Sul braccialetto di Amazon Calenda non si risparmia e accetta la sfida sui social

Il ministro incontra i vertici del colosso economico e sul dispositivo wireless per i magazzinieri dice: "In Italia non ci sarà mai". Poi su Twitter risponde alla critiche e spiega fino in fondo il suo pensiero. I tempi moderni di Amazon di Riccardo Luna

Sul braccialetto di Amazon Calenda non si risparmia e accetta la sfida sui social
Amazon 
Magazzino Amazon di Vercelli 

Il braccialetto di Amazon (per ora, occorre ricordarlo, soltanto un brevetto depositato negli Stati Uniti, non è cominciata nemmeno la produzione), progettato dai manager di Jeff Bezos per facilitare il lavoro di magazzinieri, è diventato il tema del giorno nella campagna elettorale italiana. Dal premier Gentiloni, al ministro Calenda; dal garante della Privacy Antonello Soro, ai sindacalisti leader di tutte le sigle, è stata una giornata di commenti e condanne. Anche solo l'idea di dotare operai in uno stabilimento di smistamento pacchi di un congegno elettronico in grado di individuarli e controllarli a distanza ha scatenato le ire di tanti (ma anche tanti commenti di apertura) e convinto il ministro dello Sviluppo economico a intervenire.

Sul braccialetto di Amazon Calenda non si risparmia e accetta la sfida sui social
Amazon 
Magazzino Amazon di Vercelli 

Durante l'incontro al ministero dello Sviluppo economico Calenda è stato netto con i vertici di Amazon Italia: "Ho spiegato, e loro del resto hanno capito, che una cosa come quella - che non è in uso ma è stata brevettata - in Italia non ci sarà mai. Gli ho spiegato - ha aggiunto - che gli unici braccialetti che facciamo in questo paese sono quelli che produce la nostra gioielleria e sono bellissimi". Calenda ha anche sottolineato che è stato fatto un punto sui nuovi investimenti "di cui siamo contenti e ho detto che la cura principale che devono avere è quella della qualità del lavoro e del personale".

La discussione si sposta sui social

​Ma è sulla Rete che il discorso si è fatto più interessante. È lì, sui social che il progetto di Amazon ha trovato anche tanti consensi o, quanto meno, non troppe chiusure ad un'idea che sulla carta potrebbe migliorare e innovare la qualità del lavoro di magazzinieri e operai addetti allo stoccaggio di merci. E Il ministro, anche qui, non si è tirato indietro, ribattendo via Twitter alle critiche e spiegando fino in fondo la propria posizione. 

Amazon non ci sta: "Le speculazioni riguardo l'utilizzo di questo brevetto sono fuorvianti", ha sottolineato la società in una nota, "ogni giorno, in aziende in tutto il mondo, i dipendenti utilizzano scanner palmari per il controllo dell'inventario e per spedire gli ordini. Questa idea, se e quando dovesse essere implementata in futuro, verrà fatto nel pieno rispetto delle leggi e delle norme, con il solo obiettivo di migliorare il lavoro di ogni giorno dei nostri dipendenti nei centri di distribuzione. Muovendo le attrezzature verso i polsi dei dipendenti - ha spiegato l'azienda - le mani vengono liberate dall'utilizzo degli scanner e gli occhi non devono piuù guardare lo schermo. Tutte le tecnologie che abbiamo implementato fino a oggi hanno contribuito al miglioramento delle condizioni di lavoro nei nostri centri di distribuzione".

Da Garante e ministero del Lavoro parole chiare

Nel dibattito è intervenuto anche il presidente dell'Autorità garante della protezione dei dati personali, Antonello Soro: il braccialetto elettronico Amazon "sarebbe in contrasto con l'ordinamento in materia di protezione dati non solo in Italia ma anche in Europa", ha detto a Radio Radicale. "Penso e spero che questa idea verrà rimessa in discussione - ha spiegato Soro - Sarebbe in contrasto con l'ordinamento in materia di protezione dati non solo in Italia, ma anche in Europa". 

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Il ministero del Lavoro si è affidato a una nota scritta: "Il Jobs act ha adeguato la normativa contenuta nello Statuto dei lavoratori - risalente al 1970 - alle innovazioni tecnologiche nel frattempo intervenute. La norma non ha dunque 'liberalizzato' i controlli, ma ha fatto chiarezza circa il concetto di 'strumenti di controllo a distanza' ed i limiti di utilizzabilità dei dati raccolti attraverso questi dispositivi, in linea con le indicazioni che il Garante della Privacy ha fornito negli ultimi anni".  Il dibattito, c'è da scommetterci, non si chiude qui.



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