AGI - Le relazioni tra Italia e Tunisia sul tema della migrazione sono entrate in una fase significativamente più operativa all'inizio del 2026. A lungo focalizzata sul controllo delle partenze marittime, la cooperazione tra Roma e Tunisi si sta ora orientando verso un approccio più ampio, che combina la gestione dei flussi, l'apertura di canali di ingresso legali e il sostegno allo sviluppo economico locale. Questa evoluzione è in linea con le esigenze del mercato del lavoro italiano, le priorità tunisine e il quadro più ambizioso del Piano Mattei per l'Africa.
A partire da gennaio 2026, è entrato in vigore un nuovo memorandum d'intesa triennale tra Italia e Tunisia. Prevede l'ammissione legale di 4.000 lavoratori tunisini non stagionali all'anno in Italia. L'obiettivo è duplice: affrontare la carenza di manodopera in diversi settori chiave dell'economia italiana e offrire un'alternativa concreta agli attraversamenti irregolari del Mediterraneo. L'accordo introduce procedure semplificate per l'ottenimento di visti e permessi di soggiorno, con la possibilità di estendere la presenza in Italia oltre il primo contratto in caso di nuove opportunità professionali.
Questa dinamica bilaterale si inserisce in un quadro regionale più ampio. A fine dicembre 2025, un incontro tenutosi ad Algeri ha riunito Italia, Algeria, Tunisia e Libia per coordinare le politiche migratorie in previsione dell'entrata in vigore, nel 2026, delle nuove norme europee in materia di gestione delle migrazioni e asilo. I partecipanti hanno concordato in linea di principio di creare un meccanismo congiunto dedicato al rimpatrio volontario dei migranti irregolari. Verrà istituito un comitato di coordinamento per definire le modalità pratiche, identificare i beneficiari e organizzare la logistica dei rimpatri, con un supporto al reinserimento in conformità con gli standard internazionali.
Dati recenti illustrano gli effetti di questa cooperazione rafforzata. Nel 2025, 66.296 migranti sono sbarcati via mare sulle coste italiane, una cifra rimasta sostanzialmente stabile rispetto al 2024, ma significativamente inferiore al picco del 2023. La Libia rimane il principale punto di partenza, mentre la rotta tunisina ha registrato un drastico calo: 4.841 arrivi nel 2025, con un calo di oltre il 75% in un anno. Allo stesso tempo, la Tunisia ha intensificato i programmi di rimpatrio volontario nei paesi di origine, con voli settimanali da Sfax e Tunisi, in collaborazione con l'Organizzazione internazionale per le migrazioni o finanziati dallo Stato tunisino.
Roma intende integrare questo approccio con una maggiore apertura dei canali legali. Per il 2026, l'Italia ha confermato una quota significativa di ingressi stagionali, in particolare nei settori dell'agricoltura e del turismo, con il primo "click day" previsto per il 12 gennaio. Dei circa 88.000 lavoratori stagionali previsti, la Tunisia è tra i paesi partner prioritari. Questa cooperazione in materia di migrazione è strettamente legata agli investimenti strutturali previsti dal Piano Mattei. Il Primo Ministro italiano, Giorgia Meloni, e il Presidente tunisino, Kais Saied, hanno avuto numerosi incontri per collegare la gestione dei flussi migratori allo sviluppo locale. I finanziamenti italiani riguardano settori strategici come l'istruzione, l'agricoltura e l'energia, in particolare il progetto Elmed, un cavo elettrico sottomarino che collega la Sicilia alla penisola di Capo Bon. Parallelamente, continua il supporto tecnico alla guardia costiera tunisina.
Questa strategia, tuttavia, non è esente da critiche. Organizzazioni come Amnesty International e Avvocati Senza Frontiere denunciano le espulsioni collettive verso le zone di confine con Libia e Algeria, nonché i maltrattamenti ai danni dei migranti subsahariani. Il recente rilascio di operatori umanitari in Tunisia, dopo 20 mesi di detenzione, ha riacceso le preoccupazioni sulla situazione delle ONG. Tutte queste tensioni ci ricordano che la riforma della cooperazione migratoria euro-mediterranea rimane un'impresa fragile, che richiede un delicato equilibrio tra controllo, partenariati e rispetto dei diritti fondamentali.