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Nelle aziende cresce l'impiego del "buono benessere" per i dipendenti

Nelle aziende cresce l'impiego del "buono benessere" per i dipendenti

Musa (Fitprime): “I vantaggi sono molteplici, perchè se da si aiutano i dipendenti ad affrontare parzialmente o integralmente la spesa in benessere fisico e mentale, dall'altra il contributo dell'azienda è deducibile dall'IRES e quindi conveniente"

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© Science Library RF/AGF - Palestre

AGI - Servono misure ingegnose per aiutare le palestre (e le piscine) a sopravvivere a questo periodo buio. Lo hanno chiesto in questi giorni le associazioni del settore al governo. Molti rischiano di chiudere per i costi troppo alti e la stagione è appena cominciata.

Un supporto, già durante la pandemia, è arrivato da iniziative private. Come quella dell'azienda tutta italiana, Fitprime, che gestisce programmi di wellbeing per molte corporate italiane come Eni, Accenture, Luxottica e per molte PMI italiane fornendo servizi legati al benessere ad oltre 250.000 dipendenti in Italia.

"Fitprime è riuscita a coinvolgere una parte di utenza che non siamo mai riusciti a raggiungere prima", spiega Andrea Pambianchi, presidente di Ciwas (Confederazione italiana wellness e attività sportive) oltre che proprietario di palestre. Fitprime, infatti, offre alle aziende la possibilità di affidarsi a un unico provider per offrire ai loro dipendenti la possibilità di accedere a migliaia di centri sportivi sparsi per tutta Italia.

"Fitprime ha portato utenti nuovi che forse non si sarebbe avvicinati mai a una palestra", evidenzia Pambianchi. E lo ha fatto intercettando un bisogno prima inespresso: la volontà delle aziende di offrire ai dipendenti una sorta di "bonus benessere", anziché il solo e tradizionale buono pasto.

Una via per fidelizzare ancora di più il lavoratore, oltre che a promuovere il suo benessere e, di conseguenza, anche la sua produttività. “C'è un grande interesse da parte delle aziende verso servizi che offrono benessere ai propri dipendenti”, conferma Matteo Musa ceo di Fitprime. "Ci si è resi conto che il benessere fisico e mentale dei propri dipendenti fa bene all'azienda e alla sua produttività”, aggiunge.

Fitprime ha di recente raggiunto un nuovo record, arrivando a quota 3mila centri sportivi attivi nel proprio network. Nel 2022 l'azienda chiuderà con una crescita di business del 215% rispetto al 2021. I suoi servizi sono a disposizione di 300.000 dipendenti e l'implementazione di programmi di Wellbeing l'ha portata a gestire più di 70 grandi aziende con dipendenti dislocati in tutta Italia.

Con Fitprime, inoltre, gli utenti hanno la possibilità di usufruire di migliaia di corsi “virtuali” che consentono, ad esempio, di fare yoga o di seguire un corso di mindfulness in ufficio durante la pausa pranzo. Un'opportunità straordinaria in lockdown e ora per chi non ha molto tempo da dedicare al benessere.

“Il nostro obiettivo è quello di aiutare le aziende a soddisfare il bisogno di benessere e lo facciamo ogni giorno aggiornando continuamente l'offerta dei nostri servizi dedicati al benessere inteso a 360 gradi, dall'attività fisica alla consulenza nutrizionale e psicologica”, sottolinea Musa.

"In questo modo ci sono ricadute positive anche per i centri sportivi che entrano nel nostro network. Più utenti significano più abbonamenti e, di conseguenza, una maggiore capacità di resistenza in un momento di grave crisi per tutto il settore", aggiunge. “I vantaggi sono molteplici, perchè se da si aiutano i dipendenti ad affrontare parzialmente o integralmente la spesa in benessere fisico e mentale, dall'altra il contributo dell'azienda è deducibile dall'IRES e quindi conveniente. Insomma ‘una win-win situation’ per le palestre, per le aziende e soprattutto per i dipendenti”, conclude Musa.