Le conseguenze della guerra sulla ricerca scientifica

Le conseguenze della guerra sulla ricerca scientifica

Una ricerca di Elsevier esplora l’impatto della guerra sulla comunità scientifica mondiale. Nonostante l’Ucraina abbia collaborazioni più intense con altri Paesi (come ad esempio la Polonia, la Russia e la Germania), l’impatto della ricerca ucraina in collaborazione con l’Italia sia di gran lunga più alto

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Un microscopio

AGI .- La guerra russo-ucraina sta trasformando gli equilibri mondiali e sta producendo effetti negativi per le vite umane e le economie già riconoscibili e quantificabili. Di tutta una serie di fattori capaci di scavare ferite profonde, però, non riusciamo ancora a misurare l’ordine di grandezza. Tra questi, c’è anche l’impatto sulla ricerca scientifica mondiale.

In ogni caso, benché non sia ancora possibile individuare e analizzare fino in fondo tutti gli effetti del conflitto sulla produzione accademica, è possibile cominciare a circoscrivere uno dei principali punti d’impatto a partire dalla stima del valore e dell’importanza della collaborazione tra gli atenei e i centri di ricerca europei, ucraini e russi, grazie ai dati disponibili sullo stato delle attività accademiche pre-belliche.

Non c’è ricerca senza cooperazione

In pochi campi come in quello della ricerca la collaborazione tra soggetti diversi assume tanta rilevanza rispetto alla qualità dei risultati. Lo spiega Claudio Colaiacomo, Vice President Global Academic Relations di Elsevier, uno dei più importanti editori scientifici del mondo, con all’attivo oltre tremila riviste accademiche in ogni ambito. “Il mondo della ricerca scientifica non è competitivo ma collaborativo: nessun Paese potrebbe produrre ricerca scientifica di alto livello senza collaborare con l’estero. E l’importanza di un approccio collaborativo aumenta proporzionalmente agli avanzamenti della ricerca. Non è un caso che Paesi chiusi come Russia e Cina - quest’ultima sta mostrando aperture soltanto nell’ultimo decennio circa - hanno sempre prodotto ricerca di scarso livello. È la collaborazione che ci permette di affrontare le grandi sfide della scienza: lo abbiamo visto con il covid, gli avanzamenti rispetto al quale sono stati tutti l’esito di collaborazioni. E dove non lo sono stati, come per lo Sputnik, i risultati sono stati insoddisfacenti”. Questo significa che con ogni probabilità, con il venir meno dei rapporti internazionali di università e istituti di ricerca, la qualità di quest’ultima ne risentirà in maniera importante.

Il caso dell’Ucraina è esemplificativo: l’intreccio dei rapporti scientifici che il conflitto ha messo a repentaglio è fitta e preziosa e i dati raccolti da Elsevier permettono di descrivere accuratamente l’attività di ricerca accademica in Ucraina e le collaborazioni con Paesi partner che in questo momento rischiano di essere compromesse.

A questo scopo, Elsevier ha analizzato la produzione accademica del Paese tra il 2016 e il 2021 mettendola a confronto con il resto d’Europa. Il quadro che emerge è quello di un paese vitale, con più di 95 mila paper prodotti negli ultimi 6 anni.

Le collaborazioni

Il 34% della produzione accademica dell’Ucraina, circa 35mila pubblicazioni dal 2016 a oggi, è frutto di collaborazioni internazionali. Possiamo quindi affermare che in larga misura il Paese collabora con l’Europa (56%) e, a seguire, con Asia (15%), Nord America (13%), Medio Oriente (7%), Sud America (5%) e Africa (4%).

Fra le collaborazioni più assidue con i Paesi del continente europeo è interessante notare che, se in testa troviamo la Polonia con novemila pubblicazioni in co-autorato, al secondo posto si posiziona la Russia e al terzo la Germania, rispettivamente con ottomila e seimila paper. Francia, UK e Italia seguono con circa 3500-4000 pubblicazioni condivise con l’Ucraina.

