AGI - Competenze digitali e multidisciplinari: sono questi gli elementi essenziali per gestire la grande trasformazione digitale in atto, e per indirizzarla verso la sostenibilità. Che non significa soltanto preservare l’ambiente in cui viviamo, ma anche considerare gli altrettanto importanti temi sociali, dalla dignità del lavoro alla parità di genere. E per sviluppare queste competenze strategiche, le università dovranno avere un ruolo da protagonista. Ne abbiamo parlato, in questa intervista, con Tiziana Catarci, dal 2000 professoressa ordinaria di Sistemi di Elaborazione delle Informazioni al Dipartimento di Ingegneria Informatica, Automatica e Gestionale Antonio Ruberti di Sapienza Università di Roma e, dal 2025, Direttrice dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR.
Dalla conoscenza alla consapevolezza
“Nei contesti universitari la sostenibilità è ormai diffusa, almeno a livello di conoscenza, perché il docente universitario, per sua connotazione professionale, è una persona informata”, ha spiegato Tiziana Catarci. Che però precisa: “tuttavia la vera consapevolezza sul tema dipende molto, oltre che dalle sensibilità individuali, anche dai settori nei quali si opera: alcune persone, per ambito disciplinare o per coinvolgimento in attività specifiche, sono sicuramente più preparate”.
Conoscenza, infatti, non significa necessariamente consapevolezza. Soprattutto quando si parla di un concetto complesso come quello della sostenibilità. “Ciò è evidente dal fatto che quando si parla di sostenibilità, si guarda ancora principalmente alla componente ambientale. Bisogna dire, però, che ci sono alcune discipline che stanno già guardando con grande attenzione alle altre componenti fondamentali di questo concetto: basti pensare ai temi della sostenibilità sociale nel mondo del lavoro. Insomma, credo che quella per la sostenibilità nelle università sia una consapevolezza in crescita”.
Riconoscere l’impatto digitale
Tra tutte le componenti, quella che ad oggi richiede ancora di essere approfondita è quella della sostenibilità digitale. Perché non si tratta – come spesso si pensa – solo di guardare ai consumi energetici dei nuovi strumenti, ma anche di comprendere quali impatti questi possano avere sulla sostenibilità stessa. “Temi come quello del consumo energetico dei supercalcolatori, per chi fa il nostro mestiere, sono ormai noti”, ha spiegato Tiziana Catarci, “ma ad uno sguardo più generale, credo che manchi ancora una solida consapevolezza digitale: manca, cioè, la capacità di comprendere quanto il digitale impatti nelle nostre vite. Spesso si guarda ad esso come un ‘semplice’ strumento, e questo rende difficile capire fino in fondo gli enormi vantaggi che potrebbe generare nella direzione della sostenibilità”.
Comprendere i rischi sociali
Se si fatica a comprendere a pieno i benefici, è chiaro che, molto spesso, vengono sottostimati anche i potenziali rischi di questa rivoluzione digitale. “Non parlo soltanto dei consumi energetici, che è forse uno dei più evidenti”, ha continuato, “ma di altrettanto importanti rischi di natura sociale. Per esempio, quello del controllo del lavoro: algoritmi di intelligenza artificiale, telecamere automatiche, sensori, rendono potenzialmente possibile un controllo no-stop sui lavoratori, e questo può senz’altro ledere i loro diritti”.
E poi, ci sono i problemi relativi al raggiungimento della parità di genere, “che è ormai chiaro sia peggiorata dall’avvento del digitale. Non a causa del digitale, ma perché, in primo luogo, tra coloro che hanno competenze digitali le donne rappresentano una minoranza, e in secondo luogo per via degli algoritmi: sono numerosi i casi di algoritmi che, per la selezione del personale, discriminano in base al genere. Bisogna fare grande attenzione a questi bias, altrimenti sarà molto difficile raggiungere un’uguaglianza di genere”.
Formare una popolazione consapevole
Gli elementi da considerare per muoversi in questo “nuovo mondo” sono quindi molti. Ma occorre essere preparati e consapevoli, a partire dalle nuove generazioni. “Spesso le ragazze e i ragazzi, pur sapendo usare molto bene i propri dispositivi, sanno poco dei meccanismi che l’uso di questi strumenti mettono in gioco. È quindi necessario lavorare per aumentare la consapevolezza digitale da parte di tutti: per sfruttare le enormi potenzialità della tecnologia, ma senza sottovalutarne i rischi”.
Ed è in questa direzione che le università possono incidere molto, attraverso due strade. “Anzitutto diffondendo un’alfabetizzazione digitale, che garantirebbe grandi benefici: tornando alla parità di genere, se le donne capissero quanto le competenze digitali rappresentino uno strumento di empowerment femminile, sarebbe già un enorme passo verso le pari opportunità”, ha spiegato Tiziana Catarci. “E poi, garantendo una preparazione multidisciplinare. Perché le competenze tecniche sono importanti, ma devono essere accompagnate da competenze più ‘umanistiche’: una consapevolezza etica, ad esempio, è fondamentale per disporre del senso critico e dell’autonomia decisionale necessari all’uso delle nuove tecnologie”.