I missili della Corea del Nord possono davvero colpire gli Usa?

Quali altri vettori ha a sua disposizione Pyongyang e che minaccia rappresentano per Washington e i suoi alleati?

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Il 24 luglio la Corea del Nord, secondo quanto riportano le autorità della Corea del Sud, ha lanciato due missili balistici a corto raggio dalla penisola di Hodo, vicino alla città di Wonsan (sulla costa nord-orientale coreana), verso il Mar del Giappone. Le testate sono cadute in acqua senza violare, dicono da Tokyo, la zona economica esclusiva nipponica e senza causare danni.

Immediate le reazioni di condanna da parte di Giappone e Sud Corea, mentre si attende di capire che ripercussioni potrà avere questo gesto sui colloqui tra il dittatore nordcoreano Kim Jong-un e il presidente americano Donald Trump.

L’evento ha fatto tornare di attualità una delle questioni più scottanti dal punto di vista della politica internazionale: quali sono le capacità militari della Corea del Nord? E, su questo piano, quanto è teoricamente potente l’arsenale di Pyongyang?

I missili Iskander​

Secondo diversi esperti, la Corea del Nord potrebbe avere sperimentato con il lancio più recente la propria versione dei missili balistici russi Iskander, già testati a maggio scorso. Questi sono missili a corto raggio, di cui esistono diverse versioni.

Le più evolute hanno una gittata massima di 500 km e possono trasportare un carico esplosivo di 480-700 kg (testate convenzionali e anche nucleari). I missili vengono lanciati da rampe montate su appositi camion e la possibilità di spostare facilmente il luogo del lancio rende più difficile intercettarli.

Con gli Iskander, dunque, la Corea del Nord potrebbe colpire la Corea del Sud, forse il Giappone (la versione nordcoreana parrebbe avere un raggio d’azione leggermente superiore agli originali russi) ma non gli Stati Uniti.

Quali altri vettori missilistici ha a sua disposizione la Corea del Nord, e che minaccia rappresentano per Washington e i suoi alleati?

Gli Hwasong

I vettori balistici più avanzati nell’arsenale nordcoreano sono gli Hwasong 14 e 15. Gli Hwasong 14 sono stati testati per la prima volta nel luglio 2017 e sono i primi missili balistici intercontinentali (Icbm) che Pyongyang abbia mai avuto. Hanno una gittata superiore ai 10 mila km e dunque potrebbero teoricamente arrivare a colpire la costa est e anche zone interne degli Stati Uniti, ma non Washington o la costa ovest in generale.

Sono la versione evoluta - in quanto sfruttano una propulsione a due fasi, invece che a una sola - degli Hwasong 12, missili balistici a raggio intermedio (Irbm), con una gittata massima di 4.500 km, testati a maggio 2017. Al momento si ritiene che siano ancora in fase di sviluppo, prima che venga avviata la loro produzione su larga scala.

Gli Hwasong 15, poi, sono un ulteriore sviluppo degli Hwasong 14. Sono il missile più grande e potente che la Nord Corea abbia mai testato. Testati per la prima volta a novembre 2017, hanno una gittata massima stimata di 13 mila km: sono cioè in grado di colpire, teoricamente,  l’intero territorio degli Stati Uniti.

Dopo il lancio di novembre 2017 sono circolati dei dubbi sul fatto che la testata avesse un peso “realistico” o se fosse, in parte o del tutto, vuota: in questo secondo caso il raggio d’azione del missile sarebbe aumentato. Ci sono poi anche dubbi sulla capacità del missile di rientrare in atmosfera senza subire danni che ne compromettano l’operatività.

Ma secondo diversi analisti questi problemi sono destinati a essere risolti in poco tempo, nell’ambito del programma nucleare nordcoreano.

Più sostanziale è la questione se la Corea del Nord abbia già raggiunto o meno la capacità di miniaturizzare le testate atomiche per poterle collocare all’interno dei missili intercontinentali. Secondo fonti di intelligence americana, la risposta era “sì” già a fine 2017, ma sicurezze ancora non ce ne sono.

