AGI - Dal movimento dell'acqua ai fondali marini, Italia e Tunisia intendono fare del Mediterraneo un laboratorio comune per la transizione energetica. All'inizio di gennaio, i due Paesi hanno avviato una collaborazione scientifica senza precedenti nel campo delle energie rinnovabili marine attraverso il progetto "Settori Energetici Ottimizzati con Trasduttori e Tecnologie Avanzate (Floating)", cofinanziato dall'Unione Europea nell'ambito del programma Interreg Next Italia-Tunisia. L'iniziativa mira a rafforzare la ricerca applicata, l'innovazione tecnologica e la resilienza climatica nelle aree costiere, concentrandosi su soluzioni energetiche a basso impatto ambientale.
Al centro del progetto Floating c'è una duplice ambizione: esplorare nuove fonti di energia dall'ambiente marino e trasformare i risultati scientifici in applicazioni concrete per i territori costieri. Guidato dall'Università di Catania, con la partecipazione dell'Università di Palermo e delle università tunisine di Sfax e Gabès, il programma si basa su una stretta cooperazione accademica tra le due sponde del Mediterraneo. Combina ricerca fondamentale, trasferimento tecnologico e coinvolgimento degli stakeholder locali, tra cui enti locali, settore energetico e istituzioni pubbliche.
Dal punto di vista tecnologico, Flottant si concentra su sistemi ibridi innovativi in grado di generare elettricità da diverse dinamiche marine. Tra le soluzioni allo studio figurano celle a combustibile microbiologiche installate sul fondale marino, che sfruttano l'attività batterica per generare energia, e trasduttori capacitivi progettati per convertire il movimento delle masse d'acqua in corrente elettrica. Il progetto include anche cavi piezoelettrici non risonanti, in grado di generare e trasmettere segnali elettrici da deformazioni meccaniche, e trasduttori termoelettrici galleggianti che sfruttano sia le maree sia i gradienti termici tra acqua e radiazione solare.
Oltre alla sola produzione di energia, queste tecnologie devono consentire lo sviluppo di sistemi di accumulo di energia e dispositivi di potenza utili nelle aree costiere, come l'illuminazione costiera, apparecchiature di monitoraggio ambientale e sensori per il monitoraggio degli ecosistemi marini. L'architettura complessiva del progetto si basa su un approccio di raccolta energetica distribuita e verticale, progettato per ottimizzare le diverse potenze prodotte riducendo al minimo l'impatto sugli ambienti marini. I proponenti del progetto sottolineano il ridotto impatto ambientale, presentato come un vantaggio importante rispetto alle installazioni più invasive talvolta associate alle energie rinnovabili tradizionali.
Il lavoro si basa su modellazione avanzata, metodi predittivi, progettazione di prototipi e validazione in situ. Questo approccio mira a garantire l'affidabilità dei sistemi sviluppati e il loro adattamento alle condizioni specifiche del Mediterraneo, un'area marittima fragile e strategica. Per i partner del progetto, il mare deve essere considerato contemporaneamente un ecosistema da proteggere e una risorsa chiave per la transizione ecologica.
Il lancio ufficiale del progetto ha avuto luogo di recente a Sfax, con la partecipazione di rappresentanti delle università partner e funzionari del programma Interreg. Con un budget totale di circa un milione di euro, Flottant durerà fino a maggio 2028. L'obiettivo finale è promuovere lo sviluppo sostenibile delle aree costiere del Mediterraneo offrendo soluzioni tecnologiche avanzate e replicabili, adattate ai contesti marittimi e costieri. In un contesto segnato dall'emergenza climatica e dalla ricerca di nuove fonti di energia decarbonizzata, questa collaborazione italo-tunisina illustra una tendenza più ampia: trasformare il Mediterraneo da confine tra Europa e Africa in uno spazio condiviso per l'innovazione e la transizione energetica.