Quanti sono davvero gli investimenti nelle periferie congelati dal governo

L'assessore di Milano all'urbanistica Pierfrancesco Maran ha denunciato su Facebook il rinvio al 2020 degli stanziamenti (già sottoscritti). La nostra verifica

Quanti sono davvero gli investimenti nelle periferie congelati dal governo
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 Il sindaco di Milano Beppe Sala e Pierfrancesco Maran

L’assessore all’urbanistica del comune di Milano, Pierfrancesco Maran, ha scritto su Facebook l’8 agosto che “nel dl Milleproroghe il Governo ha rinviato tutti i 2,1 miliardi stanziati dal Governo Renzi per le periferie al 2020, nonostante si trattasse di interventi con convenzioni già sottoscritte”.

Si tratta di un’affermazione che contiene diverse imprecisioni, ma sostanzialmente corretta.

Il piano periferie

Il “piano periferie” o, nel lungo nome ufficiale, “Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia”, era nato con il governo Renzi, che lo aveva inserito nella legge di bilancio per il 2016 (art. 1 co. 974-978).

Il programma era “finalizzato alla realizzazione di interventi urgenti per la rigenerazione delle aree urbane degradate”. Gli enti coinvolti avrebbero dovuto inviare i progetti di riqualificazione alla Presidenza del Consiglio, che li avrebbe esaminati ed eventualmente approvati.

Il programma è proseguito anche durante il governo Gentiloni, che lo ha confermato con la legge di bilancio per il 2017 (art. 1 co. 141) e finanziato ulteriormente con il decreto del Presidente del Consiglio del 29 maggio 2017.

Alla fine del programma, erano stati approvati 120 progetti, per un costo complessivo per lo Stato di 2,06 miliardi di euro. A marzo 2017 erano stati approvati i primi 24 e ad aprile 2018 gli altri 96.

I 2,06 miliardi sono stati stanziati in tre tranche: la prima, da 500 milioni, con la legge di bilancio per il 2016 (art. 1 co. 978); la seconda, da 800 milioni, con il decreto del Presidente del Consiglio del 29 maggio 2017 (art. 1: tre annualità da 270, 270 e 260 milioni); la terza, da 761 milioni, con delibera del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) del 7 agosto 2017.

Il dl Milleproroghe

Che cosa è successo con il nuovo governo? Il Senato ha approvato il 6 agosto l’emendamento 13.2 in sede di conversione del decreto legge “Proroghe” (il cosiddetto “Milleproroghe”), che dispone (art. 1 co. 1 bis): “L'efficacia delle convenzioni concluse sulla base di quanto disposto ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 maggio 2017, nonché delle delibere del Cipe n. 2 del 3 marzo 2017 e n. 72 del 7 agosto 2017, adottate ai sensi dell'articolo 1, comma 141, della legge n. 232 del 2016, è differita all’anno 2020”.

Al di là del legalese, quello che importa è il rinvio di un anno. Dunque è vero che fondi stanziati dai governi di centrosinistra pe le periferie vengano rinviati al 2020. Ma non si tratta di “tutti i 2,1 miliardi stanziati dal governo Renzi”, come afferma Maran. Per due motivi.

In primo luogo i 2,1 miliardi non sono stati stanziati dal solo governo Renzi ma, come abbiamo visto, soprattutto dal governo Gentiloni (che comunque ha continuato l’operato del precedente).

In secondo luogo, l’emendamento non interviene sui 500 milioni stanziati dalla legge di Bilancio per il 2016 (quella targata peraltro proprio governo Renzi), e dunque i miliardi “sottratti” alle periferie ammontano a 1,6. Cifra confermata anche dal presidente dell’Anci (l’associazione dei comuni italiani) Antonio Decaro, che infatti collega la polemica a 96 progetti: dei 120 totali, 24 non vengono interessati dal rinvio. Il primo comma dell’emendamento infatti fa salvi i progetti “individuati con i decreti adottati anteriormente alla data del 18 aprile 2018”.

