Si può sostenere, come fa Salvini, che l'annessione alla Russia della Crimea è legittima?

Abbiamo controllato le dichiarazioni del ministero dell'Interno al Washington Post, alla luce di quello che dice il diritto internazionale

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 (Afp)
 Matteo Salvini

Intervistato dal Washington Post lo scorso 19 luglio, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha parlato anche dell’annessione alla Russia della Crimea.

Alla domanda dell’intervistatrice: “Lei ha detto che la Russia aveva il diritto di annettersi la Crimea?”, Salvini ha risposto indirettamente: “C’è stato un referendum”, ha detto, e ha poi difeso la legittimità di quella consultazione – davanti alle perplessità della giornalista, che faceva notare come fosse stata una consultazione fittizia e viziata.

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Ha accusato invece “potenze straniere” di aver finanziato la “pseudo-rivoluzione” ucraina. Salvini ha poi aggiunto che “ci sono zone storicamente russe, con culture e tradizioni russe, che legittimamente appartengono alla Federazione Russa”.

La legittimità del referendum è un argomento estremamente complesso. Proviamo a dare il quadro più chiaro e completo possibile da un punto di vista storico e normativo, da cui comunque risulta che la posizione di Salvini è per lo meno assai discutibile.

L’annessione della Crimea

In estrema sintesi, la Crimea – penisola che si allunga nel Mar Nero – è stata annessa dalla Russia tra febbraio e marzo 2014, subito dopo la Rivoluzione ucraina che aveva cacciato il presidente filo-russo, democraticamente eletto, Viktor Yanukovich.

A scatenare le proteste, in origine, era stata la decisione di Yanukovich di interrompere i negoziati in corso con la Ue che stavano portando Kiev ad avvicinarsi a Bruxelles.

Il 27 febbraio truppe russe senza segni di riconoscimento (i famosi “omini verdi”)  presero il controllo del Parlamento della Crimea e dei siti strategici della penisola, consentendo la nascita di un’amministrazione filo-russa della regione guidata da Sergey Valeryevich Aksyonov.

Il 16 marzo, mentre la Crimea era dunque occupata da truppe russe, si è tenuto un referendum  per l’annessione alla Federazione Russa, dove i “sì” hanno vinto con quasi il 97% dei voti. Il 18 marzo Putin ufficializzò l’annessione e la creazione di due nuove province all’interno della Federazione Russa.

Breve storia della Crimea

Tralasciamo le epoche più antiche, quando la Crimea fu colonizzata dai greci, conquistata poi dai romani, contesa tra russi, bizantini e mongoli e partiamo da quando nasce il Khanato di Crimea, verso la fine del XV secolo, per mano di un discendente di Gengis Khan, Hacı I Giray. Rimasto indipendente per oltre tre secoli, dopo diversi anni di interferenze russe, il Khanato venne annesso all’Impero russo da Caterina la Grande nel 1783.

Da allora è rimasta alla Russia, prima imperiale e poi sovietica, attraversando momenti drammatici come la guerra civile prima e le deportazioni staliniane poi, fino al 19 febbraio 1954.

In quella data infatti il Presidio del Soviet Supremo emanò un decreto che trasferiva la Crimea dall’Urss alla Repubblica sovietica socialista d’Ucraina. Secondo le ricostruzioni storiche, il trasferimento fu voluto in particolare da Krushev, all’epoca Primo segretario del Partito Comunista dell'Unione Sovietica, nato a pochi chilometri dal confine ucraino e profondamente legato a quel Paese.

Dal 1954 fino al 2014 la Crimea è rimasta parte incontestata dell’Ucraina.

Il diritto internazionale

La questione sulla legittimità dell’annessione della Crimea del 2014, da un punto di vista del diritto internazionale, è molto complessa. Per prima cosa bisogna sottolineare come nel diritto internazionale la prima fonte sia la consuetudine, quindi se una certa prassi viene ripetuta in modo costante nel tempo dalla generalità degli Stati, convinti di agire correttamente, questa diventa legale.

Questo, al momento, non sembra essere il caso dell’annessione della Crimea, come vedremo meglio più avanti.

Guardando poi ai trattati, che sono la seconda fonte più importante del diritto internazionale, l’annessione della Crimea sembra in particolare scontrarsi con l’articolo 2 comma 4 della Carte delle Nazioni Unite, che recita: “I Membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite”.

