione clinica.
L'annuncio giunge mentre la Francia ha confermato il suo primo caso di Ebola. Si tratta di un medico che ha contratto il virus durante una missione nella Repubblica Democratica del Congo, dove stava curando un paziente infetto nell'ambito di una missione condotta con l'organizzazione ALIMA. Secondo Abdirahman Mahamud, direttore delle operazioni e degli allarmi per le emergenze sanitarie, il paziente presenta sintomi lievi ed è in condizioni stabili.
Le autorità francesi hanno rapidamente isolato il caso e avviato un'indagine epidemiologica per identificare tutte le persone che erano entrate in contatto con il medico. Questi contatti saranno posti in quarantena domiciliare per 21 giorni e saranno soggetti a monitoraggio sanitario. L'OMS ritiene, tuttavia, che il rischio per la Francia e per la popolazione mondiale rimanga basso grazie alla rapida attuazione delle misure di controllo.
Situazione epidemica e risposta sanitaria
Questa iniziativa rappresenta un passo importante nella lotta contro un ceppo del virus per il quale non esiste ancora un vaccino autorizzato. Il virus Ebola Bundibugyo causa una grave febbre emorragica e si trasmette per contatto diretto con i fluidi corporei di una persona infetta. Nel suo intervento, Tedros Adhanom Ghebreyesus ha anche sottolineato il pesante tributo pagato dagli operatori sanitari impegnati nella risposta all'epidemia.
Dall'inizio della crisi, quasi 80 operatori sanitari sono stati contagiati, a dimostrazione delle condizioni estremamente difficili in cui le équipe mediche lavorano sul campo. Secondo il Ministero della Salute congolese, l'epidemia ha causato finora 304 vittime e il suo tasso di mortalità ha raggiunto il 26,3%. Il Direttore Generale dell'OMS ha comunque sottolineato i progressi compiuti negli ultimi giorni sul fronte operativo. La capacità ospedaliera è aumentata da meno di dieci posti letto a oltre 500, distribuiti in 19 centri di trattamento.
Anche la capacità diagnostica è stata notevolmente potenziata: dai circa trenta test al giorno inizialmente effettuati a Kinshasa, ora si superano i 2.000 test al giorno grazie a nove laboratori operativi nelle tre province colpite. Nonostante questi progressi, Tedros ha avvertito che l'epidemia continua a diffondersi più rapidamente della risposta sanitaria. La mancanza di fondi, l'insicurezza nelle aree colpite, le difficoltà nel tracciamento dei contatti e le restrizioni all'accesso umanitario continuano a ostacolare le operazioni di contrasto all'epidemia.