La Polizia non usa il riconoscimento facciale di Amazon. Ma vorrebbe farlo

Rekognition consente di monitorare le persone in un video anche quando i volti non sono visibili e può capire se una persona sta entrando in un edificio o sta uscendo

La Polizia non usa il riconoscimento facciale di Amazon. Ma vorrebbe farlo
PHILIPPE LOPEZ / AFP 
Il riconoscimento facciale al terminal dell'Eurotunnel

Non abbiamo usato il riconoscimento facciale sui cittadini ma vorremmo tanto farlo. Potrebbe essere questa la sintesi di una conferenza che la Polizia di Orlando ha tenuto per spiegare come stia utilizzando Rekognition, la tecnologia sviluppata da Amazon.

L'obiettivo era placare le preoccupazioni dell'American Civil Liberties Union (Aclu), che nei giorni scorsi aveva inviato una lettera a Jeff Bezos chiedendo di sospendere gli accordi con gli enti governativi sottoscritti in Florida e Oregon.

Che cosa fa Rekognition

Rekognition è un sistema che permette di identificare i volti in tempo reale e di confrontarli con un archivio di “decine di milioni di facce”. Come afferma la stessa Amazon, Rekognition “permette di analizzare quotidianamente miliardi di immagini e video”. È utilizzato dalle aziende per rilevare automaticamente volti e oggetti. O per accompagnare i contenuti con “etichette” specifiche che indichino (ad esempio) se i video sono appropriati per un pubblico di minori.

Sempre nella descrizione che Amazon fa del proprio prodotto, Rekognition consente di “monitorare le persone in un video anche quando i volti non sono visibili oppure mentre entrano ed escono dalla scena. Puoi anche identificare i movimenti nel fotogramma per capire, ad esempio, se una persona sta entrando in un edificio o sta uscendo”. Secondo l'Aclu, la tecnologia applicata alla sorveglianza pubblica sarebbe “una minaccia per la libertà”, perché incoraggerebbe a seguire “persone di interesse”.

“In passato – afferma la Ong – Amazon si è opposta alla sorveglianza governativa e alla discriminazione nei confronti dei musulmani”. Ma Rekognition “contraddice questi valori” perché sarebbe “un potente sistema di sorveglianza utilizzabile per violare i diritti di alcune comunità”, come afroamericani e immigrati.

La versione di Orlando

Il capo della Polizia di Orlando, John Mina, ha risposto all'American Civil Liberties Union dicendo che “non useremmo mai il riconoscimento facciale in modo causale su cittadini, immigrati e attivisti”. Mina ha parlato di “un programma pilota”, utile “solo per testare la tecnologia e verificare se funziona”.

Ma ha dovuto fare un correzione rispetto alle dichiarazioni espresse a caldo. Aveva infatti affermato che Rekognition era attivo solo all'interno del quartier generale della polizia. Adesso ammette che alcune telecamere del progetto puntano sulla città, anche se si rivolgono solo all'identificazione dei volti di sette agenti di polizia, tutti volontari.

Oggi no, domani magari

Nessun marcia indietro, però, sulle prospettive della tecnologia. Orlando continuerà a testarla perché potrebbe essere un sistema utile per “aumentare la sicurezza pubblica e rendere le operazioni più efficienti”. Mina non ha infatti escluso un utilizzo di Rekognition su più vasta scala. E per far capire quale potrebbe essere la sua utilità, ha citato un caso di inizio 2018: un uomo aveva minacciato di rapire la cantante Lana Del Rey. “L'avevamo identificato e sapevamo che era in viaggio verso il luogo del concerto, ma non quando sarebbe arrivato. Immaginate se questa tecnologia fosse stata installata e le telecamere fossero state in grado di rintracciarlo”.

La lettera a Jeff Bezos

“Le persone – si legge nella la lettera dell'Aclu ad Amazon - dovrebbero essere libere di camminare per strada senza essere osservate dal governo. Il riconoscimento facciale minaccia questa libertà. Il governo federale potrebbe utilizzare questa tecnologia per seguire continuamente gli immigrati mentre cercano di ricostruire la propria vita. La polizia locale potrebbe usarla per identificare i manifestanti politici. Con Rekognition, Amazon consegna questi poteri nelle mani del governo”.

Secondo la Aclu, il gruppo di Seattle avrebbe chiuso alcuni importanti contratti e offerto la propria consulenza, senza però esigere “restrizioni” sull'utilizzo di Rekognition. Amazon ha sottolineato – con una dichiarazione di un portavoce riportata dal New York Times – che “la società ha offerto una tecnologia di riconoscimento delle immagini che potrebbe automatizzare il processo di identificazione di persone, oggetti e attività”. E che “la compagnia ha chiesto ai propri clienti di rispettare la legge e di utilizzare Rekognition responsabilmente”.



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