Quanto inquina una ricerca su Google

Una ricercatrice ha provato a misurare quanta anidride carbonica produce una operazione su Internet

google inquinamento 

Il display non è un'automobile. Ma anche Internet inquina. Quanto? Difficile avere una stima precisa. Ma una ricercatrice ci ha provato. Secondo Joana Moll, ogni ricerca su Google produce 10 grammi di anidride carbonica. Considerando che Big G elabora circa 47.000 richieste al secondo, vuol dire che il motore di ricerca produce 500 kg di Co2 ogni 60 secondi.

L'obiettivo di Moll, a metà tra ricerca e provocazione, non è imputare a Google (o ad altri grandi gruppi tecnologici come Facebook) la responsabilità dei cambiamenti climatici. È capire (e far capire) che internet non è fatta solo di pagine e pixel immateriali ma anche di infrastrutture. Che si toccano e che producono inquinamento. “Quasi nessuno ricorda che internet è costituito da infrastrutture fisiche interconnesse che consumano risorse naturali”, ha spigato Moll a Quartz. Un dato di fatto che, secondo la ricercatrice, troppo spesso viene ignorato dalla discussione pubblica. Ecco perché nel 2015 ha avviato un progetto chiamato CO2GLE. È una semplice pagina web. Una volta aperta, inizia a scorrere un contatore che riporta, secondo dopo secondo, quanto emesso da Google. E per rendere l'idea di maggiore impatto, Moll ha anche tradotto i numeri in immagini.

Con un altro progetto chiamato DEFOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOREST: questa volta sulla pagina compaiono (sempre in tempo reale) 23 alberi al secondo: tanti sono quelli necessari per assorbire l'anidride carbonica prodotta da Google nello stesso lasso tempo.

I dati sono di Moll non sono stati smentiti da Google. Che anzi, in una stima del 2009 aveva dichiarato che ogni ricerca ha conseguenze ben più massicce: 200 grammi di Co2. La società sottolinea però quanto le emissioni siano distanti da altre fonti inquinanti: un utente medio di Google, infatti, in un mese produrrebbe la stessa quantità di Co2 necessaria per spingere un'auto per poco più di un chilometro. La ricercatrice non punta il dito contro Google. E ammette che avere una stima precisa delle emissioni di internet è sfida complessa. L'obiettivo è un altro: “Quello che sto cercando di fare – ha affermato Moll - è innescare una riflessione sulla 'materialità' di internet”. Cioè su come “la più grande infrastruttura mai costruita dall'umanità” impatti sull'ambiente.

 



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