AGI - Il secondo Vertice Italia-Africa, in corso oggi ad Addis Abeba, segna l'ingresso del Piano Mattei per l'Africa nella sua fase matura. A due anni dal suo avvio, il dibattito non è più incentrato sul suo quadro strategico, ma sui risultati concreti raggiunti e sulle prospettive future. Solo per il 2025, secondo fonti diplomatiche, i progetti avviati hanno raggiunto un valore compreso tra 1,3 e 1,4 miliardi di euro, mobilitati attraverso il Fondo Africa, il Fondo Clima Italiano e la cooperazione con istituzioni multilaterali come la Banca Mondiale, l'IFAD e la Banca Africana di Sviluppo.
Gli interventi riguardano settori chiave – acqua, agricoltura, infrastrutture ed energia – con impatti a medio e lungo termine. Circa 800 milioni di euro sono già stati approvati dal Fondo Clima Italiano. Nuove linee di finanziamento con la Banca Africana di Sviluppo, basate sul cofinanziamento paritetico, nonché il coinvolgimento di strumenti come Sace, Simest, Cassa depositi e prestiti (Cdp) e Confindustria rafforzano il profilo del Piano come strategia di interesse nazionale.
Il vertice offre l'opportunità di valutare i progressi e preparare i progetti per il 2026. Il numero dei Paesi partecipanti è aumentato da 9 a 14 "Paesi prioritari", con l'obiettivo di ampliare ulteriormente la cooperazione. È significativo che questo incontro preceda il Vertice dell'Unione Africana, in programma domani, a cui il presidente del Consiglio Giorgia Meloni parteciperà come ospite d'onore: un riconoscimento della portata ormai continentale e multilaterale dell'iniziativa. I cinque pilastri – energia, infrastrutture, acqua e agricoltura, istruzione e salute – rimangono centrali. L'acqua è una priorità trasversale: accesso all'acqua potabile, supporto ai servizi igienico-sanitari e irrigazione. Accanto ai progetti energetici, dai corridoi tra Mozambico e Tanzania ad altre iniziative regionali, si stanno moltiplicando le iniziative legate all'innovazione, all'intelligenza artificiale e alle startup. Ogni investimento infrastrutturale è accompagnato da un trasferimento di competenze e da un rafforzamento del capitale umano, secondo un metodo basato sull'ascolto delle priorità espresse dai partner africani.
Il vertice riveste particolare importanza anche per le relazioni con l'Etiopia, con progetti nei settori della sanità, dell'agricoltura, delle risorse idriche e della formazione. Tra questi, la riqualificazione di un'area nel sud-ovest del Paese destinata a diventare un polo turistico, nonché investimenti infrastrutturali come l'aeroporto di Bishoftu. Roma ha annunciato un programma triennale da 250 milioni di euro a sostegno delle riforme economiche etiopi. Secondo fonti italiane, in un contesto caratterizzato dalla presenza di Cina e Russia, il Piano Mattei si presenta come un'alternativa credibile e complementare. La strategia italiana punta inoltre all'integrazione con Global Gateway, il piano europeo da 300 miliardi di euro, di cui 150 miliardi destinati all'Africa, concepito in particolare come risposta alla Belt and Road Initiative.
Centrale è il progetto del Corridoio di Lobito, che collega le regioni minerarie del Katanga (RDC) e del Copperbelt (Zambia) al porto angolano di Lobito. La riabilitazione della ferrovia di Benguela e la modernizzazione del porto ridurranno i tempi di trasporto di rame e cobalto verso Europa e Stati Uniti a circa 20 giorni, rispetto ai 45 giorni attraverso il corridoio di Tazara verso Dar es Salaam. Supportato da un consorzio internazionale e da partner tra cui Italia, Stati Uniti e istituzioni finanziarie africane, il progetto è inoltre in linea con il Partenariato Globale per le Infrastrutture e gli Investimenti del G7. L'Italia ha stanziato una prima tranche di 250 milioni di euro tramite CDP, garantita da SACE, all'Africa Finance Corporation. Il vertice di Addis Abeba diventa quindi un'occasione di revisione e rinnovamento, con l'obiettivo di consolidare la fiducia costruita e definire il futuro della presenza italiana in Africa.