AGI - In un contesto internazionale caratterizzato da frammentazione geopolitica e crescenti tensioni commerciali, il commercio globale non è crollato. Secondo la "Mappa dell'export 2026" presentata a Roma da Sace, l'agenzia italiana a supporto delle esportazioni, il commercio globale è cresciuto di circa il 5% nel 2025 e si prevede che crescerà in media del 2,3% all'anno nel periodo 2026-2028. Gli effetti dei dazi e delle frizioni geopolitiche si sono rivelati più limitati del previsto. Per Alessandro Terzulli, capo economista di Sace, gli shock commerciali "hanno avuto un impatto economico inferiore alle attese", grazie in particolare alla capacità di adattamento delle imprese e a fattori ciclici, come l'anticipazione delle importazioni verso gli Stati Uniti a fronte della prospettiva di nuovi dazi. Ma nel medio termine, il rischio rimane quello di un'"erosione delle regole" in un contesto internazionale più frammentato.
In questo panorama incerto, due direzioni emergono come strategiche per l'Italia: il Golfo e l'Africa. Secondo il rapporto, il continente africano sta beneficiando del rafforzamento macroeconomico in diversi paesi, sostenuto da riforme strutturali, allentamento delle condizioni finanziarie e un ciclo favorevole delle materie prime. Il Piano Mattei, un'iniziativa italiana volta a rivitalizzare il partenariato con l'Africa, viene presentato come un catalizzatore per gli investimenti.
In Nord Africa, l'Export Opportunity Index (EOI) si attesta in media a 54 su 100, nonostante un rating di rischio di credito di 81 e un rating di rischio politico di 69. Nell'Africa subsahariana, i rischi sono più elevati – 82 per il credito e 72 per il rischio politico – e l'EOI si attesta a 30, riflettendo opportunità più selettive in contesti volatili. L'Egitto è citato per le sue riforme del clima imprenditoriale e per i suoi progetti nei settori dell'energia e delle infrastrutture sostenibili. Il Marocco, per il suo ruolo di polo logistico attorno al porto di Tangeri Med e il suo sviluppo nei settori automobilistico e delle energie rinnovabili; Etiopia e Ghana, per i loro percorsi di stabilizzazione fiscale. L'Algeria, nonostante un leggero peggioramento del rischio di cambio legato ai minori ricavi dagli idrocarburi, rimane "strategica per l'Italia come importante fornitore di gas" e partner chiave nella diversificazione energetica e mineraria.
Nel frattempo, la regione del Golfo conferma la sua attrattività. Gli Emirati Arabi Uniti vantano livelli di rischio relativamente bassi e alcuni degli indici di opportunità più elevati al mondo. Il settore non petrolifero rappresenta ormai circa i tre quarti del PIL, frutto di un'avanzata diversificazione. Abu Dhabi è descritta come una "porta d'accesso" all'Asia e all'Africa. I negoziati in corso tra l'Unione Europea e gli Emirati Arabi Uniti per un accordo di libero scambio sono considerati cruciali per rafforzare l'accesso delle aziende italiane ai settori dell'energia, della transizione verde, delle infrastrutture e delle tecnologie digitali. In Arabia Saudita, la strategia Vision 2030 sta guidando i megaprogetti, l'industrializzazione e la transizione energetica, aprendo nuove prospettive per l'ingegneria e le costruzioni italiane.
Secondo Guglielmo Picchi, Presidente di Sace, "l'Italia è un Paese che cresce grazie alle esportazioni". Previsto come quarto esportatore mondiale nel 2025, il Paese deve, a suo avviso, trasformare i rischi in opportunità. "Il nostro ruolo è quello di realizzare progetti finanziabili che altrimenti non lo sarebbero", ha sottolineato, ribadendo la necessità di diversificare i mercati in un mondo meno prevedibile ma tutt'altro che paralizzato.