AGI – Italia e Francia cercano di anticipare l'era post-UNIFIL nel Libano meridionale, in un contesto in cui il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah rimane fragile e dove il rischio di un vuoto di sicurezza lungo la Linea Blu preoccupa le cancellerie europee. La proposta franco-italiana per una presenza internazionale, intesa ad accompagnare una possibile trasformazione della missione delle Nazioni Unite, è stata accolta con favore dal presidente libanese Joseph Aoun.
Per Beirut, l'iniziativa rappresenta un sostegno alla sovranità del Libano e al ruolo delle sue forze armate nell'estensione dell'autorità statale, in particolare nelle zone di confine meridionali. La presidenza libanese la considera anche una salvaguardia contro la formazione di un "pericoloso vuoto" in caso di ritiro o riconfigurazione dell'UNIFIL.
Vertice e proposta franco-italiana
La questione è stata discussa ieri al vertice intergovernativo franco-italiano di Antibes. Giorgia Meloni ha affermato che Roma e Parigi potrebbero guidare una coalizione internazionale post-UNIFIL per consentire allo Stato libanese di riprendere pienamente il controllo del proprio territorio. Emmanuel Macron ha accennato a un quadro che includerebbe anche partner regionali, in particolare Qatar e Arabia Saudita, a sostegno delle forze di sicurezza libanesi e per preservare l'integrità territoriale del Paese.
Mandato e sfide della missione
La futura missione, qualora si concretizzasse, avrebbe un mandato particolarmente delicato. Dovrebbe rafforzare le capacità dell'esercito libanese senza sostituirlo, ridurre lo spazio militare autonomo di Hezbollah senza apparire come uno strumento di Israele e contenere le operazioni israeliane nel Libano meridionale senza trasformare la presenza internazionale in una forza di pace convenzionale.
Limiti del modello Unifil
Questo è proprio il nocciolo del problema. Unifil, creata nel 1978 e poi rafforzata dopo la guerra del 2006, è stata concepita per un contesto diverso. L'attuale teatro operativo è caratterizzato da attacchi di precisione, droni d'attacco e ricognizione, incursioni limitate, guerra elettronica e radicamento territoriale di attori armati non statali. Il modello tradizionale di mantenimento della pace appare sempre meno adatto a questa realtà.
Il ruolo dell'Italia e l'equazione strategica
Roma auspica pertanto un approccio più credibile e flessibile, idealmente sotto l'egida delle Nazioni Unite, ma con un mandato e regole di ingaggio rivisti. L'Italia occupa una posizione significativa in questo contesto: è tra i principali contributori dell'UNIFIL, ha ricoperto il comando in diverse occasioni e il generale italiano Diodato Abagnara guida la missione dal giugno 2025. Il contingente italiano, impegnato nell'Operazione Leonte, svolge inoltre un ruolo centrale nel settore occidentale, una delle aree operative più sensibili.
Equilibrio e margine di manovra
Per Parigi e Roma, l'equazione rimane delicata. Una presenza troppo esigua perpetuerebbe le attuali limitazioni dell'UNIFIL; una forza troppo numerosa rischierebbe di essere percepita come schierata nel conflitto tra Israele, Hezbollah e Iran. Il margine di manovra dipenderà quindi dalla capacità di sostenere lo Stato libanese, rassicurare gli attori regionali ed evitare un'ulteriore militarizzazione di un fronte già instabile.