Che fine fanno i soldi che dovevano andare quest’anno alle periferie, allora? Le risorse che vengono così liberate (1,6 miliardi) vengono assegnate in parte (1,03 miliardi di euro), dall’art. 1 co. quater dell’emendamento, a un “fondo” di nuova istituzione “da utilizzare per favorire gli investimenti delle città metropolitane, delle province e dei comuni”.

Secondo quanto ha spiegato a Repubblica il sottosegretario all’Economia Massimo Garavaglia (Lega), “Con il Milleproroghe i soldi vengono dati a tutti i comuni e non solo a pochi. Sono poi i comuni che potranno decidere come spenderli secondo il principio dell'autonomia”.

Al momento è impossibile verificare l’attendibilità di quanto dichiarato da Garavaglia, poiché – come ci hanno spiegato dall’Anci – il nuovo fondo di fatto ancora non esiste e per quanto riguarda le risorse che sono state sottratte alle periferie non c’è alcuna garanzia che verranno poi effettivamente ripartite tra i comuni né alcuna informazione sul come. Per avere maggiori certezze si dovrà quindi attendere la prossima legge di bilancio.

La votazione

L’emendamento 13.2 ha ricevuto il parere favorevole del governo, per bocca del relatore Stefano Borghesi (Lega), ed è stato approvato con i voti della maggioranza Lega-M5S. Ma non solo.

L’emendamento è stato infatti votato all’unanimità: su 271 senatori presenti hanno votato a favore in 270 (tutti tranne la presidente Casellati, che si è astenuta per via del suo ruolo), inclusi quelli del Partito Democratico e delle altre opposizioni.

Dall’ufficio di presidenza del Pd hanno giustificato l’accaduto scrivendo in una nota che “Il testo del controverso emendamento al mille proroghe è particolarmente involuto, soprattutto nel passaggio relativo al bando delle periferie. Formalmente assegna nuove risorse ai comuni, seppure di gran lunga inferiori a quelle erogate dai governi del Pd. Sempre formalmente, si propone anche l’obiettivo di dare più tempo ai comuni per completare i progetti. Per questi motivi, tutta l’Aula lo ha votato, comprese le opposizioni”.

“Se il governo ha invece intenzioni truffaldine – prosegue il comunicato - faremo di tutto per cambiare il provvedimento in Parlamento e nel Paese. Il Pd, con i suoi governi ha approvato il bando delle Periferie, che sta riqualificando tante aree delle città e che non può essere in nessun modo prosciugato”.

Più che una svista quella del Pd sembra quindi essere una scelta basata, forse, su una interpretazione troppo ottimistica della norma, a cui pare infatti siano seguiti dubbi e ripensamenti dopo la protesta degli amministratori locali.

Conclusione

Maran ha ragione nel sostenere che con il dl Milleproroghe la maggioranza di governo abbia rinviato al 2020 diversi progetti, già approvati e finanziati, relativi alle periferie delle città italiane.

Ma è impreciso nel quantificare i miliardi coinvolti dal rinvio: non 2,1 ma 1,6, anche considerato che non tutti i 120 progetti approvati vengono bloccati, ma “solo” 96.

Altre due imprecisioni minori riguardano poi la paternità dei fondi stanziati dai precedenti governi al piano periferie, che non spetta al solo Renzi ma anche a Gentiloni, e la responsabilità dell’approvazione dell’emendamento: è vero che sia in primo luogo attribuibile al governo (che ha dato parere favorevole) e alla maggioranza (senza i cui voti non sarebbe stato approvato), ma non si può non notare che la votazione ha visto il voto unanime anche di tutte le opposizioni.

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Nel dl Milleproroghe il Governo ha rinviato tutti i 2,1 miliardi stanziati dal Governo Renzi per le periferie al 2020, nonostante si trattasse di interventi con convenzioni già sottoscritte
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mercoledì 8 agosto 2018

 

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