(AGI) - Roma, 27 ott. - L'Organizzazione mondiale della Sanita'ha inserito le carni lavorate nelle tabelle del rischiooncologio, ma secondo ma Rolando Manfredini, responsabileSicurezza alimentare di Coldiretti, invita a non fareallarmismi e sostiene che il pericolo non riguarda la culturaalimentare tricolore che ha come base la dieta mediterranea ela qualita' dei prodotti. "Andiamoci piano prima di lanciare unallarme che mette a rischio 180mila posti di lavoro in unsettore chiave del Made in Italy a tavola, che vale da solo 32miliardi di euro, un quinto dell'intero agroalimentaretricolore", dice all'Agi Manfredini, secondo cui "lo studiodell'Oms sul consumo della carne rossa sta creando una campagnaallarmistica immotivata per quanto riguarda il nostro Paese,soprattutto se si considera che la qualita' della carneitaliana, dalla stalla allo scaffale, e' diversa e migliore eche i cibi sotto accusa come hot dog e bacon non fanno partedella tradizione nostrana". Quindi il messaggio inviatodall'Oms non riguarda i consumatori italiani? "Quasi a marginedello studio stesso compare una notazione in base alla quale'e' necessario capire quali sono i reali margini di rischio edentro che dosi e limiti vale la pena di preoccuparsi davvero'.E' una puntualizzazione che attenua sensibilmente l'allarmeprecedentemente sollevato e alla quale noi aggiungeremmo che e'altrettanto necessario capire di quali carni, di qualiprodotti, di quali lavorazioni e di quali materie prime, chesono alla base di quei prodotti, stiamo parlando". Manfredini sottolinea che "non e' possibile uniformaretutto. La situazione italiana -spiega- e' ben diversa da quelladi altri Paesi del mondo analizzati nello studio. Innanzituttoi consumi. L'assunzione di carne degli italiani con 78 chili atesta e' ben al di sotto di quella di Paesi come gli StatiUniti con 125 chili a persona o degli australiani con 120chili, ma anche dei cugini francesi con 87 chili a testa.Proprio quest'anno peraltro - prosegue Manfredini - la carne e'diventata la seconda voce del budget alimentare delle famiglieitaliane dopo l'ortofrutta con una rivoluzione epocale per letavole nazionali che non era mai avvenuta in questo secolo. Laspesa degli italiani per gli acquisti e' scesa a 97 euro almese per la carne che, con una incidenza del 22 per cento sultotale, perde per la prima volta il primato. Quindi, nel nostroPaese i modelli di consumo della carne si collocanoperfettamente all'interno della Dieta Mediterranea che, fondatasu una alimentazione basata su prodotti locali, stagionali,freschi, e' il segreto alla base dei primati di longevita'degli italiani, con 84,6 anni per le donne e i 79,8 anni pergli uomini". Pero' gli strali dell'Oms hanno colpito anche gliinsaccati per i quali l'Italia vanta una grande tradizione e ilmaggiorn numero in Europa di prodotti a base di carne "Doc",con ben 40 specialita'. "Cio' perche' -afferma Manfredini- dalpunto di vista qualitativo la carne italiana e' di qualita'superiore. E' meno grassa e la trasformazione in salumi avvienenaturalmente mediante una prassi di lavorazione che impiegasolo il sale". Quindi possiamo stare tranquilli? "Confermo cheper quanto riguarda il nostro Paese non vi sono quindi ragionidi allarme, salvo per un passaggio cruciale che tuttavia nonriguarda l'OMS, ma l'Unione Europea: l'etichettatura. Sarebbeopportuno che la stessa etichettatura sull'origine che cipermette di identificare il luogo di provenienza della nostracarne rossa, fosse estesa anche agli insaccati. Sapere da doveproviene la carne di un salame o un prosciutto varrebbe comegaranzia di genuinita' e salubrita' per i nostri consumatori.Ma in questa la battaglia la Coldiretti e' impegnata datempo".(AGI) Bru .