Il boom delle startup italiane nella tecnologia applicata alla salute

Tra le novità il tutore che elimina l’ingessatura per le fratture e le stampanti in 3D che rifanno i denti, letteralmente, all’impronta

Il boom delle startup italiane nella tecnologia applicata alla salute

La tecnologia apre scenari che un tempo erano inimmaginabili e lo fa anche nel settore sanitario, in cui tante startup italiane continuano a puntare per ridare slancio e nuove opportunità all’intero comparto. Dall’app che aiuta i pazienti, ma anche i familiari, a gestire le terapie farmacologiche interfacciandosi direttamente con i medici e i farmacisti, al drone ‘salvavita’ che trasporta emocomponenti da un ospedale all’altro, passando al software collegato ad una stampante 3D che in pochi minuti trasforma, direttamente nello studio dentistico, una tac in un modello tridimensionale realistico della bocca e al tutore ortopedico personalizzato sempre grazie alla tecnologia 3D. Sono solo alcune delle novità sanitarie che alcune startup italiane hanno presentato oggi a Roma, in occasione del convegno ‘Startup Italia sanità, il futuro è l’innovazione”, organizzato dal senatore M5s Pierpaolo Sileri, presidente della Commissione Igiene e sanità di Palazzo Madama.

Un assistente digitale

Si può già considerare una storia di successo quella della startup Carepy che ha ideato l’app per la gestione delle terapie farmacologiche, già utilizzata da 15 mila persone, 400 farmacie e 300 medici e premiata nel 2016 dal presidente della Repubblica come migliore realtà azienda italiana che crea servizi per il cittadino. “Abbiamo creato un vero e proprio assistente digitale – ha spiegato Davide Sirago di Carepy - che segue il paziente in tutto il percorso di cura. Si tratta di uno strumento utile anche per la famiglia che attraverso l’app può seguire la cura e interfacciarsi direttamente con i medici e i farmacisti. Nell’applicazione possono essere registrate una serie di attività, come l’assunzione dei farmaci, le analisi fatte, gli appuntamenti con i medici e il ritiro dei farmaci. Inoltre – ha concluso Sirago – anche il medico e il farmacista possono controllare la situazione nel corso del tempo. La nostra forza consiste nell’aver creato una sorta di squadra della salute, dove ogni attore può interagire e ha un ruolo specifico a tutela della salute della famiglia”.

Dalla tac al modello tridimensionale dei.denti

La stampa 3D entra prepotentemente tra i nuovi strumenti innovativi su cui le startup fondano i propri business. E’ il caso di Oral 3D, l’azienda italiana che grazie a questa tecnologia ha lanciato sul mercato un software per convertire in tempo reale una tac, ossia una radiografia dentale, in un modello tridimensionale. “In questo modo è possibile passare da una diagnosi visiva a una tattile”, ha detto Giuseppe Cicero in rappresentanza della startup Oral 3D. “L’idea – ha raccontato - è nata 3 anni fa a New York durante la mia specializzazione in paradontologia e chirurgia orale. Con questo sistema è diventato più semplice comunicare con il paziente, perchè attraverso uno schermo era molto difficile fargli capire il tipo di difetto su cui si andava ad intervenire, e l’avere a disposizione il modello, e poterlo toccare con mano, permette ai medici di programmare interventi su misura, limitando al massimo l’errore e contraendo i tempi operatori. "Questa nuova tecnologia – ha concluso – apre importanti porte anche nel campo dell’educazione: tutti gli studenti possono apprezzare l’anatomia dei pazienti che vanno ad operare in anteprima e capire meglio, esercitandosi su un modello che è quello reale”.

Addio al gesso per le fratture

Nuove frontiere si aprono con la stampa 3D anche nel campo ortopedico, promettendo di mandare in pensione il tradizionale gesso o i tutori usati fino a questo momento. I nuovi tutori stampati in 3D, ideati dalla startup Holey, sono in plastica ipoallergenica e biocompatibile, pesano pochissimo e sono in grado di evitare tutte le complicazioni tipiche del gesso, come i funghi, le malattie della pelle, la dermatite e la sindrome compartimentale, tra le complicazioni più gravi. Senza contare che è lavabile e quindi permette anche una maggior igiene del paziente.

“Abbiamo ideato – ha spiegato Gabrielmaria Scozzarro, ceo e co-founder di Holey - una soluzione di tutori ortopedici stampanti in 3D su misura, in grado di sostituire sia il gesso tradizionale che i tutori prefabbricati. Attraverso uno scanner innovativo, è possibile prendere le misure del paziente in meno di 30 secondi e poi un software guiderà l’ortopedico nella progettazione del tutore in base alle esigenze cliniche e personali del paziente. A quel punto il tutore potrà essere stampato”. Tutte innovazioni e progressi tecnologici che per essere lanciate sul mercato hanno bisogno anche dell’appoggio e del sostegno delle istituzioni.

Il boom delle startup italiane nella tecnologia applicata alla salute

Silieri: ora più connessioni tra imprese e istituzioni

“Mi ha fatto male - ha detto Sileri durante la presentazione – vedere quante startup sono fallite nel corso del tempo. E’ un vero peccato e per questo penso che l’incontro di oggi sia particolarmente utile per stabilire una connessione tra le imprese e le istituzioni. Voglio far capire che quest’ultime ci sono indipendentemente dal colore politico”. Anche il sottosegretario alla Salute, Armando Bartolazzi, ha ribadito l’importanza del mondo della ricerca scientifica e di conseguenza delle startup “che dovrebbero crescere e non fallire”, ha detto. “Ma bisogna insistere. Io cercherò di promuovere nelle università e in tutti gli istituti scientifici e di ricerca degli uffici dedicati alla creazione e implementazione di startup”. Concetto ribadito dal viceministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti: “Come Miur stiamo cercando di favorire tutte le forme di collaborazione, dai cluster tecnologici nazionali che già esistono e sono 14 in Italia, ai centri e ai consorzi di trasferimento tecnologico molto spesso realizzati in maniera autonoma da alcune università. E poi è necessario creare all’interno delle università degli uffici preposti al trasferimento tecnologico che abbiano competenze complementari a quelle dei ricercatori. Oggi ai ricercatori si chiede anche di inventarsi un’impresa, ciò non è sempre possibile. Vanno, invece, accompagnati in questo percorso da figure professionali ad hoc”.



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