Quanto sono fondate le critiche di Zingaretti al governo?

Il nuovo segretario del Partito Democratico ha attaccato l'esecutivo sul fronte dell'economia. I suoi argomenti sono giusti?

zingaretti primarie pd
Agf 
Nicola Zingaretti (Agf)

Il 4 marzo il neosegretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti è andato a Torino, dove ha incontrato il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino. Ha parlato della Tav e criticato il governo Lega-M5s.

Su questo secondo aspetto, in particolare, ha fatto diverse affermazioni che abbiamo sottoposto al nostro fact-checking. Ecco il risultato.

Italia ultima in Europa

Zingaretti, parlando degli indici economici del Paese e in particolare della crescita, ha dichiarato (min. 7.45): «Purtroppo il governo giallo-verde ci ha fatto diventare gli ultimi in Europa».

È un’affermazione sostanzialmente scorretta. È vero infatti che l’Italia sia, secondo le previsioni, ultima in Europa nel 2019, ma è altrettanto vero che occupavamo le ultime posizioni – sebbene non proprio l’ultima – anche con i governi precedenti. Vediamo i dati.

L’Italia, come certificato dalla Commissione europea nelle sue previsioni economiche diffuse a febbraio (e come reso graficamente da un tweet impietoso, sempre della Commissione), è ultima nel 2019 nell’Unione europea per percentuale di crescita del Pil.

Con il +0,2% arriviamo dietro a tutti, unici a non raggiungere almeno l’1% di crescita. Come detto, sono previsioni. Ma questo non dovrebbe essere di particolare incoraggiamento considerato che, come abbiamo verificato anche poche settimane fa, è vero che la Commissione sbagli spesso le sue stime ma di solito le sbaglia per troppo ottimismo.

Nel 2018, quando il governo Lega-M5s ha governato nella seconda metà dell’anno, l’Italia era penultima: con una crescita del Pil pari all’1% avevamo alle spalle la Danimarca, che cresceva dello 0,8%.

Nel 2017, quando era al governo il Pd ed era presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, il Pil dell’Italia cresceva dell’1,6% ed eravamo terzultimi, davanti (di pochissimo) a Grecia e Lussemburgo, entrambe al +1,5%.

Dunque, se le stime sul 2019 dovessero essere confermate, anche con un certo margine di errore, sarebbe vero che l’Italia è ultima in Europa per crescita economica. È però impossibile dimostrare un nesso di causa/effetto diretto con le politiche del governo Lega-M5s, e quindi se questo «ci abbia fatto diventare ultimi».

È poi vero che questa sarebbe la prima volta negli ultimi anni che arriviamo ultimi (anche nel 2016 e nel 2015 avevamo alle spalle la Grecia) in classifica, ma anche nel periodo 2015-2018 siamo sempre stati tra i peggiori in Europa, penultimi o terzultimi.

Fatturato delle aziende e produzione industriale

Zingaretti ha quindi parlato (min. 8.40) della «tragedia che vuol dire […] avere il crollo dei fatturati delle aziende del 7,7%, il crollo della produzione industriale del 5,5%».

I due dati sono sostanzialmente corretti.

L’Istat, nel suo flash di febbraio 2019, relativo a dicembre 2018, ha certificato un calo della produzione industriale rispetto a dicembre 2017 – i dati vengono corretti per effetto del calendario – del 5,5%, come affermato dal neosegretario del Pd.

Ancora l’Istat, sempre a febbraio 2019 e sempre in riferimento a dicembre 2018, ha poi registrato un calo del fatturato totale dell’industria – dati corretti per gli effetti del calendario – del 7,3%: leggermente meno di quanto riportato da Zingaretti. Negli ultimi due anni – come verificabile nelle serie storiche, disponibili qui – il dato sul fatturato delle industrie era sempre stato positivo. Nel biennio 2015-2016, come si può vedere nelle relative serie storiche scaricabili qui, si era registrato un andamento più altalenante dell’indice ma non si era comunque mai toccato un picco così basso. Allora il dato peggiore era stato di giugno 2016, -5,3%.

Lo spread

Zingaretti ha poi parlato anche della «tragedia […] dell’avere ormai da sei mesi lo spread, cioè il costo del denaro, a livelli che non c’erano da dieci anni».

Entrambe le affermazioni fatte dal segretario del Pd, definizione e andamento dello spread, sono errate.

In primo luogo, lo spread non è il costo del denaro. Con il termine “spread” si intende il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani (Btp) e tedeschi (Bund) con scadenza a dieci anni. Se, ad esempio, i Btp decennali italiani danno interessi pari al 3% e i Bund decennali tedeschi interessi pari all’1% lo spread sarà pari a 200 punti base (ogni punto percentuale contiene 100 punti base).

Il costo del denaro è, in senso stretto, il tasso di interesse fissato dalle banche centrali – nell’Unione europea dalla Bce – per i prestiti. In senso lato, si può invece intendere quanto costi a una persona, o a un’impresa, farsi prestare dei soldi dal sistema creditizio.

C’è un qualche legame tra spread e costo del denaro (in senso lato). Anche se indirettamente infatti, come avevamo verificato, l’andamento dello spread può influenzare il tasso di interesse a cui un istituto di credito decide di prestare soldi a privati e imprese.

Al di là di questo, i valori attuali dello spread non sono i peggiori degli ultimi dieci anni - periodo che include tutta la durata dell’ultima crisi economica. Il 4 marzo lo spread Btp/Bund 10 anni era vicino ai 260 punti: è stato al di sopra, a volte ben al di sopra, di questo livello sia nel 2011, che nel 2012, che nel 2013. Dunque l’affermazione di Zingaretti è errata: sarebbe stata corretta se avesse detto che i livelli attuali non si vedevano dal 2013.

Conclusione

Delle tre affermazioni di Zingaretti che abbiamo verificato, la prima è sostanzialmente scorretta, la seconda è vera e l’ultima è sbagliata. È infatti vero che, in base alle previsioni della Commissione europea, l’Italia sia ultima per crescita in Europa nel 2019, ma anche con i precedenti governi eravamo in fondo (penultimi o terzultimi) alla classifica Ue. È invece corretto affermare che la produzione industriale sia crollata del 5,5% e il fatturato dell’industria del 7,3% (qui Zingaretti è leggermente impreciso, parlando di 7,7%).

Sbagliati invece sia la definizione che l’andamento dello spread dati dal nuovo segretario del Pd: lo spread non è il “costo del denaro” – c’è un legame tra le due cose, ma solo indiretto – e i dati attuali non sono i peggiori degli ultimi 10 anni.

Se avete delle frasi o dei discorsi che volete sottoporre al nostro fact-checking, scrivete a dir@agi.it

 



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