AGI - Il ministro dell'Interno italiano Matteo Piantedosi si è recato a Tripoli e poi a Bengasi per rafforzare la cooperazione in materia di migrazione con i due centri di potere rivali in Libia. Questo duplice approccio illustra la strategia italiana di dialogo parallelo con la Libia Occidentale, controllata dal Governo di Accordo Nazionale guidato da Abdelhamid Dabaiba, e quella Orientale, dominata dal Maresciallo Khalifa Haftar, in un contesto di persistente frammentazione del Paese.
A Tripoli, il 9 febbraio, Piantedosi ha incontrato il suo omologo, Imad Trabelsi, e il primo ministro Dabaiba. I colloqui si sono concentrati sul controllo delle frontiere terrestri e marittime, sulla lotta alle reti di trafficanti e sul rafforzamento delle capacità delle forze di sicurezza libiche. Due giorni dopo, a Bengasi, il ministro italiano ha parlato con Khalifa Haftar, comandante dell'Esercito Nazionale Libico, confermando la volontà di Roma di mantenere un canale operativo con le autorità della Cirenaica, che controllano gran parte dei confini meridionali con Egitto, Sudan e Ciad.
Questa diplomazia a doppio binario giunge in un momento cruciale per la politica migratoria italiana ed europea. Secondo i dati del ministero dell'Interno, nei primi quaranta giorni del 2026 sono arrivati in Italia 1.813 migranti, con un calo di oltre il 56% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Oltre tre quarti di loro – 1.386 persone – sono partiti dalle coste libiche, a conferma della centralità della rotta del Mediterraneo centrale nonostante il calo complessivo dei flussi migratori.
A Roma, il Consiglio dei Ministri ha esaminato contemporaneamente un disegno di legge volto ad attuare il Patto europeo sulle migrazioni e l'asilo, adottato nel maggio 2024. Il testo stabilisce che "in caso di grave minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza nazionale", l'attraversamento delle acque territoriali italiane può essere temporaneamente vietato con provvedimento governativo, su proposta del Ministro dell'Interno. Tale divieto, definito "eccezionale e temporaneo", può avere una durata massima di trenta giorni, rinnovabile per un massimo di sei mesi. Il disegno di legge prevede inoltre che i migranti a bordo di imbarcazioni soggette a tale divieto possano essere condotti verso Paesi terzi con i quali l'Italia ha concluso accordi specifici che prevedono assistenza, accoglienza o trattenimento in strutture dedicate, eventualmente sotto la supervisione di organizzazioni internazionali. Il governo insiste sulla natura limitata e circostanziata di queste misure, mentre l'opposizione e alcune ONG temono una crescente esternalizzazione delle procedure di asilo.
La missione libica di Piantedosi assume quindi una dimensione sia operativa che politica. Rafforzando i legami con Tripoli e Bengasi, Roma cerca di garantire le partenze a monte, dotandosi al contempo, a livello nazionale, di strumenti giuridici più solidi. In un contesto regionale instabile e mentre l'Unione Europea ridefinisce il proprio approccio migratorio, l'Italia sta cercando di combinare cooperazione esterna e normative più severe, rischiando di esacerbare i dibattiti sull'equilibrio tra sicurezza e tutela dei diritti.