Il laboratorio della prima scenografia teatrale stampata in 3D

TIPO: Foto
  • Photo: Yasuko Kageyama per il Teatro dell'Opera di Roma
  •  Il laboratorio del teatro dell'Opera di Roma
  •   Il laboratorio del teatro dell'Opera di Roma
  • Un modellino delle scene stampate da Wasp nel laboratorio del teatro dell'Opera di Roma
  •  Un dettaglio delle scene del Fra' Diavolo
  •   Un dettaglio delle scene del Fra' Diavolo
  • Un modellino in scala di un protagonista dell'opera stampato in 3d
  • Il teatro dell'Opera di Roma in attesa della prima del Fra' Diavolo
  • Photo:  Yasuko Kageyama per il Teatro dell'Opera di Roma
  • Photo:  Yasuko Kageyama per il Teatro dell'Opera di Roma
     Un momento del Fra' Diavolo con le scene usate per una proiezione
  • Photo:  Yasuko Kageyama per il Teatro dell'Opera di Roma
     Un momento del Fra' Diavolo con le scene usate per una proiezione
03 ottobre 2017, 16:45

L'Opera di Roma utilizza per la prima volta delle stampanti 3D per le scene. In questa galleria di foto si entra nel laboratorio e si apprezza l'effetto finale



Il prossimo 8 ottobre al Teatro dell'Opera di Roma andrà in scena uno spettacolo che segnerà una importante "prima volta" nella storia della scenografia. Per questo allestimento del "Fra Diavolo" di Daniel Auber, con la regia di Giorgio Barberio Corsetti e la direzione d'orchestra di Rory MacDonald, l'intero impianto scenografico è infatti stato realizzato con la stampa 3D. Finora le tecnologie di prototipazione rapida erano state usate per realizzare maschere e oggetti di scena, ma mai per una imponente struttura come in questo caso.
"Fra Diavolo" è la storia di un brigante realmente esistito, un personaggio che entra nelle vite degli altri alterando il corso dei fatti, e per questo Barberio Corsetti ha pensato di mettere in scena una realtà deformata: i muri, le case, i mobili. Un po' come in in quadro di Dalì. Niente è impossibile da realizzare con le tecniche tradizionali del teatro, ma in questo caso il regista e lo scenografo Massimo Troncanetti hanno colto l'occasione per lanciare una sfida.
Tutto nasce durante la scorsa Maker Faire Rome, quando il regista fa la conoscenza del team WASP e del suo fondatore Massimo Moretti, l'imprenditore-sognatore di Massa Lombarda già noto alle cronache per le sue macchine di 12 metri in grado di stampare case in argilla.
Il modello 3D fornito dallo scenografo era un blocco unitario ed è stato necessario suddividerlo il 223 pezzi che potessero rientrare nelle dimensioni di stampa della macchina, ovvero parti alte e larghe un metro ciascuna. Il materiale utilizzato è PLA di colore bianco. Grazie all'impiego di cinque macchine costruite appositamente per il progetto, la produzione è durata due mesi. Trasportati a Roma, i pezzi sono stati assemblati e fissati su una struttura portante in legno, e poi trattati in modo da renderli opachi per ricevere meglio le videoproiezioni.
La struttura include porte e e finestre tonde, con tanto di cerniere funzionanti tutte stampate in 3D. Nel foyer del Teatro dell'Opera sarà raccontato il progetto e spiegato il procedimento tecnico.
Un aspetto molto interessante, e decisamente innovativo, è che tutta la scenografia si può tritare e riciclare, tornando materia prima per stampare nuove scenografie (o qualsiasi altro oggetto).
"Crediamo che questo sia uno dei ruoli principali del Teatro dell'Opera: crescere grazie al rapporto con la tecnologia", ha affermato sovrintendente Carlo Fuortes.L'opera, che secondo il direttore MacDonald richiama Rossini e Donizetti in stile francese, sarà replicata fino al 21 per poi essere portata a Palermo. John Osnorn vestirà i panni del brigante protagonista, mentre il ruolo di Zerlina sarà interpretato da Maria Aleida e Anna Maria Sarra.