Ma non solo. L’annessione della Crimea pare contraria anche a quanto previsto dal Memorandum di Budapest del 1994. Questo è un accordo tra Russia, Ucraina, Bielorussia, Kazakhstan, Stati Uniti e Regno Unito, in cui le ex repubbliche sovietiche rinunciavano al proprio arsenale nucleare e in cambio ottenevano alcune garanzie. In particolare all’Ucraina (punto 2 del memorandum) veniva garantito l’impegno da parte di Russia, Usa e Regno Unito “a evitare qualsiasi minaccia o uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica dell’Ucraina”.

La posizione russa – espressa ancora di recente dal ministro degli Esteri Lavrov – tuttavia è che Mosca non abbia violato il Memorandum, e che anzi sia stata Kiev a violarlo.

In un’altra dichiarazione Lavrov ha ribadito  che Mosca rispetta l’integrità territoriale dell’Ucraina, di cui la Crimea non fa più parte dopo il referendum (un’affermazione comunque criticabile se si considera il perdurare delle ostilità nel Donbass, regione orientale dell’Ucraina, in cui Mosca è coinvolta e sostiene i separatisti).

Ma lo strumento del referendum non può essere considerato di per sé sufficiente a mutare i confini geografici di un Paese. Molto dipende dalle modalità. Per fare un esempio estremo, anche l’Anschluss (cioè l’annessione dell’Austria alla Germania nazista) fu approvato (The guardian) con un referendum il 10 aprile 1938. Peccato il Paese fosse stato occupato dalle truppe di Hitler un mese prima. I “sì” vinsero col 99,7%.

La posizione degli organismi internazionali

Al di là della posizione del Cremlino, diverse organizzazioni internazionali hanno condannato l’annessione della Crimea.

In particolare l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato, il 27 marzo 2014, la Risoluzione 68/262, intitolata “Integrità territoriale dell’Ucraina” e sostenuta da 100 Stati. Qui si ribadisce l’impegno per il rispetto dell’integrità territoriale dell’Ucraine, la non validità e l’inefficacia del referendum sull’indipendenza della Crimea del 16 marzo 2014.

I voti contrari sono stati appena undici (Armenia, Bielorussia, Bolivia, Cuba, Corea del Nord, Nicaragua, Russia, Sudan, Siria, Venezuela e Zimbabwe) e gli astenuti 58. Dunque si può dire che l’annessione non abbia il sostegno della generalità degli Stati, anzi il contrario.

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu, dove Mosca ha – al pari di Washington, Londra, Parigi e Pechino – il potere di veto, non ha invece preso provvedimenti.

L’Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) in conseguenza dell’occupazione russa della Crimea aveva comunicato, il 13 marzo 2014, la sospensione del percorso – iniziato nel 2007 – che avrebbe dovuto portare all’ingresso di Mosca nell’organizzazione.

L’Unione europea, che è parte in causa nella questione, ha reagito duramente all’annessione della Crimea e ha imposto alla Russia una serie di sanzioni economiche, prorogate ancora di recente 

Le zone “storicamente, per culture e tradizioni” altrui

La parte più errata del ragionamento che fa Salvini è quella in cui il leader leghista sostiene che se una certa zona è storicamente russa, ha tradizioni e cultura russa, allora appartiene legittimamente alla Russia.

Questo assunto come abbiamo già visto è contraddetto dalla stessa Carta delle Nazioni Unite, che tutela l’integrità territoriale degli Stati. Ma non solo. Se applicato in concreto avrebbe effetti notevoli per moltissimi Stati, tra cui anche il nostro.

Si pensi all’Alto Adige, per secoli parte del Tirolo e dell’Austria, dove abitano popolazioni che hanno tradizioni e culture tipicamente di lingua tedesca. È chiaro che se un domani – magari dopo un evento traumatico come l’uscita dell’Italia dall’euro – i partiti filo-austriaci dell’Alto Adige chiedessero aiuto all’Austria, e questa invadesse la provincia di Bolzano, e poi facesse ratificare l’annessione in un referendum mentre ancora occupa militarmente il territorio italiano, la situazione sarebbe tutt’altro che pacifica.

Ugualmente problematica è l’applicazione, in senso assoluto, di quel principio nei Balcani, in Centro-Asia, in Medio Oriente, in Africa, e via dicendo.

Conclusione

L’annessione della Crimea alla Federazione Russa, sia in base alla consuetudine che in base ai trattati internazionali, non sembra legittima. Una risoluzione dell’Onu conferma poi l’illegittimità dell’annessione e del referendum che l’ha sancita.

Il referendum oltretutto, come abbiamo visto, non è uno strumento di per sé sufficiente a determinare una modifica legittima dei confini territoriali degli Stati.

Infine il principio per cui un Paese può vantare pretese territoriali su aree abitate da popolazioni affini alla propria per cultura e tradizione, e storicamente appartenute al proprio territorio, è tutt’altro che pacifico.

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