Il reddito di cittadinanza ha gli stessi numeri del reddito di inclusione?

Secondo il deputato del Partito democratico, Luigi Marattin, gli effetti del reddito di cittadinanza non sarebbero diversi dalla misura precedente, il reddito di inclusione. Abbiamo verificato

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Maria Laura Antonelli / AGF 
Luigi Marattin

Il 25 giugno, il deputato del Partito democratico Luigi Marattin ha criticato i risultati fin qui ottenuti dal reddito di cittadinanza (Rdc), che non sarebbero significativamente diversi da quelli ottenuti dal reddito di inclusione (Rei), introdotto dal precedente governo. Secondo Marattin: "Il Rei arrivava a 1,3 milioni di persone", mentre "il Rdc – ad oggi – a 1,4 milioni".

Inoltre, aggiunge il deputato "le politiche attive sono totalmente al palo: le regioni non hanno neanche mai ricevuto gli elenchi dei beneficiari". Ma è davvero così? Che cosa dicono i numeri? Abbiamo verificato.

Il Reddito di inclusione

Il decreto legislativo n. 147 del 15 settembre 2017 – quando a capo del governo c’era Paolo Gentiloni, del Pd – ha istituito a partire dal 1° gennaio 2018 il cosiddetto - reddito di inclusione - inteso come "misura nazionale unica di contrasto alla povertà". 

Il Rei ha così sostituito il precedente Sostegno per l’inclusione attiva (Sia) – nato nel 2015 – e l’Assegno di disoccupazione (Asdi) – introdotto nel 2015. Sulla base di alcuni requisiti legati, tra le altre cose, al reddito e alla composizione del nucleo familiare, ai cittadini che avevano accesso al Rei lo Stato garantiva un sostegno economico.

Nel caso di una singola persona, il beneficio massimo mensile non poteva superare i 187,50 euro che salivano a un massimo di circa 540 euro per i nuclei familiari con sei o più componenti.

Oltre alle erogazioni economiche, il Rei era composto anche da un progetto personalizzato di inclusione lavorativa: se la situazione di povertà era esclusivamente legata alla mancanza di lavoro, era necessario sottoscrivere una sorta di patto per accedere a varie misure di politica attiva del lavoro, sulla base di alcune norme previste dal Jobs Act del governo Renzi.

Il Reddito di cittadinanza

Dal 1° marzo 2019 il reddito di inclusione è stato sostituito da quello di cittadinanza, che sarebbe però più corretto chiamare “reddito minimo garantito” o “indennità di disoccupazione”.

Per finanziare questa misura, la legge di Bilancio per il 2019 ha stanziato oltre 23 miliardi di euro tra quest’anno e il 2021 – rispetto ai circa 2,5 miliardi di euro per il 2019 del Rei – mentre i dettagli del funzionamento sono stati stabiliti con il decreto-legge del 17 gennaio 2019, convertito il 28 marzo scorso. Come spiega il sito del governo, il reddito di cittadinanza "è una misura di politica attiva del lavoro e di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all'esclusione sociale".

Si tratta in sostanza di un sostegno economico a integrazione dei redditi famigliari, anche in questo caso vincolato a requisiti sull’età, i redditi e il possesso di beni. Il massimo mensile è di 780 euro per i nuclei familiari con un solo componente: 500 euro di integrazione al reddito, 280 euro come aiuto per pagare l’affitto. 

Per le famiglie con quattro adulti (o tre adulti e due minori), di cui una non autosufficiente, il sostegno può arrivare a un massimo di 1.100 euro mensili, senza contare il contributo per l’affitto. Il beneficio prende il nome di “pensione di cittadinanza” se il nucleo familiare è composto da uno o più componenti di età con 67 – o più – anni.

Per ricevere il reddito di cittadinanza è necessario rispettare alcune condizioni: per esempio, i beneficiari devono sottoscrivere un “Patto per il lavoro” con i centri per l’impiego, prendere parte a corsi di formazione e accettare uno dei primi tre lavori (sulla base di alcuni criteri di congruità) che gli saranno offerti.

Il numero dei beneficiari delle due misure

 

Reddito di inclusione

A fine 2017, alla presentazione del Rei, il governo di allora stimava che nella prima fase di applicazione della misura il bacino di beneficiari sarebbe stato di 1,8 milioni di persone e 500 mila nuclei familiari.

