Omicidi, femminicidi e delitto d’onore: come è messa l'Italia?

Secondo il cardinale Gianfranco Ravasi il livello di omicidi nel nostro Paese è tra i più bassi del mondo. Abbiamo verificato

Omicidi, femminicidi e delitto d’onore: come è messa l'Italia?
 (Afp)

Il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la cultura, ha dichiarato il 19 ottobre, parlando di violenza sulle donne in un’intervista con La Stampa: “Il livello di omicidi in Italia è tra i più bassi del mondo, ma è tra i più alti, invece, il livello dei femminicidi [...]. Ricordiamoci poi che solo negli anni Ottanta in Italia è stato abolito il delitto d’onore”.

L’alto prelato ha sostanzialmente ragione, a proposito dei tre dati che ricorda.

Omicidi, femminicidi e delitto d’onore: come è messa l'Italia?

Il tasso di omicidi, un confronto internazionale

Per quanto riguarda gli omicidi, Ravasi ha sostanzialmente ragione. Possiamo fare un confronto internazionale basandoci sui dati raccolti dal UNODC, l'Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine, qui scaricabili (Homicide counts and rates (2000-2015)).

La definizione di omicidio dell’UNODC è “morte inflitta contro la legge e volontariamente da un essere umano a un altro essere umano”. Sono dunque comprese anche le morti in seguito a gravi lesioni e quelle per attentati terroristici.

Non sono compresi invece i morti in guerra, chi viene ucciso per legittima difesa, i suicidi, chi riceve eutanasia, le vittime di omicidi preterintenzionali. Non tutti i Paesi che forniscono i dati all’UNODC rispettano questa definizione, dunque sono possibili leggere imprecisioni nel confronto.

Nel 2015, ultimo dato disponibile, in Italia il tasso di omicidi ogni 100 mila persone è stato di 0,78. In numero assoluto si tratta di 469 reati di omicidio denunciati (dato confermato anche dall’Istat). Si tratta di un minimo storico, che arriva dopo anni di calo costante.

Nel mondo – sempre in base a un rapporto dell’UNODC del 2013 – il tasso è stato di 6,2 ogni 100 mila persone. Nelle Americhe, il continente più violento, di 16,3/100.000, in Africa 12,5/100.000, in Europa 3/100.000, come in Oceania, e in Asia di 2,9/100.000.

Dunque sicuramente l’Italia è nel gruppo di Paesi che hanno un tasso più basso a livello mondiale. Se guardiamo all’Europa, però, ci sono diversi Stati che fanno meglio di noi (dati 2015): Polonia (0,74), Repubblica Ceca (0,75), Irlanda (0,64, in picchiata rispetto al 1,11 del 2014 e del 2013), Norvegia (0,56 nel 2014, ultimo dato disponibile), Spagna (0,66) e Austria (0,51).

Fanno peggio, invece, tutti gli altri grandi Stati europei: Francia (1,58), Germania (0,85) e Regno Unito (0,92, nel 2014). In numeri assoluti parliamo di 1.017 omicidi in Francia (bisogna però considerare che il 2015 è stato l’anno degli attentati terroristici di Charlie Hebdo, Bataclan e ristoranti: l’anno prima erano stati 792), di 682 omicidi in Germania e 594 in Uk.

Alcuni Paesi extra-europei fanno meglio dell’Italia, soprattutto in Asia orientale (dati 2014), come ad esempio la Cina (0,74), il Giappone (0,31), la Corea del Sud (0,74) e l’Indonesia (0,50).

A livello generale resta comunque vero che l’Italia sia tra i Paesi col tasso di omicidi tra i più bassi al mondo. L’UNOCD considera il tasso “basso” se inferiore a 3/100.000 e l’Italia fa addirittura parte del gruppo che sta sotto 1/100.000.

I femminicidi

Anche per quanto riguarda la questione dei femminicidi possiamo ricorrerei ai dati – sempre qui scaricabili, aggiornati al 2015 o all’anno più recente – dell’UNOCD (Percentage of male and female intentional homicide victims, by country/territory (2000-2015); Male and female homicide victims killed by IPFM (2005-2012)).

In Italia la percentuale di vittime femminili sul totale degli omicidi – come abbiamo detto, comunque molto basso rispetto al resto del mondo – è del 30%.

A livello mondiale, secondo il rapporto UNOCD già citato, la percentuale è del 21%, significativamente più bassa. A livello europeo si arriva al 28%, un dato più vicino ma comunque inferiore.

Inoltre di queste vittime, a livello globale “solo” il 47% è vittima del proprio partner o di un familiare (volendo considerare questa variabile), mentre in Italia è ben il 73,3% del totale.

Facciamo un confronto con altri Stati europei grandi e medio-grandi.

In Germania, dove il tasso di omicidi è poco più alto di quello italiano, le vittime femminili sono il 48% del totale ma “solo” il 50,1% di queste è vittima del partner o di un familiare.

In Spagna, dove invece il tasso di omicidi è poco più basso, le vittime femminili sono il 40% del totale e di queste il 58,1% è vittima del partner o di un familiare.

Nel Regno Unito, che ha un tasso di omicidi più alto dell’Italia, le vittime femminili sono il 35% del totale e di queste è vittima del partner o di un familiare il 67,5%.

Dunque si può concludere che in Italia le vittime femminili siano numericamente poche, grazie al basso tasso di omicidi.

Allo stesso tempo, però, sono una percentuale significativa – poco più alta della media europea e nettamente più alta di quella globale – del totale. Ancora più problematico, le vittime femminili del partner o di un familiare sono quasi i tre quarti.

Negli altri grandi Stati europei la percentuale di vittime femminili è più alta. Ma la quota di quelle uccise da partner o familiari non è altrettanto elevata.

Possiamo quindi dire che Ravasi sia impreciso.

Il delitto d’onore

Sul delitto d’onore, il cardinale Ravasi ha ragione.

Fino agli anni ‘80 era prevista dall’ordinamento penale italiano (articolo 587 c.p.) una pena ridotta, rispetto all’omicidio semplice, per chi “cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell'atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d'ira determinato dall'offesa recata all'onor suo o della famiglia” e per chi, nelle stesse circostanze, “cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella”.

I colpevoli di “delitto d’onore” rischiavano infatti la reclusione da tre a sette anni, mentre l’omicidio semplice (art. 575 c.p.) era ed è punito con la reclusione “non inferiore ad anni ventuno”. Il massimo della pena per il delitto d’onore, insomma, era solo un terzo del minimo della pena per omicidio semplice.

Tale norma fu abolita – insieme ad altre sul matrimonio riparatore (art. 544 c.p.), per cui se lo stupratore sposava la stuprata il reato di stupro si estingueva e cessava l’esecuzione dell’eventuale condanna già in atto, e sull’abbandono di neonato a causa d’onore (art. 592 c.p.) – dalla legge 5 agosto 1981, n. 442.

Conclusione

Ravasi ha sicuramente ragione sul delitto d’onore. È poi vero che l’Italia abbia un tasso di omicidi tra i più bassi al mondo. Più sfumato il giudizio sulla questione femminicidi: complice il tasso di omicidi molto basso, è vero che le donne italiane corrono in assoluto un rischio nettamente più basso rispetto a quelle che vivono in molti altri Paesi.

Tuttavia è vero che la percentuale di vittime femminili sul totale sia più alta in Italia che nel mondo e in Europa (in media, non rispetto agli altri grandi Paesi europei), e che tra queste la percentuale di quelle uccise dal partner o da familiari sia significativamente maggiore rispetto anche agli altri grandi Stati europei.

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