Cosa resta davvero dello stadio della Roma

L'ex sindaco di Roma Ignazio Marino ha detto che Virginia Raggi ha cancellato tutte le opere di interesse pubblico. Ma è così? 

Cosa resta davvero dello stadio della Roma
Marino Ignazio Raggi Virginia (imagoeconomica) 

Ignazio Marino, ex sindaco del Pd di Roma, ha dichiarato il 26 febbraio su La7: “La Raggi ha cancellato tutte quelle opere di interesse pubblico che noi avevamo preteso fortemente e che avevamo ottenuto, più di 250 milioni di investimenti in trasporti, in un parco grande come Villa Borghese. Tutte opere che adesso la Raggi ha cancellato facendo un grande favore ai costruttori”.

Come sarà l'iter per il nuovo progetto

Al momento è impossibile verificare queste affermazioni su documenti definitivi, giacché il nuovo progetto non è ancora stato depositato e approvato dalla Conferenza dei servizi. La Conferenza era stata convocata dalla Regione Lazio nel novembre 2016 per la valutazione dello scorso progetto “definitivo”. Nelle intenzioni iniziali avrebbe già dovuto concludere i suoi lavori il 6 febbraio scorso, e si dovrebbe riunire il prossimo 3 marzo per decidere in merito. La società AS Roma, però, ha chiesto il rinvio di un mese: la data sarebbe troppo ravvicinata per poter preparare la presentazione del nuovo progetto.

Se la Conferenza ritenesse il nuovo progetto troppo diverso dal precedente, si dovrebbe  ricominciare l’iter amministrativo tutto da capo. Come ha dichiarato l’assessore regionale del Lazio al Territorio e alla Mobilità, Michele Civita: “Se il progetto cambia, bisognerà richiedere una nuova valutazione tecnica e un nuovo pronunciamento del Consiglio comunale sul pubblico interesse”.

Il rischio che si ricominci tutto daccapo 

Senza dichiarazione di pubblico interesse da parte del Comune, infatti, non è possibile procedere. Rischia insomma di passare quasi un altro anno prima di tornare al punto cui era giunto il “vecchio” progetto per lo stadio a Tor di Valle.

Perché un anno? I privati dovrebbero infatti presentare una nuova proposta entro il 30 giugno, di cui poi l’amministrazione aggiudicatrice – qui sarebbero probabilmente riuniti in una nuova Conferenza dei servizi Comune di Roma Capitale, Roma Città Metropolitana, Regione Lazio, Presidenza del Consiglio e vari altri Ministeri e Autorità – dovrebbe valutare la fattibilità. A questo punto sarebbe possibile ottenere dal Comune la dichiarazione di pubblico interesse e l’ottenimento della concessione (tramite gara, se ci sono più concorrenti) entro il 31 dicembre.

Che cosa resta nel nuovo progetto dello stadio?

Ma che fine fanno le opere pubbliche nel nuovo progetto? Le affermazioni di Marino possono essere valutate solo sulla base di quanto finora dichiarato dal sindaco capitolino e dal suo entourage, nonché da alcune indiscrezioni che sono filtrate su diversi quotidiani.

Virginia Raggi, il 24 febbraio, ha scritto su Facebook: 

  • “Tre torri eliminate;
  • cubature dimezzate, addirittura il 60% in meno per la parte relativa al Business Park;
  • abbiamo elevato gli standard di costruzione a classe A4, la più alta al mondo;
  • mettiamo in sicurezza il quartiere di Decima che non sarà più soggetto ad allagamenti;
  • realizzeremo una stazione nuova per la ferrovia Roma-Lido”.

In prima battuta, sembra quindi che Marino abbia torto là dove sostiene che “tutte” le opere di interesse pubblico volute dalla precedente amministrazione vengano cancellate. La messa in sicurezza del fosso di Vallerano, un canale affluente del Tevere, era e resta condizione necessaria per avere la dichiarazione di pubblico interesse, e avrà come effetto indiretto il miglioramento del rischio idrogeologico dei quartieri di Decima e Torrino. Sarebbe stato impossibile per la Raggi cancellare tale opera senza cancellare lo stadio.

Viene poi mantenuta la costruzione di una nuova stazione ferroviaria, oltre al rifacimento di quella esistente a Tor di Valle e la linea Roma-Lido dovrebbe essere potenziata. Su quest’ultimo punto, però, c’è ancora confusione: secondo indiscrezioni pubblicate dal Fatto Quotidiano i nuovi treni finanziati dalla costruzione dello stadio potrebbero scendere “da 15 a una manciata”.

Cosa invece non c'è più nel progetto

Spariscono invece i tre grattacieli disegnati dal celebre studio Libeskind, che potrebbero essere sostituiti, a quanto pare, da 18 edifici di 7 piani, e viene ridotta notevolmente la cubatura del progetto (da circa 1 milione a meno di 500 mila metri cubi), a discapito soprattutto del Business Park che dovrebbe essere ridotto del 60%.

Quanto alle altre opere pubbliche, il nuovo accordo prevede che alcune possano essere realizzate dopo il termine dei lavori per lo stadio, tra cui il ponte pedonale che collegherebbe lo stadio con la Roma-Fiumicino dall'altro lato del fiume, e di quello carrabile sul fiume che unirebbe l’autostrada Roma-Fiumicino con la via del Mare. Dovrebbe invece saltare del tutto il prolungamento della metropolitana B fino a Tor di Valle, cosa che ha suscitato già diverse proteste.

Sulle dimensioni del parco – l’“area pubblica” prevista in precedenza era di 141,5 ettaridi cui quasi 90 di verde: anche più degli 80 ettari di Villa Borghese, citata da Marino – alla luce del dimezzamento della cubatura complessiva dell’impianto è possibile una sua riduzione ma, come premesso, al momento mancano gli elementi per poterlo affermare.

I 250 milioni citati da Marino

Secondo quanto ha pubblicato l’Associazione Carte in regola, in base al progetto presentato il 30 maggio 2016, alle opere pubbliche collegate allo stadio erano destinati nel complesso 445,1 milioni di euro, di cui 57,1 per la progettazione.

Del totale, 266 milioni riguardavano “opere a compensazione”, in particolare:

  • l’asse di collegamento Ostiense-A91,
  • il ponte carrabile sul Tevere e viadotto di approccio,
  • lo svincolo autostradale Roma-Fiumicino,
  • la messa in sicurezza di via Ostiense e sua riunificazione con via del Mare,
  • il ponte ciclopedonale Magliana,
  • la stazione Tor di Valle con ponte,
  • la metro B e
  • la messa in sicurezza del fosso di Vallerano.

Visto che la messa in sicurezza del fosso di Vallerano dovrebbe pesare per 10 milioni sul totale, e che anche il resto dovrebbe essere molto ridimensionato – lasciando con certezza una nuova stazione ferroviaria, un aumento dei convogli sulla linea e forse la sistemazione e riunificazione di via Ostiense – il numero citato da Marino potrebbe non essere troppo lontano dalla realtà.

Altri 154 milioni poi erano stanziati per “opere a standard”: 

  • parcheggi a raso,
  • multipiano,
  • circolazione interna,
  • passerella pedonale,
  • verde pubblico e
  • sistema smaltimento acque idrovore

 che potrebbero ora essere ridotte in considerazione del dimezzamento della cubatura dell’intero progetto. Un giudizio definitivo sarà possibile solo quando sarà approvato il nuovo progetto. Su cui, oltretutto, pende l’incognita della decisione del MiBact sul possibile vincolo artistico per l’Ippodromo di Tor di Valle.