AGI - “Game design all’italiana”: cinque incontri per scoprire se esiste una via italiana al videogioco, tra mercato, arte e ricerca. È l’obiettivo del nuovo ciclo di appuntamenti organizzato da Ex Machina, associazione impegnata nella diffusione della cultura videoludica come strumento sociale e politico e “specchio del mondo”, non solo per come è ma anche per come potrebbe essere.
Il programma, in forma di dialogo e confronto aperto, mette al centro il “DNA” dei videogiochi made in Italy: dalla satira al linguaggio, dalla divulgazione alla filiera produttiva. Gli incontri, gratuiti e aperti a tutti, non sono conferenze né talk tradizionali, ma spazi senza barriere d’ingresso per discutere di videogiochi e, attraverso di essi, di politica, società e cultura.
Si parte il 12 febbraio al circolo Arci Sparwasser (via del Pigneto 215, Roma) con Giochi Penosi, studio perugino che ha costruito la propria identità su satira e kitsch, con richiami a un’estetica anni ’80 “tutta italiana”, nell’appuntamento dal titolo “Anarchia estetica tra kitsch e sovversione”.
Il 14 aprile sarà la volta di IVIPRO, la più grande associazione italiana dedicata alla cultura videoludica, con il dialogo “Tradizione e mito, un’origine unica per il design italiano”: al centro, il nodo se l’unicità del “made in Italy” nel gaming sia necessariamente legata al patrimonio culturale nazionale.
Il 12 maggio, allo Sparwasser, il focus si sposta su lingue e adattamento con membri degli studi di traduzione Porcaloc e Wabbit nel confronto “La lingua come barriera, la traduzione e l’adattamento come parte del gioco”, anche per capire perché sempre meno titoli vengono tradotti in italiano.
Chiusura a giugno con RomaGameDev, comunità di riferimento per gli sviluppatori del Lazio, ospitata alla Fondazione Di Vittorio (via Donizetti 7B, Roma), per approfondire le complessità di chi oggi prova a “fare videogiochi” nel Belpaese, nell’incontro “Cosa significa sviluppare italiano?”.
L’intero ciclo punta a rispondere a una domanda di fondo: esiste davvero una cifra riconoscibile del videogioco italiano, un modello capace di coniugare linguaggio, immaginario e industria, come accadde al Neorealismo per il cinema? Ex Machina prova a farlo mettendo intorno allo stesso tavolo autori, divulgatori, associazioni e professionisti della filiera.