Grazie alla legge di Bilancio per il 2018, secondo le intenzioni del governo, la platea si sarebbe dovuta ampliare, raggiungendo oltre 700 mila famiglie, per un totale di 2,5 milioni di persone.

Ma questi numeri sono stati rispettati? Il 31 gennaio 2019, l’Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps) ha pubblicato i dati sull’erogazione del Rei relativi al 2018. Lo scorso anno, in totale sono stati erogati benefici economici oltre a 462 mila nuclei familiari, raggiungendo quasi 1 milione e 330 mila persone. Dati più bassi, dunque, rispetto alle prime previsioni e in linea con quanto detto da Marattin.

Reddito di cittadinanza

Un discorso analogo vale per il reddito di cittadinanza, su cui sono stati dati diversi numeri negli scorsi mesi. Come abbiamo spiegato in una precedente analisi, infatti, a febbraio 2019 il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro Luigi Di Maio aveva detto che i beneficiari del reddito di cittadinanza sarebbero stati circa 5 milioni di individui, per un totale di 1 milione e 700 mila famiglie.

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SILVIA LORE / NURPHOTO
 Luigi Di Maio

Più prudenti erano stati invece i calcoli dell’Inps e dell’Istat, che avevano stimato una platea di beneficiari rispettivamente di 2 milioni e 400 mila individui (1 milione e 200 mila famiglie) e 2 milioni e 708 mila individui (1 milione e 308 mila famiglie).

I dati più aggiornati sul numero effettivo dei beneficiari sono stati pubblicati il 6 giugno 2019 dall’Inps, secondo cui al 31 maggio 2019 le domande di reddito di cittadinanza presentate erano oltre 1 milione e 252 mila. A inizio maggio scorso, il presidente dell’Inps Pasquale Tridico aveva annunciato che entro il 2019 «si arriverà a 1,3 milioni».

Delle circa 960 mila domande elaborate tra marzo e aprile, ne sono state accolte 674 mila, con un tasso di rifiuto del 26 per cento.

L’Inps non dice a quanti individui corrispondono le 674 mila domande accettate e avanzate da singoli nuclei familiari, ma se utilizziamo l’equivalenza riscontrata in precedenza con il Rei (in media 2,8 individui per nucleo familiare) si tratterebbe di circa un milione e 800 mila singoli beneficiari per il reddito di cittadinanza.

Ad aprile 2019, il presidente Tridico aveva riportato stime più ottimistiche, dicendo che a 900 mila domande di nuclei familiari sarebbero corrisposti 2,7 milioni di individui. Con questa equivalenza, al 31 maggio i 674 mila nuclei familiari beneficiari effettivi corrisponderebbero a circa 2 milioni di cittadini. In entrambi i casi siamo ben al di sopra del 1,4 milioni citato da Marattin.

La differenza di importo

Infine, come abbiamo visto sopra, una differenza tra Rei e Rdc è l’importo che il beneficiario può potenzialmente ottenere. In termini effettivi, l’importo medio mensile del Rei erogato nel 2018 è stato pari a quasi 296 euro, mentre quello del reddito di cittadinanza è di 540 euro (210 euro per le pensioni di cittadinanza).

Secondo un’analisi pubblicata il 25 giugno dal Sole 24 Ore, il 37 per cento degli attuali destinatari del Rdc percepiva già il Rei: oltre 248 mila nuclei familiari su gli oltre 670 mila beneficiari del Rdc. Come già detto, i due benefici non si cumulano: il reddito di cittadinanza ha sostituito il reddito di inclusione.

Tiriamo le somme

Secondo i dati dell’Inps, nel 2018 i singoli beneficiari del Rei sono stati oltre 1 milione e 300 mila, in linea con quanto detto da Marattin.

Per quanto riguarda il Rdc, dopo due mesi di entrata in vigore non abbiamo a disposizione cifre esatte sul numero dei singoli beneficiari: sulla base degli oltre 670 mila nuclei famigliari che stanno percependo il Rdc, il numero dei singoli varia da meno di 1,8 milioni a circa 2 milioni (in base alle stime più ottimistiche dell’Inps).

