Renzi esagera un po' sui costi delle proposte elettorali di Berlusconi

Reddito di dignità, pensioni minime a mille euro, flat tax e no tax area costeranno davvero 157 miliardi?

Renzi esagera un po' sui costi delle proposte elettorali di Berlusconi

Alle soglie del nuovo anno e dello scioglimento delle Camere, il clima da campagna elettorale in vista delle prossime elezioni politiche è sempre più caldo. Matteo Renzi, che in un’intervista a La Stampa del 28 dicembre aveva detto di aver “fatto i calcoli delle ultime tre proposte elettorali di Berlusconi: siamo già oltre 150 miliardi”, ha poi specificato sul suo profilo Facebook che “Berlusconi e Salvini propongono reddito di dignità a mille euro per tutti, pensioni minime a mille euro per tutti, flat tax al 20% e no tax area fino a 13mila euro. Costo totale: circa 157 miliardi di euro. Ripeto: 157 miliardi di euro”.

Renzi non precisa come abbia effettuato quei calcoli. Ci abbiamo provato noi. Qualche difficoltà viene dal fatto che Berlusconi non è molto chiaro sui dettagli, ma il segretario del PD sembra aver ragione, almeno per l’ordine di grandezza delle spese (o mancate entrate) previste. La parte del leone, comunque, la fa una sola misura delle tre proposte.

Il reddito di dignità

Partiamo dall’ultima proposta di Silvio Berlusconi: il “reddito di dignità”. Il leader di Forza Italia ha detto in un’intervista a R101 di voler garantire 1.000 euro al mese a chiunque sia sotto quella soglia di guadagno, quella che “Milton Friedman chiamava imposta negativa sul reddito”. Secondo Luigi Di Maio del Movimento 5 Stelle “è un modo gentile per dire che ci hanno copiato il reddito di cittadinanza, ma senza ammetterlo”.

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La differenza rispetto alla proposta del M5s sta nella cifra: i Cinque stelle parlano di 780 euro al mese come soglia minima, mentre Berlusconi appunto di 1.000 euro. Ci eravamo già occupati della proposta del M5s in questa analisi: l’Istat aveva calcolato nel suo Rapporto annuale 2014 che il costo di una operazione simile si aggirerebbe sui 15,5 miliardi di euro.

L’istituto di statistica aveva detto in quell’occasione che se invece il reddito da 780 euro fosse erogato ai singoli individui, senza tener conto del reddito familiare, il costo per le casse dello Stato sarebbe di 90 miliardi. E questo sempre tenendo in considerazione i 780 euro come soglia.

Il M5s ha già precisato che, per quanto li riguarda, bisogna tenere in considerazione anche il reddito familiare, mentre Berlusconi non ha ancora specificato nulla.

In ogni caso, per calcolare il costo della proposta di Berlusconi andrebbero aggiunti i soldi da erogare a tutte quelle persone che guadagnano più di 780 euro ma meno di 1.000.

Si può fare una stima generica: quando, nel 2013, l’attuale presidente dell’Inps Tito Boeri aveva calcolato l’impatto sulle casse dello Stato di un reddito minimo a 500 euro, esso venne stimato in 8-10 miliardi. Insomma, l’ordine di grandezza per manovre di questo genere è di miliardi di euro: 8-10 miliardi per 500 euro di reddito minimo, 15,5 miliardi per 780 euro. Per un “reddito di dignità” da 1.000 euro si potrebbe arrivare a una cifra intorno ai 20 miliardi, tenendo in considerazione i calcoli più prudenti.

Si potrebbe aggiungere che spesso Berlusconi ha parlato di uno stipendio di 1.000 euro per le casalinghe (in Italia, secondo l’Istat, queste sono in totale 7 milioni e 338mila e “poco più della metà delle casalinghe non ha mai svolto attività lavorativa retribuita nel corso della vita”), ma Renzi non lo cita.

