AGI - Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito l'impegno dell'Italia per un'immediata de-escalation e un ritorno al dialogo diplomatico in Medio Oriente, intervenendo in videoconferenza alla riunione ministeriale sulla situazione nello Stretto di Hormuz, convocata dal Regno Unito. La riunione fa seguito alla dichiarazione del 19 marzo firmata da 35 Paesi, tra cui l'Italia e altri partner del G7, e si svolge in un contesto di marcato deterioramento della sicurezza marittima e delle catene di approvvigionamento globali.
Il blocco dello Stretto
Nel suo intervento, Tajani ha sottolineato che il blocco dello Stretto ha effetti diretti sulla sicurezza delle rotte commerciali, degli approvvigionamenti energetici e della sicurezza alimentare, ricordando anche la posizione espressa dai ministri degli Esteri del G7 il 27 marzo a favore del pieno ripristino della libertà di navigazione. In questo contesto, il Ministro ha confermato il sostegno dell'Italia a qualsiasi iniziativa multilaterale volta a garantire il passaggio sicuro delle navi, evidenziando la necessità di un chiaro mandato delle Nazioni Unite come elemento essenziale.
Evitare una nuova crisi alimentare
Particolarmente è stata dedicata attenzione alla proposta di istituire un corridoio umanitario nello Stretto di Hormuz, dando priorità al trasporto di fertilizzanti e beni essenziali per prevenire una nuova crisi alimentare, soprattutto nei paesi africani. Tajani, insieme ad altri partner, ha sostenuto la necessità di un'iniziativa coordinata sotto l'egida delle Nazioni Unite, sottolineando che "garantire il trasporto di fertilizzanti e altri beni umanitari attraverso lo Stretto di Hormuz è vitale".
Contesto critico
Il contesto operativo rimane estremamente critico. Dall'inizio della crisi, si è registrata una riduzione del 90-95% del traffico giornaliero di navi mercantili attraverso lo Stretto, mentre l'Iran consente il passaggio solo alle navi considerate "non ostili". Il 1 aprile, una petroliera è stata colpita nel Golfo, alimentando i timori di danni ambientali e di un'ulteriore escalation. Nel frattempo, il parlamento iraniano ha approvato un piano preliminare per introdurre pedaggi e un divieto di transito per le navi americane e israeliane, nonché per quelle legate ai paesi che impongono sanzioni a Teheran.
Aumento dei prezzi
Le implicazioni economiche sono significative e di vasta portata. Circa il 20% delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto transita attraverso lo Stretto di Hormuz: la crisi ha già portato a un aumento del 70% dei prezzi del gas e del 45% di quelli del petrolio. Per l'Italia, l'impatto si fa sentire soprattutto sui prezzi, grazie alla diversificazione delle forniture, ma l'esposizione al GNL del Qatar rimane significativa, rappresentando circa il 10% delle importazioni di gas.
Difficoltà logistiche
La crisi sta avendo ripercussioni anche sulla logistica globale. I costi di trasporto sono in aumento, con un incremento del 7% sulla rotta Asia-Europa per le navi portacontainer e aumenti previsti di oltre il 50% per i container, mentre per le petroliere i costi aumentano del 35% e i premi assicurativi contro i rischi di guerra raggiungono il 400%.
Questa situazione sta di fatto bloccando i flussi commerciali, poiché operatori e armatori evitano la rotta a causa dell'elevato livello di incertezza. Altre difficoltà riguardano l'approvvigionamento di materie prime strategiche. Fino al 30% del commercio mondiale di fertilizzanti proviene dal Golfo Persico, con aumenti di prezzo già visibili, mentre circa il 9% della produzione mondiale di alluminio e il 30% delle esportazioni mondiali di elio transitano attraverso lo Stretto.
La posizione italiana
Le ripercussioni si estendono quindi a settori industriali chiave, dall'agroalimentare alla manifattura avanzata. In questo contesto, la posizione italiana, come definita da Tajani, ruota attorno a due assi principali: in primo luogo, il sostegno a un'iniziativa multilaterale sotto l'egida delle Nazioni Unite per garantire la sicurezza della navigazione; in secondo luogo, la promozione di misure umanitarie immediate per contenere gli effetti della crisi sulle catene alimentari globali.
Questo approccio mira a conciliare stabilità geopolitica, sicurezza energetica e tutela degli equilibri economici internazionali.