Ma il programma elettorale del Pd ha la copertura finanziaria?

Battaglia di numeri tra due docenti della Bocconi. Per scoprire se i conti fatti dal partito democratico tornano o no

Ma il programma elettorale del Pd ha la copertura finanziaria? 
 Aleandro Biagianti / AGF
 La squadra del Pd il giorno della presentazione del programma elettorale. Con Matteo Renzi, Lucia Annibali e Tommaso Nannicini

E' guerra di cifre e di fact-checking tra economisti della Bocconi sul costo del programma del Pd. Dopo che su Repubblica l'editorialista - economista e docente alla Bocconi - Roberto Perotti ha contestato come privo di coperture finanziarie il programma del Pd, un altro professore della Bocconi (e candidato Pd) Tommaso Nannicini, ha replicato illustrando nel dettaglio la tenuta dei conti.

Secondo i calcoli di Perotti, "la somma dei costi è di almeno 56,4 miliardi (oltre il 3 per cento del pil), di cui 39,7 miliardi di maggiori spese e 16,7 miliardi di minori tasse. A questa cifra bisogna però aggiungere svariati ma imprecisati miliardi da ben trenta voci di maggiori spese e cinque voci di minori entrate, la cui quantificazione è impossibile in assenza di  dettagli. Inoltre, il programma del Pd non indica coperture".

La risposta

A Tommaso Nannicini, estensore del programma elettorale del Pd, il calcolo fatto da Repubblica non è sembrato corretto, pur non essendo "esorbitante rispetto alla fiera delle promesse a ruota libera delle altre forze politiche". Le stime di Nannicini e del Pd "si collocano intorno a 35 miliardi di euro per i prossimi 5 anni" e per questo i conti di Perotti sono sbagliati, cosi come "scorretto" è "affermare che il programma non ha coperture". "Perotti stima in 12 miliardi il costo della riduzione strutturale del cuneo contributivo sul lavoro stabile" scrive Nannicini, "ma la nostra proposta di riduzione di un punto all'anno per 4 anni riguarda i contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti (post Jobs act). Il costo è di 290 milioni per il primo anno e raggiunge 1,8 miliardi solo dopo 10 anni".

La controreplica

Perotti, tirato in causa, conferma tutto: "il programma del Pd costa a regime almeno 56 miliardi (...) perché nel programma ci sono 35 voci di maggiori spese (come la sanità, treni, bus, alta velocità, etc.) o minori entrate di cui non ho tenuto conto perché non sono cifrabili in assenza di dettagli, ma che potrebbero aggiungere molti miliardi ai 56 che ho calcolato".

L'economista entra nel dettaglio: "la riduzione dei contributi sociali sui lavori a tempo indeterminato, il cui costo stimo in 12 miliardi e il Pd (nella lettera di Nannicini, ma non nel programma, che non dà cifre) in 290 milioni il primo anno e 1,8 miliardi dopo 10 anni. Le mie stime dei costi dei programmi elettorali sono "a regime", perché gli elettori devono sapere le conseguenze di lungo periodo del loro voto. È vero che la riduzione dei contributi sociali si applica solo ai contratti a tutele crescenti, ma a regime tutti i contratti saranno così. Non solo: già oggi i contratti a tutele crescenti sono probabilmente quasi 4 milioni, ciò che di per sé rende i numeri del Pd non credibili. Quindi confermo la mia stima: almeno 12 miliardi e probabilmente molti di più". Fino a concludere, laconico: "i miei conti tornano, quelli del Pd no".



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