Colpire in tutto il mondo?

Secondo gli esperti, la Corea del Nord produce uranio arricchito e plutonio che possono essere usati per la costruzione di ordigni atomici. Il test nucleare di settembre 2017 testimonierebbe poi la possibilità per Pyongyang di costruire bombe all’idrogeno con una potenza fino a 200 kilotoni (la bomba di Hiroshima ne aveva una di circa 15 kilotoni).

Resta da verificare, come anticipato, se la tecnologia in possesso della Corea del Nord sia sufficiente a miniaturizzare gli ordigni nucleari, passaggio necessario per inserirli nella testata dei missili.

Come abbiamo visto, i vettori balistici a disposizione di Kim Jong Un consentirebbero poi teoricamente di colpire qualsiasi bersaglio nel raggio di 13 mila km, quindi anche l’intero territorio degli Stati Uniti o - per dirla con le parole dell’ex segretario alla Difesa degli Stati Uniti, James Mattis - «praticamente in tutto il mondo».

Nonostante questi elementi di preoccupazione, secondo gli analisti statunitensi i rischi per la sicurezza degli Usa sono bassi e - nonostante alcune criticità del sistema di difesa missilistica statunitense - un eventuale attacco da parte di Pyongyang verrebbe facilmente intercettato.

Un attacco non conviene

Oltre alla capacità tecnica, c’è anche la situazione geopolitica. La migliore assicurazione contro l’essere vittime di un attacco militare è la deterrenza (un discorso che sembra valere per ambedue gli attori in campo). Kim Jong Un non ha alcun interesse a utilizzare l’arsenale nucleare del suo Paese, esponendosi a una certa e devastante risposta da parte americana. Allo stesso tempo, sta diventando sempre meno plausibile che gli Stati Uniti possano attaccare la Corea del Nord senza esporre, se non se stessi, quantomeno gli alleati asiatici al rischio di una ritorsione atomica.

Anche in questo contesto si possono inquadrare gli sforzi diplomatici - ad oggi sostanzialmente infruttuosi - da parte dell’amministrazione Trump per arrivare ad un accordo con Kim Jong-un sulla gestione del dossier nucleare nordcoreano.

Conclusione

Nel recente test missilistico del 24 luglio Pyongyang pare abbia utilizzato missili a corto raggio, forse versioni modificate degli Iskander russi. Questi missili possono in teoria portare testate nucleari - di cui la Corea del Nord è provvista secondo gli esperti, anche se rimangono alcuni dubbi sulla necessaria miniaturizzazione delle testate - e colpire la Corea del Nord. Non dovrebbero invece poter colpire il Giappone né, ovviamente, gli Stati Uniti.

La Corea del Nord ha però almeno due missili balistici intercontinentali che sono in grado di colpire gli Usa, gli Hwasong 14 e 15. Anche in questo caso ci sono alcune perplessità circa le capacità - in particolare del secondo, che ha la gittata maggiore - di trasportare una testata atomica e di rientrare in atmosfera senza subire danni significativi, ma secondo gli analisti le eventuali falle ancora presenti nel programma nucleare nordcoreano dovrebbero essere risolvibili in tempi relativamente brevi.

Dunque, pur con un margine di incertezza inevitabile quando si parla di un Paese chiuso al mondo come la Corea del Nord, sembrerebbe che Pyongyang abbia probabilmente sia le testate sia i missili necessari per poter essere considerata una potenza atomica. In teoria potrebbe essere in grado di colpire anche gli Stati Uniti.

Il rischio tuttavia è considerato dagli esperti come basso. In primo luogo per ragioni tecniche: i sistemi di difesa americani dovrebbero essere in grado di intercettare qualsiasi attacco proveniente dalla Corea del Nord. In secondo luogo per ragioni strategiche: un eventuale attacco contro gli Usa porterebbe a una risposta che annienterebbe il regime di Kim Jong-un. Esattamente l’esito che il giovane dittatore nordcoreano sembra voler evitare, proprio tramite il raggiungimento dello status di potenza nucleare.

 

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