L'Algeria, con il sostegno dell'Italia, punta sul Sahara per ridurre la sua dipendenza dai cereali
AGI - Nell'Algeria sudoccidentale, nel cuore del Sahara, il progetto agricolo sviluppato dal gruppo italiano BF Spa a Timimoun illustra le crescenti ambizioni di Algeri in materia di sicurezza alimentare e sovranità economica. L'iniziativa, guidata dalla sua controllata BF International, mira a trasformare una vasta area desertica in un polo di produzione cerealicola su larga scala, in un contesto caratterizzato dalle tensioni sui mercati globali del grano a seguito della guerra in Ucraina e dalle interruzioni delle catene di approvvigionamento internazionali.
Il progetto si estende su circa 36.000 ettari, di cui tra i 22.000 e i 24.000 ettari irrigabili. L'obiettivo dell'Algeria è chiaro: ridurre gradualmente la forte dipendenza del Paese dalle importazioni di cereali, una questione particolarmente delicata dal punto di vista del bilancio, sociale e politico. L'Algeria rimane uno dei principali importatori mondiali di grano, una vulnerabilità che è diventata strategica in un contesto internazionale più instabile.
Partenariato economico italo-algerino
Per Roma, questa cooperazione va oltre il solo settore agricolo. Si inserisce in un approfondimento del partenariato economico italo-algerino, a lungo incentrato sull'energia, ma ora allargato ai settori industriale, agroalimentare e tecnologico. Il progetto Timimoun si distingue quindi come uno degli esempi più ambiziosi del coinvolgimento italiano nella trasformazione economica dell'Algeria.
Sviluppo delle colture cerealicole
Secondo Giovanni Mazzotti, responsabile agricolo dei progetti di BF International, la scelta dell'Algeria si basa sia sulla qualità delle relazioni bilaterali sia su due fattori strutturali: l'esistenza di un deficit cronico nella produzione di cereali e la disponibilità di vaste aree di terreno coltivabile nel Sahara.
Creazione di un ecosistema agricolo
Il progetto, tuttavia, richiedeva la creazione pressoché completa di un ecosistema agricolo in una regione priva di infrastrutture di base. Il gruppo italiano ha dovuto contemporaneamente accelerare la perforazione dei pozzi, l'installazione di sistemi di irrigazione, la costruzione di strade agricole e l'organizzazione logistica delle operazioni in loco. Nel giro di pochi mesi, sono stati messi in funzione 40 sistemi di irrigazione a pivot centrale importati dall'Italia, ciascuno dei quali copre circa 40 ettari.
Laboratorio per l'agricoltura sahariana
Oltre alla produzione di cereali in sé, il progetto funge da vero e proprio laboratorio per l'agricoltura sahariana. I primi cicli di coltivazione hanno permesso di raccogliere dati sulla qualità dell'acqua, sulle caratteristiche del suolo desertico e sull'adattamento genetico delle varietà di grano alle condizioni estreme del Sahara. BF stima che saranno necessari dai due ai tre anni per stabilizzare completamente le prestazioni agronomiche dell'area. L'obiettivo dichiarato è raggiungere una resa media di circa 60 quintali per ettaro, un livello considerato particolarmente competitivo in un ambiente desertico.
Innovazione tecnologica e semi
La dimensione tecnologica riveste un ruolo centrale nell'iniziativa. Il gruppo italiano ha introdotto sementi sviluppate da Sis (Società Italiana Sementi), azienda specializzata in grano tenero e duro, nonché attrezzature agricole innovative, mietitrebbie e fertilizzanti. Tra le varietà già piantate c'è la "Ciccio", presentata come una delle più performanti attualmente disponibili sul mercato algerino.
Modernizzazione dell'agricoltura in Algeria
Secondo Mazzotti, una parte significativa delle sementi ancora utilizzate in Algeria proviene da programmi genetici risalenti agli anni '80 e '90, con limitazioni sempre maggiori in termini di resa. Il progetto si propone quindi anche di modernizzare l'ecosistema agricolo locale attraverso il trasferimento di tecnologie e know-how italiani.
Gestione delle risorse idriche nel Sahara
La questione dell'acqua rimane cruciale. "Senza acqua, non può esistere un'agricoltura sostenibile nel Sahara", ha sottolineato Mazzotti, pur notando anche che il clima desertico presenta alcuni vantaggi agronomici, in particolare la bassa umidità che limita malattie e parassiti.