Ucraina e Russia

Sono quasi ottomila gli output di ricerca scientifica sviluppati nel periodo 2016-2021 con co-autorato russo-ucraino che hanno un indice di impatto (FWCI) del 2,38, ben al di sopra del valore medio: dati che testimoniano l’impatto positivo che le collaborazioni fra i due Paesi hanno nell’ambito della ricerca. Due le principali aree di ricerca: Fisica (47,8%) e Ingegneria e Tecnologia (24,6%); seguono al terzo posto le Scienze Umane, che contano l’8,1% delle pubblicazioni complessive.

Russia ed Europa

Guardando invece alle collaborazioni accademiche della Russia con il resto del mondo, poco più del 22% della sua produzione accademica è frutto di partnership internazionali. In particolare, i co-autorati della Russia con l’Ucraina toccano l’1% della produzione, quelli con l’Italia superano appena il 2%, mentre la percentuale sale al 4% quando si tratta della Germania. 

Da notare, inoltre, che per l’Italia la collaborazione con la Russia è al 17esimo posto, mentre per la Russia la collaborazione con l’Italia sale al sesto posto, e questo potrebbe suggerire una certa vulnerabilità della Russia nel caso l’Italia decida di cessare i rapporti di collaborazione nell’ambito della ricerca.

Ucraina e Italia

Dal 2016 a oggi ci sono state quasi 3.500 collaborazioni di ricerca che hanno coinvolto simultaneamente ricercatori ucraini e ricercatori italiani. È interessante notare come l’impatto di questo rapporto di ricerca collaborativa (FWCI 4.51) sia ben più alto dell’impatto generale della ricerca sia ucraina (FWCI 0.94) che italiana (FWCI 1.46): questo senza dubbio suggerisce l’importanza per entrambi i paesi di proseguire con la collaborazione.

In questo senso è particolarmente interessante, inoltre, notare come, nonostante l’Ucraina abbia collaborazioni più intense con altri Paesi (come ad esempio la Polonia, la Russia e la Germania), l’impatto della ricerca ucraina in collaborazione con l’Italia sia di gran lunga più alto, rispetto a quello in collaborazione con paesi rinomati per la qualità del loro lavoro, come USA, Regno Unito, Francia e Germania.

Le citazioni

Nonostante in generale la ricerca dell’Ucraina sia meno citata della media europea (EU28), se guardiamo l’evoluzione degli ultimi 6 anni vediamo che la porzione di pubblicazioni ucraine ben citate (top 10% al mondo) è andata gradualmente salendo dal 6% del 2016 al 9,5% del 2021 e questo indica una decisa evoluzione in termini di qualità.

Proprio le citazioni, infatti, sono uno dei principali indicatori utilizzati per esaminare la qualità della produzione scientifica di un Paese: “un indicatore ampiamente utilizzato è il 'Field-Weighted Citation Impact', che misura la qualità delle citazioni. Per esempio, le pubblicazioni russe ricevono in media citazioni con una qualità di circa il 25% inferiore della media mondiale, e possiamo attribuire questo dato alla chiusura che caratterizza il Paese.

Prendiamo ad esempio anche l’Italia: le pubblicazioni italiane sono in media superiori del 45% alla media mondiale. Se anche la Russia è un gigante dal punto di vista geografico, non lo è sul piano accademico. Negli ultimi 5 anni in Russia ci sono state circa mezzo milione di pubblicazioni, mentre in Italia, nello stesso periodo e con la metà delle università, ne abbiamo avute quasi 700 mila.

E se la Russia, nella stessa finestra di tempo, ha ricevuto 2,3 milioni di citazioni, l’Italia può vantarsi di aver superato ampiamente i 7 milioni. E tutto questo ha a che vedere con la disponibilità alla cooperazione nella ricerca. Infatti, “l’Ucraina è sempre stata consapevole dell’importanza di collaborare con altri Paesi. E i risultati sono evidenti: la qualità dei lavori co-prodotti da Ucraina e Russia supera anche di 3 o 4 volte quella che ciascuno dei due paesi riesce a raggiungere autonomamente. Non solo, se la qualità delle pubblicazioni ucraine è pressappoco in linea con la media mondiale, quando Italia e Ucraina collaborano vedono la qualità delle loro citazioni diventare addirittura del 450% superiore alla media mondiale. La collaborazione tra Italia e Ucraina funziona evidentemente come un enorme moltiplicatore. Perdere questo rapporto, insieme al proficuo scambio di ricercatori e alla possibilità di utilizzare i loro laboratori, è veramente un grave danno anche per il mondo scientifico italiano”.

