AGI - L'accordo di partnership strategica tra la Zona Franca di Misurata (MFZ), Terminal Investment Limited (TIL) del gruppo Mediterranean Shipping Company (MSC) e il fondo infrastrutturale del Qatar Al Maha Capital Partners, firmato ieri nella città libica di Misurata per lo sviluppo e l'ampliamento del terminal container del porto della zona franca, "rafforza la presenza dell'Italia nel Mediterraneo". Lo ha affermato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, presente alla cerimonia di firma, in merito all'accordo concluso nella città libica.
Il progetto, del valore di 2,7 miliardi di dollari, prevede l'ampliamento dell'area operativa esistente e la costruzione di nuove infrastrutture portuali dedicate al trasporto con container. L'accordo mira ad aumentare la capacità del terminal a 4 milioni di TEU (unità equivalenti a venti piedi, l'unità di misura standard nel trasporto marittimo) all'anno, generando fino a 500 milioni di dollari di fatturato annuo, con 8.400 posti di lavoro diretti e 62.000 indiretti. Oltre ai rappresentanti delle tre entità coinvolte e al ministro Tajani, alla cerimonia della firma erano presenti anche il primo ministro libico Abdulhamid Dabaiba e il primo ministro del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, oltre al presidente di MSC, Diego Aponte. "La presenza di MSC, la più grande compagnia di navigazione al mondo, nel porto di Misurata rafforza la nostra presenza nel Mediterraneo e offre nuove opportunità per l'Italia", ha dichiarato Tajani a margine della cerimonia. Il capo della diplomazia italiana ha chiarito che "questo porto non sarà in alcun modo un'alternativa a Gioia Tauro, ma rappresenta uno strumento per rafforzare il nostro ruolo strategico nella regione".
Tajani ha descritto Misurata come "la capitale economica della Libia" e ha ribadito il sostegno del governo italiano allo sviluppo della zona franca e delle infrastrutture locali. "Eni è un attore importante nell'economia libica e continuerà ad esserlo. Stiamo lavorando per garantire la stabilità, condizione essenziale per lo sviluppo economico e per la sicurezza nella regione del Mediterraneo", ha aggiunto il ministro degli Esteri italiano, sottolineando anche il coinvolgimento di Paesi come Qatar, Turchia ed Egitto nel processo di stabilizzazione.
Riguardo alle pressioni migratorie provenienti dal continente africano, Tajani ha osservato che "in Sudan infuria una guerra troppo spesso trascurata, che sta provocando flussi migratori di centinaia di migliaia di persone in fuga. Dobbiamo tenere conto di ciò che sta accadendo in questa parte dell'Africa e collaborare con la Libia per gestire queste pressioni". Sul tema dell'immigrazione irregolare, il primo ministro Dabaiba è intervenuto anche durante un incontro bilaterale a margine dell'evento con il Ministro degli Esteri italiano. Secondo informazioni riportate dal governo libico, Dabaiba ha fatto riferimento alla solidità dei rapporti con Roma e ha ribadito la necessità di un sostegno "diretto e chiaro" da parte dell'Italia e dell'Unione Europea per affrontare la crisi migratoria. "La Libia si rifiuta di essere un Paese ospitante per l'immigrazione clandestina o un punto fermo per i migranti", ha affermato, chiedendo sostegno al piano di espulsione e rimpatrio. Dabaiba ha inoltre evidenziato l'annuncio di Eni, in collaborazione con la National Petroleum Foundation e altri attori libici, in merito all'avvio di perforazioni in acque profonde nel Golfo della Sirte con la nave italiana Saipem 10000, a circa 1.900 metri.