La nomina di Paolo Savona alla Consob è illegittima?

La testata online del Pd ha mosso 4 obiezioni sull'incarico dell'economista e ministro per gli Affari europei come presidente della Commissione nazionale per le società e la Borsa. Le abbiamo verificate

La nomina di Paolo Savona alla Consob è illegittima?
Afp 
Paolo Savona

Il 5 febbraio il Consiglio dei ministri ha nominato Paolo Savona, già ministro per gli Affari europei che cederà ora l’incarico al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nuovo presidente della Consob (Commissione nazionale per le società e la Borsa), cioè l’ente autonomo di controllo della Borsa italiana.

Democratica, la testata online del Pd, ha riassunto le critiche di carattere giuridico sollevate dai Democratici nei confronti di questa nomina, che sono sostanzialmente quattro. Andiamo a vederle e poi cerchiamo di capire quanto siano fondate.

Le possibili cause di illegittimità secondo il Pd

La prima causa di possibile illegittimità sollevata dai Democratici è la violazione della legge istitutiva della Consob, la 216/1974. Qui infatti si prescrive (art. 1 co.2) che “la Commissione è composta da un presidente e da quattro membri, scelti tra persone di specifica e comprovata competenza ed esperienza e di indiscussa moralità e indipendenza”.

Il problema per Savona sarebbe proprio l’indipendenza, visto che fino al giorno della nomina è stato membro del governo che poi lo ha nominato.

La seconda causa di illegittimità sarebbe la violazione del d.l. 90/2014 (la cosiddetta “legge Madia”), che dispone (art. 6) un divieto per le pubbliche amministrazioni di “conferire (…) incarichi dirigenziali o direttivi” a “soggetti già lavoratori privati o pubblici collocati in quiescenza”, cioè in pensione. Savona, che ha 82 anni, incorrerebbe dunque in questo divieto.

È possibile fare eccezione a questo divieto per incarichi gratuiti e di durata non superiore a un anno, ma non sarebbe comunque questo il caso della presidenza della Consob, che dura sette anni e non è gratuito.

La terza causa è un possibile conflitto d’interessi. Savona è infatti ancora socio di Euklid, un fondo speculativo con sede a Londra del quale era presidente fino a poco prima della nomina a ministro.

Quarta e ultima causa è la violazione della legge 215/2004  (la cosiddetta “legge Frattini”) che (art. 2 co. 40) stabilisce l’incompatibilità tra il “ricoprire cariche o uffici o svolgere altre funzioni comunque denominate in enti di diritto pubblico, anche economici” e l’aver ricoperto nei 12 mesi precedenti una carica di governo.

Ma queste critiche sono fondate? Proviamo a capirlo.

La fondatezza delle critiche

La prima critica non sembra particolarmente solida, se guardiamo ai precedenti. La Consob infatti è stata guidata anche in passato da ex membri del governo.

Limitandoci ai tre predecessori di Savona, due di loro avevano ricoperto incarichi governativi. Lamberto Cardia (mandato 2003-2010) era stato segretario del Consiglio dei ministri durante il governo Dini. Giuseppe Vegas (mandato 2010-2018) addirittura era, proprio come Savona, membro di un governo (Berlusconi IV, in cui ricopriva la carica di viceministro dell’Economia) fino al giorno prima della sua nomina alla Consob.

La seconda critica potrebbe essere fondata ma, secondo il quanto riporta ad esempio il Post , il governo avrebbe risposto che la legge Madia non si applica al presidente della Consob, essendo questa una nomina governativa e non un semplice “incarico dirigenziale” in una pubblica amministrazione.

La terza critica è poco plausibile, in quanto Euklid  ricade sotto la vigilanza delle autorità britanniche e non italiane, e dunque non sembra possibile ipotizzare un conflitto di interessi.

La quarta critica parrebbe invece di nuovo abbastanza fondata, ma anche in questo caso i precedenti sembrano convalidare la scelta del governo. Anche Giuseppe Vegas infatti, come abbiamo visto, è passato dall’esecutivo alla Consob senza aspettare un anno di tempo e la sua nomina non è mai stata dichiarata illegittima o revocata.

Secondo l’interpretazione del governo, di nuovo riportata dal Post, il divieto della legge Frattini sarebbe limitato all’ipotesi in cui l’ente economico presso cui l’ex membro del governo viene nominato si occupi di questioni che erano di competenza della carica ricoperta nell’esecutivo. Visto che gli Affari europei, di cui si occupava Savona, non hanno a che vedere col mandato della Consob, l’incompatibilità dunque non dovrebbe esserci.

Infine, secondo quanto riporta Repubblica, il governo avrebbe risposto a questa obiezione rispolverando un parere giuridico chiesto dal governo Gentiloni al docente e avvocato Andrea Zoppini sulla possibilità di nominare l’allora ministro per la Coesione territoriale Claudio De Vincenti alla presidenza dell'Autorità per l'Energia. Zoppini aveva elaborato un parere favorevole, anche se poi la nomina di De Vincenti non si concretizzò.

Conclusione

Ci sono diverse critiche alla legittimità della nomina di Paolo Savona a presidente della Consob. Ma la mancanza di indipendenza per un membro del governo, così come il fatto che non siano passati dodici mesi tra l’incarico governativo e quello alla Consob - come prescrive la legge Frattini - sono problematiche che in passato non hanno impedito a Giuseppe Vegas di ricoprire l’incarico per l’intera durata del mandato.

Il ruolo di socio di Savona nel fondo Euklid non dovrebbe poi porre alcun problema, considerato che la società è soggetta alla vigilanza delle autorità inglesi e non italiane.

La critica dunque che maggiormente sembra poter risultare fondata è quella che fa perno sulla legge Madia e sulla condizione di pensionato di Savona. Qui bisognerà capire se sia fondata o meno la tesi del governo che distingue tra nomina governativa e incarico dirigenziale.

In ogni caso, per avere certezze su questi punti, si dovrà aspettare un eventuale pronunciamento da parte della magistratura.

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