"È bello vedere la propria tecnologia applicata per aprire nuove forme espressive, e ci sono ancora molte potenzialità", spiega Massimo Moretti. "Lo scenografo aveva lavorato senza conoscere direttamente la stampa 3D, ma con una più profonda conoscenza della tecnologia e del processo sarebbe possibile osare di più già in fase di progetto". Un po' come i protagonisti del "Fra Diavolo", che nella scena sesta osano e cantano orgogliosi: "col rischio anche il piacer".

 

ALESSANDRO RANELLUCCI

@alranel



03 ottobre 2017, 16:45

L'Opera di Roma utilizza per la prima volta delle stampanti 3D per le scene. In questa galleria di foto si entra nel laboratorio e si apprezza l'effetto finale



Il prossimo 8 ottobre al Teatro dell'Opera di Roma andrà in scena uno spettacolo che segnerà una importante "prima volta" nella storia della scenografia. Per questo allestimento del "Fra Diavolo" di Daniel Auber, con la regia di Giorgio Barberio Corsetti e la direzione d'orchestra di Rory MacDonald, l'intero impianto scenografico è infatti stato realizzato con la stampa 3D. Finora le tecnologie di prototipazione rapida erano state usate per realizzare maschere e oggetti di scena, ma mai per una imponente struttura come in questo caso.
"Fra Diavolo" è la storia di un brigante realmente esistito, un personaggio che entra nelle vite degli altri alterando il corso dei fatti, e per questo Barberio Corsetti ha pensato di mettere in scena una realtà deformata: i muri, le case, i mobili. Un po' come in in quadro di Dalì. Niente è impossibile da realizzare con le tecniche tradizionali del teatro, ma in questo caso il regista e lo scenografo Massimo Troncanetti hanno colto l'occasione per lanciare una sfida.
Tutto nasce durante la scorsa Maker Faire Rome, quando il regista fa la conoscenza del team WASP e del suo fondatore Massimo Moretti, l'imprenditore-sognatore di Massa Lombarda già noto alle cronache per le sue macchine di 12 metri in grado di stampare case in argilla.
Il modello 3D fornito dallo scenografo era un blocco unitario ed è stato necessario suddividerlo il 223 pezzi che potessero rientrare nelle dimensioni di stampa della macchina, ovvero parti alte e larghe un metro ciascuna. Il materiale utilizzato è PLA di colore bianco. Grazie all'impiego di cinque macchine costruite appositamente per il progetto, la produzione è durata due mesi. Trasportati a Roma, i pezzi sono stati assemblati e fissati su una struttura portante in legno, e poi trattati in modo da renderli opachi per ricevere meglio le videoproiezioni.
La struttura include porte e e finestre tonde, con tanto di cerniere funzionanti tutte stampate in 3D. Nel foyer del Teatro dell'Opera sarà raccontato il progetto e spiegato il procedimento tecnico.
Un aspetto molto interessante, e decisamente innovativo, è che tutta la scenografia si può tritare e riciclare, tornando materia prima per stampare nuove scenografie (o qualsiasi altro oggetto).
"Crediamo che questo sia uno dei ruoli principali del Teatro dell'Opera: crescere grazie al rapporto con la tecnologia", ha affermato sovrintendente Carlo Fuortes.L'opera, che secondo il direttore MacDonald richiama Rossini e Donizetti in stile francese, sarà replicata fino al 21 per poi essere portata a Palermo. John Osnorn vestirà i panni del brigante protagonista, mentre il ruolo di Zerlina sarà interpretato da Maria Aleida e Anna Maria Sarra.

"È bello vedere la propria tecnologia applicata per aprire nuove forme espressive, e ci sono ancora molte potenzialità", spiega Massimo Moretti. "Lo scenografo aveva lavorato senza conoscere direttamente la stampa 3D, ma con una più profonda conoscenza della tecnologia e del processo sarebbe possibile osare di più già in fase di progetto". Un po' come i protagonisti del "Fra Diavolo", che nella scena sesta osano e cantano orgogliosi: "col rischio anche il piacer".

 

ALESSANDRO RANELLUCCI

@alranel