AGI - Il ritorno di 30 reperti del sito di Zama Regia alla loro terra d'origine rappresenta il ritorno della memoria al suo luogo naturale, a seguito di un processo di restauro e di un'esposizione scientifica e culturale al Colosseo di Roma. Lo ha dichiarato la ministra tunisina degli Affari Culturali, Amina Srarfi, in occasione dell'inaugurazione, ieri sera al Museo Nazionale del Bardo, della mostra internazionale "Magna Mater, tra Zama e Roma", alla presenza del suo omologo italiano, Alessandro Giuli, giunto a Tunisi per questo evento, che riflette la profonda cooperazione tra Italia e Tunisia nel campo della tutela e della valorizzazione del patrimonio archeologico.
Il ministro Srarfi ha sottolineato che questo evento è "il frutto di una forte amicizia e di una proficua cooperazione tra Tunisia e Italia, che ha contribuito a far conoscere il patrimonio tunisino in tutto il mondo". Il ministro della Cultura tunisino ha ribadito che la mostra costituisce "un primo passo all'interno di un più ampio progetto culturale riguardante il sito di Zama, nel Governatorato di Siliana, attraverso programmi di formazione, scambi di esperienze, lavori di conservazione e ricerche archeologiche congiunte". Ha sottolineato che "i lavori di restauro hanno dato nuova vita a questi preziosi reperti e hanno contribuito alla valorizzazione della storia di entrambi i Paesi grazie a uno sforzo collettivo, un impegno condiviso e una profonda passione per l'archeologia", esprimendo l'auspicio che la mostra, che si terrà fino al 21 luglio 2026, ottenga lo stesso successo e popolarità di quella al Colosseo.
Da parte sua, il ministro Giuli ha affermato che "la mostra incarna la profondità dei legami storici e culturali tra Tunisia e Italia", sottolineando che questi reperti, "che portano con sé il profumo del passato e i segreti della civiltà, rappresentano una preziosa opportunità per rafforzare la cooperazione nei campi della ricerca archeologica, del restauro e dello scambio di esperienze, e incarnano la capacità della cultura di costruire ponti tra i popoli e l'incontro delle civiltà nel corso dei secoli".
Dopo i discorsi di apertura, i due ministri hanno visitato la Sala Sousse del Museo Nazionale del Bardo, dove hanno esaminato attentamente i reperti archeologici esposti, che evidenziano i profondi legami tra il patrimonio tunisino e le civiltà del Mediterraneo. La mostra presenta 30 oggetti rinvenuti nel sito archeologico tunisino di Zama, nella Tunisia nord-occidentale, testimonianza tangibile delle pratiche religiose e dei rituali che hanno plasmato la storia spirituale della regione. Questi reperti sono stati trasportati a Roma per essere restaurati prima di essere esposti al Colosseo dal 5 giugno al 5 novembre 2025, attirando l'attenzione di milioni di visitatori e contribuendo alla promozione internazionale delle attrazioni culturali e turistiche del Paese nordafricano.
La mostra torna in Tunisia in un nuovo formato al Museo Nazionale del Bardo e rimarrà aperta fino a metà luglio, offrendo al pubblico l'opportunità di ammirare questi reperti nel loro contesto culturale e storico. Organizzata dall'Istituto Nazionale del Patrimonio (INP) e dall'Agenzia per la Valorizzazione del Patrimonio e lo Sviluppo Culturale, in collaborazione con la Direzione per la Valorizzazione dei Beni Culturali, la mostra apre al pubblico oggi. In concomitanza con l'inaugurazione, si è tenuta una conferenza stampa durante la quale è stato presentato il progetto espositivo, che getta le basi per la prima collaborazione tunisino-italiana nel campo della valorizzazione del patrimonio. La conferenza è stata guidata dal direttore generale dell'INP, Tarek Bakkouche, alla presenza del rappresentante del ministero dei Beni e delle Attività Culturali italiano, Stefano Lanna, del rappresentante dell'Istituto Italiano per la Valorizzazione del Patrimonio Nazionale, Alessio Di Cristofaro, e dei membri del comitato scientifico, Sondos Dagherou e Fathi Bejaoui.