AGI - In Algeria, a Tafraoui, vicino a Orano, lo stabilimento Fiat del gruppo Stellantis si sta gradualmente affermando come molto più di un semplice sito di assemblaggio. Avviato alla fine del 2023, il progetto incarna un'ambizione più ampia: fare dell'Algeria un polo industriale regionale in grado di rifornire non solo il mercato interno, ma anche una parte del continente africano.
La filiale Stellantis esporta componenti in Camerun, una novità assoluta
L'ultimo segnale in tal senso è rappresentato dalla filiale locale, Stellantis El Djazair, che si prepara a esportare, per la prima volta, in Camerun ricambi Fiat prodotti in Algeria. Questo passo simbolico segna il passaggio da un modello incentrato sulle importazioni a una strategia di industrializzazione orientata all'esportazione. "Una dimostrazione concreta della solidità delle basi industriali gettate per l'export", secondo i dirigenti del gruppo.
Boom produttivo nello stabilimento di Tafraoui
Questo sviluppo si inserisce in una traiettoria di rapida crescita. In meno di due anni, lo stabilimento di Tafraoui ha visto la sua produzione aumentare da 17.000 veicoli nel 2024 a oltre 50.000 nel 2025, con un obiettivo dichiarato di 90.000 unità entro il 2026 e 135.000 entro il 2028.
L'espansione in corso prevede il potenziamento delle linee di carrozzeria e assemblaggio, nonché la messa in funzione di un reparto di verniciatura, consentendo allo stabilimento di posizionarsi su una fascia di mercato più alta e di ridurre la dipendenza dalle importazioni.
Oltre al volume, la questione chiave è l'ecosistema. Stellantis ha già siglato accordi con fornitori locali per la produzione di componenti, strutturando al contempo una rete di assistenza post-vendita. Questa rete progressiva costituisce il fondamento di un settore automobilistico nazionale, ancora agli albori ma in rapida espansione, in un Paese che cerca di diversificare la propria economia al di là degli idrocarburi.
Per l'Algeria, l'industria automobilistica è una leva strategica per la trasformazione industriale
Per Algeri, l'industria automobilistica rappresenta una leva strategica per la trasformazione industriale. Per Roma, si tratta di un riposizionamento più profondo in Africa, basato sulla produzione locale e sul trasferimento di competenze. "La priorità oggi è rafforzare i legami industriali e produttivi", ha sottolineato l'ambasciatore algerino in Italia, Mohamed Khelifi, evidenziando un approccio di partenariato piuttosto che di delocalizzazione.
Questo punto è cruciale. A differenza dei modelli di outsourcing tradizionali, il progetto Fiat in Algeria si fonda su una logica di integrazione complementare. L'obiettivo non è delocalizzare la capacità produttiva dall'Europa, ma creare un secondo polo industriale connesso alle catene del valore esistenti. Questo approccio consente all'Italia di mantenere il proprio ruolo tecnologico, consolidando al contempo la propria presenza nei mercati africani.
I vantaggi del mercato algerino
L'Algeria, dal canto suo, offre diversi vantaggi comparativi: costi energetici competitivi, disponibilità di terreni industriali, manodopera qualificata e una posizione geografica strategica al crocevia tra Europa, Africa e mondo arabo. Tutti questi fattori la rendono una potenziale base produttiva destinata all'esportazione regionale.
In questo contesto, l'espansione delle attività in mercati come quello del Camerun illustra una strategia continentale in evoluzione. Il progetto non si limita più a soddisfare la domanda locale, ma mira a strutturare i flussi industriali intra-africani, ancora in gran parte sottosviluppati.
Con il Piano Mattei: Partenariati sostenibili con i Paesi africani
Questa dinamica si inserisce in un più ampio approccio politico, promosso dal governo italiano attraverso il Piano Mattei, che pone l'accento su partenariati industriali sostenibili con i Paesi africani. Il settore automobilistico, insieme all'energia e all'agricoltura, occupa un posto sempre più importante in questo piano come motore di sviluppo e stabilizzazione economica.
A Tafraoui, la sfida è duplice: sostenere lo sviluppo industriale dell'Algeria e al contempo ridefinire la presenza italiana in Africa. In definitiva, il successo del progetto dipenderà dalla sua capacità di generare una base industriale locale, attrarre fornitori e integrarsi nelle catene del valore regionali ancora in fase di sviluppo.