Le pensioni minime

Altra proposta di Berlusconi è alzare la soglia delle pensioni minime a 1.000 euro. Le pensioni minime sono un suo cavallo di battaglia: ci eravamo già occupati dell’errore commesso dal leader di Forza Italia quando sostiene di aver alzato in passato le pensioni minime a un milione di lire per oltre un milione e 800mila italiani.

Quanto alla proposta più recente, i mille euro di minima, Berlusconi cita Renato Brunetta secondo cui il costo sarebbe pari a 7 miliardi di euro (qui al min. 41’30”). Il Foglio invece riporta un calcolo di 20 miliardi di euro all’anno e questo “utilizzando l’ipotesi più conservativa”.

Come scrive l’Osservatorio sulle pensioni dell’Inps, in Italia sono 13.107.705 le pensioni al di sotto dei 1.000 euro e di queste “solo 5.106.486 beneficiano di prestazioni legate a requisiti reddituali bassi, quali integrazione al minimo, maggiorazioni sociali, pensioni e assegni sociali e pensioni di invalidità civile”.

In realtà questi oltre 13 milioni di pensioni non corrispondono ad altrettante persone, perché esistono pensionati che percepiscono più di un emolumento. Oggi il diritto di ricevere l’integrazione al minimo non spetta indistintamente a tutte le pensioni al di sotto di una certa soglia: influiscono vari fattori, come il numero di componenti del nucleo famigliare, che determinano chi ne possa beneficiare. Per dare un’idea del costo per le casse dello Stato, nel 2011 la spesa per le pensioni minime era pari a 42,64 miliardi di euro lordi.

Berlusconi non chiarisce se voglia aumentare tutte le pensioni al di sotto di quella cifra e neppure quali sarebbero i parametri per ottenere l’aumento. Se però interpretiamo le sue parole alla lettera, bisogna parlare di tutte le pensioni al di sotto dei 1.000 euro.

Con un calcolo approssimativo, e valutando solo il costo di un ricalcolo netto della pensione, per aumentare le quasi 4,7 milioni di pensioni sotto ai 500 euro bisognerebbe spendere oltre 2,35 miliardi di euro (con aumento di 500 euro), per aumentare i quasi 6,7 milioni di pensioni tra i 500 e i 750 euro bisognerebbe spendere altri 2,5 miliardi di euro circa (considerando un aumento medio di 380 euro) e per aumentare le 1,7 milioni di pensioni tra i 750 e i 1.000 euro il costo sarebbe di oltre 200 milioni (con aumento medio di 125 euro). Il totale sarebbe quindi pari a circa 8 miliardi di euro netti.

I 7 miliardi che Berlusconi riporta come costo per aumentare le pensioni minime a 1.000 euro sembrano insomma un po’ inferiori alle necessità: il nostro calcolo dà un totale di oltre 8 miliardi netti. In un articolo del novembre scorso sul Foglio proprio sul costo del programma di Berlusconi, si parlava invece di un totale di 20 miliardi lordi.

Ci sono infatti le tasse: l’Irpef sulle pensioni più basse è al 23%, a cui si aggiungono le addizionali locali, per cui si può considerare che il lordo sia circa del 30% superiore al netto - anche se, nel caso dell’Irpef, si tratta di soldi che in larga parte ritornano allo Stato. In conclusione, basandoci sui nostri calcoli prudenziali, l’impatto (lordo) di una norma simile potrebbe essere tra i 10 e i 15 miliardi.

La flat tax e la no tax area

Pensioni minime e reddito di dignità, insomma, potrebbero costare “solo” una trentina di miliardi (al netto dei dubbi che abbiamo detto). La gran parte del costo delle proposte economiche di Forza Italia viene infatti dalla flat tax.

