AGI - Nei primi tre mesi del 2026, gli sbarchi irregolari di migranti in Italia sono diminuiti del 43%, ma il numero di morti e sparizioni nel Mediterraneo centrale ha superato quota 700, più del doppio rispetto allo stesso periodo del 2025. La tabella che mostra i paesi di provenienza di queste imbarcazioni di fortuna rivela una dinamica paradossale: meno sbarchi, ma più traversate mortali.
Diminuzione degli sbarchi in Italia
Secondo i dati del Ministero dell'Interno (Viminale) aggiornati al 7 aprile, in Italia sono sbarcati 6.352 migranti, con una diminuzione del 43,08% rispetto agli 11.160 registrati nello stesso periodo del 2025. Questo calo conferma una tendenza già osservata nelle prime settimane dell'anno, influenzata in larga misura da fattori stagionali e meteorologici.
La Libia, principale paese di partenza, registra un calo
Analizzando i dettagli delle partenze, la Libia rimane il principale Paese di origine delle imbarcazioni, con 5.448 migranti – circa l'86% del totale – ma si tratta di una diminuzione significativa rispetto ai 10.387 registrati nello stesso periodo del 2025 (-47,5%). La contrazione della rotta libica spiega in gran parte la riduzione complessiva degli sbarchi. Questo dato si inserisce nel contesto di un forte calo degli intercettamenti lungo la costa libica. Secondo l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), 3.440 migranti sono stati intercettati e rimandati in Libia dall'inizio del 2026, pari a circa la metà degli oltre 6.000 registrati nello stesso periodo del 2025.
Altri Paesi di origine: Tunisia e Algeria
Oltre alla Libia, la Tunisia ha registrato 497 partenze, un numero pressoché invariato rispetto alle 479 registrate nel 2025 (+3,8%), pari a circa l'8% del totale. L'aumento è più marcato dall'Algeria, da cui sono partiti 388 migranti, più del doppio rispetto ai 164 dell'anno precedente (+136,6%), raggiungendo circa il 6% dei flussi totali.
La rotta turca in forte calo
Contrariamente al trend, la rotta turca ha subito una drastica diminuzione: 19 partenze rispetto alle 130 dello stesso periodo del 2025 (-85,4%), rappresentando ora una quota marginale.
Aumento della mortalità durante le traversate
A fronte di una diminuzione degli arrivi, il bilancio umano sulla rotta del Mediterraneo centrale è in aumento. Secondo l'OIM, almeno 725 migranti sono morti o dispersi nel Mediterraneo centrale dall'inizio dell'anno, più del doppio rispetto ai circa 294 registrati nello stesso periodo del 2025. Questa cifra segnala un aumento del tasso di mortalità durante le traversate, nonostante la diminuzione dei flussi.
Un recente naufragio al largo delle coste libiche
L'incidente più recente si è verificato il 5 aprile, quando un'imbarcazione partita da Tajoura, in Libia, si è capovolta a circa 15 miglia nautiche a nord-est della piattaforma offshore di Bouri, a circa 70 miglia dalla costa libica e a 88 miglia da Lampedusa. L'allarme è stato lanciato nel pomeriggio del 4 aprile da un aereo partecipante all'Operazione Eunavif Med Irini dell'Unione Europea. Le operazioni di soccorso sono state effettuate dalle unità presenti nella zona, tra cui i rimorchiatori offshore "Ievoli Grey" e "Saavedra Tide", sotto il coordinamento della Guardia Costiera italiana. Sono stati recuperati trentadue superstiti e due corpi, mentre il numero dei dispersi è stimato tra 70 e 80 persone, su oltre 100 migranti partiti dalle coste libiche.
Punti di approdo in Italia
Dal punto di vista geografico, la Sicilia rimane il principale punto di approdo con 5.027 arrivi di migranti, un calo significativo rispetto ai 9.928 registrati nel 2025. Seguono la Sardegna (420), la Toscana (263) e le Marche (126), mentre si osservano aumenti relativi in alcune regioni del Centro-Nord Italia, come il Lazio (123) e l'Emilia-Romagna (120), in contrasto con una contrazione più marcata nel Sud Italia, in particolare in Calabria (79 rispetto ai 304 del 2025) e Puglia (35 rispetto ai 101).
Nazionalità dei migranti
Per quanto riguarda le nazionalità dichiarate allo sbarco, il gruppo più numeroso è quello dei cittadini del Bangladesh (1.779), seguiti da somali (900), pakistani (693), sudanesi (643) ed egiziani (488). Questi dati confermano la natura eterogenea dei flussi e il ruolo della Libia come snodo per i migranti provenienti a volte da aree geografiche molto distanti.