La Lombardia sarebbe la terza regione per numero di redditi di cittadinanza?

Abbiamo controllato le dichiarazioni del ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio, alla luce dei dati Istat 

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 (Agf)
 Luigi Di Maio

Intervistato a margine dell’incontro con i lavoratori Honeywell il 15 dicembre, il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha dichiarato: “La terza regione che prenderà il reddito di cittadinanza, per numeri, sarà la Lombardia”.

Si tratta di una previsione realistica. Andiamo a vedere i dettagli.

Il reddito di cittadinanza: a che punto siamo

Come abbiamo ricostruito di recente, sui dettagli del cosiddetto “reddito di cittadinanza” regna ancora l’incertezza. Nella manovra ancora non ce n’è traccia e, a causa della trattativa in corso tra governo e Commissione europea sull’entità del deficit che potrà fare l’Italia nel 2019, non è ancora chiaro a quanto ammonteranno le risorse destinate a questa misura e quanti saranno i beneficiari.

Inoltre, come scritto già nel Documento programmatico di bilancio, i dettagli sull’applicazione del reddito di cittadinanza saranno contenuti in un apposito disegno di legge e in un successivo decreto, che però non sono stati ancora pubblicati.

Ma possiamo vedere come stanno le cose in base ai presupposti, per dir così, teorici del provvedimento, da molto tempo al centro dell’offerta politica del M5s.

Chi ne dovrebbe beneficiare?

Secondo quanto scritto nel Documento programmatico di bilancio, che è la fonte ufficiale più recente che affronti l’argomento, il reddito di cittadinanza “garantisce il raggiungimento, anche tramite integrazione, di un reddito annuo calcolato in base dell’indicatore di povertà relativa dell’UE”.

Dovrebbero riceverlo “i maggiorenni residenti in Italia da almeno cinque anni disoccupati o inoccupati (inclusi pensionati)” che si trovano al di sotto della soglia di povertà relativa: dunque non solo i cittadini italiani ma anche stranieri, come abbiamo visto in passato.

Secondo il rapporto Istat più recente sulla povertà in Italia, relativo al 2017, le persone che vivono al di sotto della soglia di povertà relativa – e che dunque dovrebbero avere teoricamente diritto al reddito di cittadinanza – sono 9,368 milioni.

Ma lo stesso governo, nel Documento programmatico di bilancio, prevede come effetto del provvedimento una “diminuzione di 2,2 milioni di poveri, deprivati materialmente o appartenenti a famiglie a bassa intensità di lavoro”. I beneficiari attesi sono dunque molti meno del totale massimo.

I poveri in Lombardia e in Italia

La Lombardia, con più di 10 milioni di residenti, è di stacco la regione più popolosa d’Italia*. Qui risiede infatti un sesto della popolazione residente complessiva del Paese (60.483.973 individui, al primo gennaio 2018).

Per quanto riguarda la povertà relativa**, la Lombardia è la quinta regione con la percentuale di incidenza più bassa, con l’8% degli individui residenti che si trovano in questa condizione (dati riferiti al 2017). Hanno un dato più basso solamente la Toscana (7,7%), il Trentino-Alto Adige (7,4%), la Val d’Aosta (6,7%), l’Emilia-Romagna (5,6%).

Ma, proprio a causa della popolosità della regione, la bassa percentuale si traduce in un numero assoluto significativo: 800 mila persone circa.

Hanno numeri più alti la Sicilia, con 1,7 milioni di poveri relativi (il 33,9% dei 5 milioni di residenti), la Campania, con 1,6 milioni di poveri relativi (il 27,5% dei 5,8 milioni di residenti), la Puglia, con un milione di poveri relativi (il 24,9% dei 4 milioni di residenti).

Le altre regioni popolose, come Lazio, Piemonte e Veneto, pur avendo percentuali di individui in povertà relativa superiori o simili a quella lombarda in numeri assoluti ne hanno meno. La loro popolazione residente è infatti circa la metà di quella della Lombardia.

D’altro canto, le regioni che hanno percentuali di poveri relativi molto alte, come ad esempio la Calabria che ne ha il 38,8%, hanno una popolazione residente nettamente inferiore a quella lombarda (nell’esempio della Calabria, 1,96 milioni di individui). Dunque il numero di poveri relativi, in questo caso 760 mila, è comunque inferiore a quello della Lombardia.

*Percorso: Popolazione e famiglie > Popolazione > Popolazione residente al 1° gennaio > Italia, regioni, province

**Percorso: Condizioni economiche delle famiglie e diseguaglianze > Povertà > Povertà nuove serie > Individui poveri – regione di residenza

Margini di incertezza

Partendo da questi dati, la Lombardia risulterebbe probabilmente la quarta beneficiaria per numero di redditi di cittadinanza erogati (dopo Sicilia, Campania e Puglia). Ma i criteri aggiuntivi che il governo potrebbe aggiungere oltre al reddito, come ad esempio le proprietà di mobili e immobili - il principale motivo di incertezza per le stime del costo del provvedimento - rendono la classifica non definitiva.

Fino a quando non saranno pubblicati i testi di legge con i dettagli applicativi di questa misura resteranno inevitabilmente dei margini di incertezza.

Conclusione

In assenza delle leggi relative, stabilire quanti saranno i beneficiari del reddito di cittadinanza e in quali regioni risiedano è complicato. Ma considerando i dati sulla popolazione residente e sull’incidenza della povertà relativa, la previsione di Luigi Di Maio sembra leggermente imprecisa ma realistica.

Di Maio parla di terzo posto, ma per numero di poveri la Lombardia è quarta. Pur essendo una delle regioni con la percentuale di povertà più basse d’Italia, è di gran lunga la più popolosa. In valore assoluto, quindi, i poveri relativi che vi risiedono sono 800 mila, il quarto dato più alto del Paese, dietro a Sicilia, Campania e Puglia.



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