Quanto si stanno sciogliendo i ghiacciai?

L'ultimo allarme arriva dall'astronauta Luca Parmitano, che durante la sua missione ha potuto constatare "profondi e drammatici cambiamenti". Andiamo ad analizzarli, numeri alla mano

scioglimento ghiacciai

Il 29 luglio l’astronauta italiano Luca Parmitano, che da una settimana circa si trova nella Stazione spaziale internazionale, ha lanciato un grido d’allarme contro il riscaldamento globale. Tra le altre cose, Parmitano ha affermato: "I deserti avanzano e i ghiacciai si sciolgono: sono passati appena sei anni dalla mia prima missione (Volare), ma è bastato affacciarmi alla “cupola” per constatare profondi e drammatici cambiamenti".

Ma qual è la situazione in concreto? Quanto si sono sciolti i ghiacciai negli ultimi decenni?

Il ghiaccio sulla Terra

Per fortuna, non si tratta certamente di un tema su cui scarseggiano i dati. Il National Snow and Ice Data Center (Nsidc), centro di raccolta dati sui ghiacci che fa parte dell’Università del Colorado, riporta ad esempio una serie di fatti e cifre sulla situazione attuale.

Oggi sono 15 milioni i chilometri quadrati coperti dai ghiacci sulla Terra, circa il 10% delle terre emerse. Questa massa di ghiaccio racchiude il 69% dell’acqua dolce del pianeta e - se si sciogliesse integralmente - il livello del mare salirebbe di 70 metri.

Il grosso di questa massa di ghiaccio - si legge in uno studio accademico del 2018 in proposito - si trova nello strato glaciale (ice sheet) che ricopre l’Antartide e la Groenlandia. Se questo si sciogliesse integralmente, potrebbe essere responsabile di un innalzamento dei mari fino a 58,3 (Antartide) e 7,4 metri (Groenlandia). Gli altri ghiacciai, quelli di montagna per intenderci, sono molto più piccoli e potenzialmente responsabili di “appena” 41 cm di innalzamento dei mari.

Come ha spiegato un team di scienziati guidati dall’Università di Zurigo in un articolo pubblicato ad aprile 2019 su Nature, proprio lo scioglimento dei ghiacciai di montagna è responsabile di circa il 30% dell’innalzamento del livello dei mari nel periodo 1961-2016, quando si sono sciolti 9.625 miliardi di tonnellate di ghiaccio.

Abbiamo contattato per avere qualche chiarimento Daniele Cat Berro, ricercatore presso la Società Meteorologica Italiana, il quale ci ha spiegato che «lo scioglimento dei ghiacciai di montagna, negli anni recenti, è l’elemento che ha contribuito maggiormente all’innalzamento del livello dei mari, poco più dello scioglimento dei ghiacci in Groenlandia. Ognuno di questi due elementi ha causato un innalzamento di circa un millimetro all’anno dei mari, mentre lo scioglimento dei ghiacci dell’Antartide e l’innalzamento della temperatura degli oceani [aumentando la temperatura di un liquido ne aumenta anche il volume n.d.r.] per circa 1,5 millimetri».

Dal punto di vista storico, tra il XIV secolo e la metà del XVIII secolo si è avuta una “piccola glaciazione”, quando l’abbassamento delle temperature portò ad un avanzamento dei ghiacciai in diverse aree del mondo.

Nel XX secolo la temperatura ha tuttavia cominciato a salire in misura preoccupante e, come riporta l’osservatorio della Nasa sul cambiamento climatico, quasi certamente per colpa dell’uomo. «Il 97 per cento o più degli scienziati climatici che pubblicano attivamente studi - scrive la Nasa - sono d’accordo: la tendenza di riscaldamento globale dell’ultimo secolo è estremamente probabile che dipenda dall’attività umana».