E le politiche attive per il lavoro?

Come abbiamo visto, il reddito di cittadinanza è stato pensato dal governo Conte per favorire i cittadini disoccupati a inserirsi (o rientrare) nel mondo del lavoro. Ma come siamo messi su questo fronte? Siamo fermi, di fatto, come dice Marattin?

Facciamo chiarezza, andando con ordine.

Come abbiamo spiegato con il nostro progetto Traccia il Contratto, la riforma dei centri per l’impiego ideata da M5s e Lega è soltanto agli inizi. Con la legge di Bilancio 2019 è stato previsto un primo stanziamento di circa 2 miliardi di euro  per potenziare i centri per l’impiego nei prossimi due anni. Successivamente, con la conversione in legge del decreto sul reddito di cittadinanza, si è passati a uno stanziamento dimezzato, di circa 900 milioni di euro.

Il governo ha anche previsto 11.600 tra assunzioni e stabilizzazioni, sul triennio 2019-2021, per rinforzare i centri per l’impiego. Ma un emendamento al Decreto Crescita ha fatto slittare a fine agosto il completamento delle procedure per dare il via a parte delle assunzioni, con i bandi che sono ancora al vaglio della Corte dei conti.

Il 24 giugno 2019, l’Anpal Servizi ha invece pubblicato l’elenco dei 2.980 vincitori del concorso per diventare navigator, ossia i tutor che orienteranno il disoccupato che percepisce il reddito di cittadinanza nella ricerca di un impiego. Questa cifra è di molto inferiore a quella promessa a dicembre 2018 da Di Maio, che parlando per la prima volta di navigator aveva annunciato 10 mila assunzioni.

Nel complesso, dunque, si può dire che il sistema dei tutor non è ancora entrato in funzione. Un altro problema, come ha rilevato Il Sole 24 Ore lo scorso 24 giugno, è che ai centri per l’impiego non sono ancora arrivati gli elenchi dei beneficiari del reddito di cittadinanza, ossia quelli che per legge sono ritenuti “occupabili” e che devono impegnarsi nella ricerca attiva di un lavoro.

Anpal ha precisato che a breve sarà pienamente operativo il meccanismo con cui saranno contattati i beneficiari del reddito di cittadinanza per sottoscrivere il cosiddetto “Patto di lavoro” e iniziare il processo di reinserimento nel mondo del lavoro.

Infine, un’altra criticità riguarda la piena realizzazione di quanto previsto dal cosiddetto “decretone” sul reddito di cittadinanza, che conteneva, secondo i dati di Openpolis, 17 decreti attuativi. Quest’ultimi sono provvedimenti necessari per rendere effettive tutte le disposizioni contenute nella norma del governo. A maggio 2019, dei decreti attuativi relativi al reddito di cittadinanza non ne era stato adottato ancora nessuno.

Conclusione

Secondo il deputato del Pd Luigi Marattin, il reddito di cittadinanza sta avendo risultati peggiori del previsto, con numeri simili al reddito di inclusione, che, tra le altre cose, prevedeva un beneficio economico inferiore e per una platea più ristretta di individui.

I numeri dei singoli beneficiari del Rei dello scorso anno sono stati circa 1 milione e 330 mila nel primo caso, mentre quelli del reddito di cittadinanza – sulla base di stime fondate sulle domande accettate in questi primi mesi – a fine maggio 2019 risultavano essere tra gli 1,8 milioni e circa 2 milioni.

Per quanto riguarda i nuclei familiari, su cui invece abbiamo dati ufficiali, quelli beneficiari del Rei sono stati oltre 462 mila, mentre le domande approvate per il reddito di cittadinanza a fine maggio scorso erano superiori: oltre 670 mila. Su questo punto, quindi, Marattin è impreciso.

Ha invece ragione quando dice che i provvedimenti del reddito di cittadinanza legati alle politiche attive di ricerca del lavoro sono ancora alle prime fasi: i vincitori del concorso per i navigator sono stati appena annunciati, mentre l’Anpal non ha ancora avviato il meccanismo per chiamare i beneficiari del reddito di cittadinanza e iniziare il processo di reinserimento nel mondo del lavoro.



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