Pd contro M5s: ma la proposta Zanda alza o abbassa gli stipendi ai parlamentari?

Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti e quello del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio si erano espressi in maniera diametralmente opposta sugli effetti della proposta di legge Zanda. Abbiamo verificato come stanno le cose

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Maria Laura Antonelli / AGF 
Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio

Il segretario del Pd Nicola Zingaretti, ospite del programma Quarta Repubblica su Rete 4, ha dichiarato (min. 56.10) il 6 maggio che "il nostro tesoriere Zanda aveva proposto [...] di abbassare gli stipendi dei parlamentari, mettendoli allo stesso piano di quelli dei parlamentari europei, che sono inferiori".

Zingaretti fa riferimento a una proposta di legge, a firma Zanda, che è stata di recente il bersaglio delle polemiche del M5s. Il vicepremier Di Maio, ad esempio, aveva detto il 27 aprile che la proposta Zanda "aumenta gli stipendi dei parlamentari da 13 mila a 19 mila [euro, n.d.r.]".

Andiamo quindi a verificare se questa proposta di legge, che comunque risulta ritirata proprio il 6 maggio stesso, avrebbe avuto l’effetto di aumentare o abbassare gli stipendi dei parlamentari.

La proposta di legge Zanda​

La proposta Zanda, per quanto riguarda gli stipendi dei parlamentari, stabiliva (art. 1) che l’indennità spettante ai membri del Parlamento fosse costituita da: a) quote mensili, comprensive anche del rimborso di spese di segreteria e di rappresentanza, "determinate in misura corrispondente all’indennità parlamentare mensile lorda dei membri del Parlamento europeo"; b) un’indennità di fine mandato, anch’essa collegata al regime previsto per gli eurodeputati; c) un trattamento differito di natura assicurativa.

Quest’ultimo riguardava, in sostanza, le pensioni dei parlamentari. Come spiegava il preambolo della pdl, nel trattamento pensionistico proposto per il futuro non si sarebbe seguito il modello del Parlamento europeo - che sarebbe stato più favorevole - ma in sostanza si avrebbe riproposto quanto già oggi è previsto per le pensioni di deputati e senatori. L’unico cambiamento in questo ambito, secondo la proposta Zanda, sarebbe stata la natura assicurativa (e non previdenziale) del trattamento, per sottrarlo al rischio di incostituzionalità.

Oltre a stipendio, indennità di fine mandato e pensioni, la pdl Zanda prevedeva (art. 2) che ai parlamentari venissero corrisposte anche "un’indennità diaria a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma", e "un’indennità erogata a titolo di rimborso delle spese generali connesse all’esercizio del mandato", entrambe determinate in misura identica a quanto previsto per i parlamentari europei.

Per stabilire se la pdl Zanda avrebbe fatto arrivare più o meno soldi ai parlamentari, rispetto a oggi, confrontiamo quanto guadagna oggi un parlamentare italiano e quanto un parlamentare europeo.

Parlamento vs Parlamento europeo

L’indennità mensile

Parlamentari ed eurodeputati pagano le tasse in Paesi diversi, e dunque prendiamo in considerazione le prestazioni economiche lorde. Un parlamentare italiano, se non svolge contemporaneamente un altro lavoro, guadagna oggi 10.435,00 euro lordi al mese.

Un parlamentare europeo guadagna invece 8.757,70 euro lordi al mese. Dunque per quanto riguarda lo “stipendio” mensile dei parlamentari, è vero che la proposta Zanda lo avrebbe abbassato rispetto al regime attuale.

Ma oltre allo stipendio, come abbiamo visto, ci sono parecchie altre voci. Andiamo a vedere anche le altre prestazioni economiche che ricevono gli onorevoli italiani ed europei.

L’indennità diaria di rimborso spese di soggiorno a Roma/a Bruxelles

Ai parlamentari italiani viene riconosciuta un’indennità diaria pari a 3.503,11 euro al mese. Tale somma viene decurtata di 206,58 euro per ogni giorno di assenza del deputato dalle sedute dell’Assemblea in cui si svolgono votazioni, ed è considerato presente il deputato che partecipa almeno al 30 per cento delle votazioni effettuate nell’arco della giornata.

