AGI - L'azienda italiana BF Spa, tramite la sua controllata BF International, sta ampliando il suo progetto agricolo nel sud dell'Algeria con l'avvio della coltivazione di mais da foraggio nella zona di Timimoun. Questa regione desertica di circa 36.000 ettari, situata nel Sahara algerino centrale, a oltre 1.200 chilometri a sud di Algeri, è stata designata per lo sviluppo agricolo strategico. Secondo il quotidiano algerino "Echorouk", fonti italiane vicine al progetto indicano che la produzione, il cui inizio è previsto per agosto, risponde alla crescente domanda nazionale di mangimi per il bestiame, considerati un elemento chiave per sostenere il settore zootecnico e ridurre la dipendenza dalle importazioni.
Sforzi per incrementare la produzione
Questa iniziativa si inserisce nel quadro degli sforzi delle autorità algerine per rafforzare la produzione di carne rossa e sostenere gli allevatori locali. Parallelamente, nell'ambito della campagna agricola in corso, circa 2.000 ettari sono già stati coltivati a grano duro nella stessa area, completamente irrigati da 50 sistemi di irrigazione a pivot centrale, ciascuno dei quali copre una superficie di circa 40 ettari. Il progetto prevede anche lo sviluppo di infrastrutture di base, come strade e allacciamenti elettrici, attualmente in corso di realizzazione.
Tra le novità, spicca l'introduzione sperimentale di leguminose secche, in particolare lenticchie, per valutarne l'adattabilità ai terreni locali e migliorarne la fertilità attraverso l'utilizzo di fertilizzanti azotati. Queste colture potrebbero essere ampliate su scala maggiore nelle stagioni future, in linea con la strategia nazionale per la sicurezza alimentare.
Agricoltura circolare per estendere il progetto
Inoltre, nella provincia di Touggourt è in corso un'altra iniziativa sperimentale, con una prova su 100 ettari irrigati da due sistemi a pivot per testare la resa di sementi sviluppate per resistere alla salinità del suolo. I primi risultati, secondo fonti attendibili, sono incoraggianti, con una buona densità di spighe per seme, grazie alle varietà sviluppate da BF Spa in collaborazione con laboratori internazionali.
Secondo informazioni raccolte dall'Agenzia Nova da fonti coinvolte nel progetto, la parte algerina ha da tempo esplicitamente richiesto al partner italiano di valutare un'estensione del progetto per includere la produzione di carne bovina. Tuttavia, si tratta di uno sviluppo complesso da integrare nel progetto attuale: la componente zootecnica è tecnicamente fattibile, ma principalmente nell'ambito di un modello di agricoltura circolare, in cui l'allevamento è funzionale al ciclo agricolo – in particolare per la produzione di fertilizzanti organici – piuttosto che come settore su larga scala e autosufficiente.
Produzione di cereali e sviluppo di sementi
BF Spa, il principale gruppo agroalimentare italiano quotato alla Borsa di Milano, mira a rafforzare la propria presenza nel deserto algerino attraverso un progetto incentrato sulla produzione di cereali e sullo sviluppo di sementi. È importante sottolineare che questo progetto si inserisce nel più ampio quadro della cooperazione strategica tra Algeria e Italia nel settore agricolo.
In questo contesto, il governo algerino sta preparando una nuova legge quadro sull'agricoltura e la sovranità alimentare, presentata dal Ministro Yacine Mehdi Walid, che mira a riorganizzare il settore rafforzando il coordinamento lungo tutta la catena del valore – dalla produzione allo stoccaggio e alla trasformazione – e a sostenere la sicurezza alimentare attraverso una maggiore autosufficienza, lo sviluppo di sementi locali e la gestione sostenibile delle risorse naturali.
Un pilastro della cooperazione
Dal punto di vista italiano, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha confermato durante la sua recente visita ad Algeri il 25 marzo che il progetto sta procedendo a ritmo sostenuto, pur rilevando la presenza di "problemi burocratici", senza però fornire ulteriori dettagli. La superficie coltivata dovrebbe aumentare da 7.000 ettari nel 2025 a circa 13.000 ettari nel 2026, su un totale previsto di circa 36.000 ettari.
Il progetto rappresenta uno dei pilastri della cooperazione economica tra i due Paesi e un esempio concreto di partenariato volto a rafforzare la sicurezza alimentare e lo sviluppo sostenibile nelle regioni desertiche.