Secondo Cat Berro, «è pacifico per tutti gli esperti della materia che il riscaldamento degli ultimi decenni in particolare dipenda dall’uomo. Se fosse per la sola attività solare, negli ultimi anni avremmo dovuto assistere addirittura ad un abbassamento delle temperature. Invece sono in costante aumento».

Il fenomeno è dunque reale, recente e causato quasi certamente dall’uomo. Vediamo quindi quanto ghiaccio abbiamo perso finora e con quali effetti.

La situazione sta peggiorando

Lo scioglimento dei ghiacciai di montagna ha avuto negli ultimi anni un ritmo di 335 miliardi di tonnellate perse ogni anno.

A queste possiamo aggiungere  - come riporta la Nasa - quasi 300 miliardi di tonnellate perse ogni anno dallo strato glaciale della Groenlandia e quasi 130 miliardi da quello dell’Antartide. E il ritmo di scioglimento si sta facendo sempre più rapido.

A livello generale, l’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change, che fa parte delle Nazioni Unite) riporta che negli ultimi decenni «c’è un generale declino in tutti i componenti della criosfera [tutta l’acqua allo stato solido presente sul pianeta, n.d.r.]».

Cominciamo da un componente di cui finora non abbiamo parlato, ma che è molto importante per l’ecosistema e che rischia di avere un ruolo drammatico di fronte al riscaldamento globale: il permafrost.

Il permafrost è roccia o terreno che rimane sempre ghiacciato, ed è stato interessato da un aumento di circa due gradi centigradi dal 1980 (+0,3 gradi nel solo decennio 2007-2016), perdendo in spessore circa 90 cm in media. Il disgelo del permafrost è considerato molto pericoloso, in quanto capace di liberare nell’atmosfera gas serra che al momento sono invece intrappolati nel suolo ghiacciato e dunque di aumentare ulteriormente le temperature del pianeta in una sorta di circolo vizioso.

Anche la superficie coperta da neve è in costante diminuzione dal 1967. Lo scioglimento dei ghiacciai di montagna - come detto - è il maggiore responsabile (relativo) dell’innalzamento dei mari e con un ritmo che è cresciuto significativamente nel periodo 2005-2009 rispetto al periodo 1993-2009.

L’estensione del “ghiaccio di mare” - cioè l’acqua dell’oceano che si trasforma in ghiaccio al Polo Nord - è poi diminuita dal 1979 del 3,8% ogni decennio, e lo spessore del ghiaccio artico pluriennale (cioè non di quello che ogni anno si forma e si scioglie) nello stesso periodo è diminuito del 13,5% a decade.

Infine, come detto, lo scioglimento degli strati glaciali di Antartide e Groenlandia ha accelerato il ritmo negli ultimi anni.

«Lo scioglimento dei ghiacciai di montagna - conclude Cat Perro - è sicuramente l’elemento più appariscente e visibile del riscaldamento globale. Noi spesso facciamo vedere proprio foto delle Alpi di cento anni fa e di oggi, per far capire quanto possa essere forte l’impatto di un aumento di temperatura di “appena” due gradi».

Conclusione

Il riscaldamento globale, che secondo la quasi totalità degli scienziati dipende quasi certamente dal fattore umano, sta portando a un deterioramento generale della criosfera del pianeta.

Il permafrost, i ghiacci del Polo Nord, gli strati di ghiaccio di Antartide e Groenlandia, la superficie coperta da neve: tutti questi ambienti sono interessati, e danneggiati, dall’aumento delle temperature. I ghiacciai di montagna tuttavia sono quelli che al momento stanno maggiormente contribuendo - col loro scioglimento - all’innalzamento del livello dei mari (al netto del fenomeno per cui, aumentando la temperatura dell’acqua degli oceani, ne aumenta anche il volume).

Dal 1961 al 2016 sono state perse quasi 10 miliardi di tonnellate di ghiaccio dei ghiacciai, con un ritmo crescente negli ultimi anni.

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