Agli eurodeputati viene versata un’indennità forfettaria di 320 euro per le spese di alloggio per ogni giorno in cui i deputati sono presenti a Bruxelles o a Strasburgo per attività ufficiali, purché firmino un registro che attesti la loro effettiva presenza.

L’indennità copre le spese di pernottamento, il vitto e tutte le altre spese. L’importo viene dimezzato se un deputato, nonostante sia presente e abbia firmato il registro, partecipi a meno della metà delle votazioni.

In questo caso, il confronto è reso difficile dalla elasticità dei due sistemi, che puniscono in misura diversa le assenze. A livello teorico sembra comunque più generosa la disciplina europea, almeno per quei parlamentari che sono sempre presenti: ipotizzando anche solo 3 giorni a settimana di presenza a Roma - i giorni lavorativi variano a seconda del calendario, a volte si arriva a cinque ma spesso sono di meno - la diaria arriverebbe a 3.840 euro al mese, contro i 3.503,11 euro dell’attuale mese “pieno” dei parlamentari italiani. Se poi le presenze arrivassero intorno alla quattro a settimana di media, con la proposta Zanda l’indennità avrebbe potuto superare i 5 mila euro (5.120 per 16 giorni).

L’indennità di spese generali

Ai parlamentari italiani viene poi versato anche un "rimborso delle spese per l’esercizio del mandato", pari a 3.690 euro mensili. Il 50% viene erogato solo per spese dimostrate (es. collaboratori, consulenze, ricerche, convegni etc.), l’altro 50% invece in modo forfettario.

Agli eurodeputati viene data invece un’indennità di spese generali, pari a 4.513 euro al mese. Ma, spiega il Parlamento europeo, l’indennità è dimezzata per chi partecipa, in un anno parlamentare, a meno metà delle sedute senza giustificazione.

Anche in questo caso comunque sembra che, almeno per i parlamentari non assenteisti e che rendicontano le proprie spese, sia più vantaggiosa (di circa 820 euro) la disciplina europea.

Spese telefoniche

Per i parlamentari italiani è poi previsto un rimborso per le spese telefoniche che oscilla tra i 1.200 euro e i 3.098,74 euro all’anno, cioè tra i 100 e i circa 250 euro al mese. Per gli eurodeputati non è prevista questa specifica voce, ma è assorbita dall’indennità di spese generali.

Tiriamo le fila

Sommando le voci sopra elencate, risulta che un parlamentare italiano può arrivare oggi a ricevere fino a 17.878 euro lordi al mese.

Se il trattamento economico fosse ricalcato su quello degli europarlamentari - ipotizzando che in un mese risieda a Roma per 16 giorni e non manchi mai alle votazioni e ai lavori in Parlamento - potrebbe arrivare a ricevere 18.390 euro lordi al mese: circa 500 euro in più.

Ma la normativa europea è in genere più severa nel punire le assenze. Se guardiamo all’indennità di spese generali, i parlamentari che partecipano a meno della metà delle sedute plenarie senza valida giustificazione perdono oltre 2.250 euro al mese, più che azzerando così il “vantaggio” a favore della disciplina europea.

Inoltre con la disciplina europea ogni giorno di assenza - che viene però conteggiato in maniera meno severa rispetto alla disciplina italiana - fa perdere 320 euro (invece che 206,58 euro) di diaria al parlamentare.

Conclusione

Zingaretti fa un’affermazione fuorviante: è vero che la pdl Zanda, equiparando il trattamento economico dei parlamentari italiani a quello dei parlamentari europei, avrebbe ridotto lo stipendio mensile dei parlamentari in senso stretto. Ma oltre agli stipendi ci sono parecchie altre voci che compongono il trattamento economico di deputati e senatori. Se le si considera tutte, le cose cambiano.

Infatti, con la proposta Zanda lo stipendio mensile lordo sarebbe calato da quasi 10.500 euro lordi al mese a meno di 8.800, ma con le indennità - prendendo il caso teorico di deputati sempre presenti, di un mese molto fitto di sedute e di rendicontazioni delle proprie spese fino all’ultimo centesimo disponibile - il trattamento complessivo avrebbe potuto essere anche essere più alto (fino a circa 500 euro in più).

In breve: probabilmente con la proposta Zanda non sarebbe cambiato un granché.

 

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