La flat tax è la proposta di Forza Italia - e della Lega - di introdurre una tassa ad aliquota unica sia per le persone sia per le aziende. I due alleati non sono ancora d’accordo sull’imposta da introdurre, perché Matteo Salvini la pone al 15%, mentre Berlusconi al 23%. Peraltro Brunetta parla di 15-20% (Cartabianca, min. 4’10”) e nella proposta di Forza Italia dello scorso aprile la cifra era del 22,8%. Invece lo stesso Berlusconi aveva parlato di una sola aliquota al 20% nel dicembre 2014.

Renzi, parlando dell’idea di Berlusconi, ha scritto di una “flat tax al 20%”. Inoltre il leader Pd ha anche ricordato l’intenzione forzista di introdurre una “no tax area fino a 13mila euro”, cioè la totale detassazione per tutti coloro che guadagnano meno di 13mila euro all’anno (in realtà anche in questo caso Brunetta e Berlusconi non sembrano ancora del tutto allineati, perché il primo sempre a Cartabianca ha parlato di 8-12mila euro).

Nel 2014, LaVoce.info aveva fatto una previsione dei costi proprio sulla base dei requisiti allora fissati da Forza Italia: una flat tax al 20% con no tax area fino a 13mila euro. Il calcolo risultante era di un impatto per l’erario pari a 95,4 miliardi in mancate entrate.

Secondo il progetto di Forza Italia, questi soldi sarebbero coperti dalle maggiori entrate legate all’emersione dell’evasione: il partito di Berlusconi sostiene che la metà di quanto oggi viene evaso in Italia potrebbe invece essere dichiarato grazie alla flat tax, che incentiverebbe i cittadini evasori a essere più onesti.

Come ricordava LaVoce.info, “al momento la stima prevalente indica una cifra variabile tra i 200 e i 230 miliardi di capitali evasi che sfuggono al fisco”. Nell’analisi si aggiunge anche che “se, ottimisticamente, tutti i 230 miliardi emergessero alla dogana di Lugano e lo Stato italiano potesse dunque tassarli al 20 o al 15 per cento con una maggiorazione, potrebbe arrivare a incassare un massimo di 50 miliardi”. Forza Italia reputa possibile recuperare la metà dell’evaso: questo significherebbe trovare coperture per 25 su 95,4 miliardi.

Conclusione

Renzi sostiene che le proposte di Berlusconi  su “reddito di dignità a mille euro per tutti, pensioni minime a mille euro per tutti, flat tax al 20% e no tax area fino a 13mila euro” abbiano un costo totale per le casse dello Stato di “circa 157 miliardi di euro”. Non possiamo sapere da dove il segretario del Pd abbia ricavato questa cifra, anche perché non la suddivide per voce di spesa, ma secondo quanto siamo riusciti a valutare noi è un poco esagerata ma nell’ordine di grandezza corretto.

Il reddito di dignità a 1.000 euro avrebbe un costo stimabile in 20 miliardi di euro, ma molto dipende da come verrebbe distribuito, se tenendo conto del reddito familiare o meno: nel secondo caso, il costo potrebbe lievitare fino a oltre 90 miliardi.

Il costo delle pensioni minime a 1.000 euro è il più difficile da stimare: il nostro calcolo è di oltre 8 miliardi netti, comunque superiore ai 7 miliardi lordi riportati da Berlusconi, mentre Il Foglio parla di 20 miliardi di euro. Molto dipende da quali pensioni verrebbero alzate e come, ma possiamo considerare realistico un costo tra i 10 e i 15 miliardi.

La parte del leone la fa la flat tax (con no tax area fino a 13 mila euro), che peserebbe per oltre 95 miliardi in mancate entrate.

Il totale si può stimare intorno ai 130 miliardi di euro, con parecchia incertezza e tenendo conto delle stime più prudenti. Oltre 20 miliardi di euro in meno di quanto sostenuto da Renzi - che dà oltretutto le sue cifre per sicure - ma il nostro è un calcolo per difetto, mentre è lecito aspettarsi che il segretario del PD abbia usato stime più abbondanti.

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