Gli ambiti di ricerca

La direzione e l’intensità delle collaborazioni prese in esame nella ricerca di Elsevier non sono dati neutrali: riflettono piuttosto, da una parte, dinamiche geo-politiche, rapporti di forza e struttura delle relazioni internazionali, diventando a loro volta un indicatore degli equilibri mondiali, e, dall’altra, eventuali convergenze di interessi tra Paesi nell’ambito della ricerca accademica, contribuendo a valorizzare le affinità tra le diverse comunità scientifiche.

Commenta in proposito Colaiacomo: “L’Ucraina è un paese estremamente attivo nella ricerca, in particolare nel campo della fisica nucleare. Molti dei laboratori di maggiore livello dell’Unione sovietica, che purtroppo adesso sono inutilizzabili per via della guerra, si trovavano proprio in Ucraina. Per questo il Paese è uno dei partner più interessanti per le collaborazioni nel campo delle scienze fisiche. Buona parte delle sue collaborazioni - circa il 60% - avvengono con i paesi europei, ma non solo. L’intensità del rapporto che l’Ucraina intrattiene con la Cina, per esempio, è abbastanza equivalente a quella che ha con l’Italia. A ogni modo, le principali aree di ricerca sono physical science - fisica, fisica delle alte energie, fisica nucleare - e computer science. La forza dell’Ucraina in queste aree la porta a collaborare con paesi che hanno la stessa propensione di ricerca e, tra questi, va contata sicuramente l’Europa”.

I finanziamenti

Secondo i dati Elsevier, che riguardano un campione sicuramente rappresentativo, anche se comunque parziale, negli ultimi 10 anni l’Ucraina ha partecipato a quasi 400 progetti di ricerca finanziati a livello internazionale. “La leadership ucraina nel mondo accademico si riflette anche nella capacità del Paese di attrarre fondi esteri, in particolare negli ultimi 3 o 4 anni. I fondi internazionali venivano principalmente da Europa e Stati Uniti, grandi founder da cui arrivavano in media 5 milioni di euro all’anno”.

Molti dei fondi a sostegno della ricerca sono arrivati quindi da organizzazioni governative di vari paesi europei e non, ma il dato forse più significativo è quello che riguarda l’elevato numero e il valore dei finanziamenti ottenuti da parte proprio dell’Unione Europea (circa 150 finanziamenti, ciascuno del valore di diversi milioni di dollari), mentre durante lo stesso periodo notiamo soltanto 17 finanziamenti provenienti dalla Russian Science Foundation (purtroppo non sono disponibili dati sull’ammontare medio di questi ultimi).

Il valore della collaborazione e la collaborazione come valore

In sintesi, dall’analisi di Elsevier emerge che “innanzitutto non esiste progresso scientifico se non c’è collaborazione, e questo comporta, nel settore della ricerca, che sia pubblica o privata, un senso di responsabilità che porta a evitare il boicottaggio anche verso Paesi considerabili politicamente ostili. Non è un mistero che i grandi centri di ricerca, le riviste, le università non abbiano escluso la Russia dai progetti di ricerca: la natura collaborativa del settore è un valore da preservare e con il quale confrontarsi”.

Rispetto al ruolo dell’Ucraina, Colaiacomo conclude: “Dai dati si evince non solo come l’Ucraina fosse un partner importante per l’Italia (e anche per la Russia), nella fisica soprattutto, ma quanto il Paese, proprio nelle collaborazioni, fosse un 'moltiplicatore' d’impatto, capace di aumentare anche di molto l’importanza di una ricerca, e proprio rinunciare a questo valore aggiunto sarà uno dei primi effetti tangibili del conflitto sul nostro settore”.